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Responsabilità medica: la criticità delle comunicazioni a cascata sui medici

A seguito della Legge Gelli molti sanitari ricevono ingiustificatamente la comunicazione dell'azienda dell'avvio di una causa per responsabilità
medici

di Valeria Zeppilli – A seguito della riforma Gelli in materia di responsabilità medica, le aziende sanitarie che ricevono la notifica di un procedimento giudiziale instaurato dai pazienti nei loro confronti sono tenute a darne comunicazione ai sanitari loro dipendenti.

Nella pratica tale obbligo si sta trasformando, però, in una miriade di comunicazioni incontrollate e irrazionali al personale, fatte per evitare il rischio (previsto in caso di omissione o ritardo nell'eseguire la comunicazione) che le azioni di rivalsa o di responsabilità amministrativa nei confronti del personale sanitario interessato divengano inammissibili.

Le comunicazioni, infatti, il più delle volte non vengono inviate solo ai medici effettivamente coinvolti nell'episodio denunciato dal paziente, ma a tutti coloro che sono in qualche modo menzionati nella cartella clinica di quest'ultimo.

E subito sorgono i dubbi: è il caso di rivolgersi a un avvocato per essere tutelati? Ci si deve rivolgere tempestivamente alla propria compagnia di assicurazione?

Il problema non è di poco conto, se solo si prova a immaginare quanto questo aspetto incida sulla quotidianità dei medici e sulla serenità necessaria all'esercizio di una professione delicata come la loro. Si tratta, insomma, di una criticità della Legge Gelli che si auspica venga superata presto in qualche modo.

Il Ddl Lorenzin

Su tale aspetto, fortunatamente, potrebbe presto incidere in senso positivo il Ddl Lorenzin (approvato ieri in via definitiva) che dovrebbe allungare il termine che le aziende sanitarie hanno per comunicare ai propri sanitari di aver ricevuto la notifica di un atto introduttivo per responsabilità medica.

Se, infatti, tale termine dovesse effettivamente passare da dieci a sessanta giorni la problematica potrebbe arginarsi, perché ci sarebbe più tempo per ricostruire il fatto denunciato e verificare quali soggetti sono effettivamente in qualche modo implicati nella vicenda portata dal paziente dinanzi al giudice. E il "panico" tra le corsie si ridurrebbe.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(23/12/2017 - Valeria Zeppilli)
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