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Entrate-Equitalia: ora il controllato è anche il controllore

L'interrogazione parlamentare sui dubbi di costituzionalità della fusione di Equitalia e Aer. La questione intanto sarà decisa dal Tar Lazio
contribuente che sceglie tra angelo e diavolo evoca accordo o meno con fisco

di Redazione - Con l'addio ad Equitalia, a riscuotere le tasse degli italiani è ora l'Aer, ossia il nuovo ente pubblico dell'Agenzia delle Entrate Riscossioni. Un ente pubblico che agisce quindi come una p.a e con poteri molto più ampi rispetto a quelli della vecchia società di riscossione, ivi compresa quella di accedere alle più disparate banche dati per pignorare i conti correnti senza passare dal tribunale.

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Ma vi sono altri aspetti che preoccupano e che sono stati oggetto dell'interrogazione a risposta in commissione (n. 5-11834 del 12 luglio) presentata dall'onorevole Walter Rizzetto (Fdi) al presidente del consiglio, al ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione.

Fusione Equitalia-Aer: i dubbi di costituzionalità

Il nuovo direttore di Aer è Ernesto Maria Ruffini, si legge nell'interrogazione, "ossia lo stesso soggetto che, fino ad oggi, ha diretto Equitalia. Ma ciò che allarma è che Ruffini è stato nominato a dirigere anche l'Agenzia delle entrate; pertanto, siccome Aer è un ente sottoposto alla vigilanza dell'Agenzia delle entrate, come stabilisce il decreto fiscale che l'ha istituita, ne consegue che controllato e controllore sono la stessa persona".

Ciò appare "evidentemente di dubbia legittimità e dà luogo ad un sistema oltremodo distorto" prosegue Rizzetto. Nello statuto di Aer si legge infatti che "i rapporti con l'Agenzia delle entrate per la condivisione delle banche dati sui contribuenti sono regolati con accordi tra le parti, sicché sarà sempre Ruffini a concludere contratti con sé stesso, da un lato «firmando le richieste» in qualità di direttore di Aer, dall'altro dando le autorizzazioni in qualità di direttore dell'Agenzia delle entrate". Altro aspetto inquietante del passaggio da poco avvenuto riguarda inoltre il personale, "che è lo stesso che prima era stato assunto in Equitalia a chiamata diretta – come sempre avviene nelle società private – e che ora transita in un ente pubblico, quale è Aer, senza un concorso che invece, per Costituzione, è necessario per l'accesso alle cariche pubbliche" evidenzia il parlamentare.

Ma si delineano, altresì, due ulteriori tipi di problemi: "il primo è quello di nomine presumibilmente illegittime perché in contrasto con la Costituzione, ossia con l'obbligo di un concorso, che, nel futuro, qualche giudice potrebbe dichiarare incostituzionali con conseguente invalidità di tutte le cartelle firmate da queste persone; il secondo è quello dei mandati processuali: infatti, Aer si costituirà in tutti i ricorsi intentati sinora contro Equitalia e a firmare il mandato agli avvocati sarà personale divenuto dirigente di un ente pubblico senza una nomina valida, senza concorso; pertanto, le procure processuali sarebbero illegittime e così anche la costituzione in giudizio di Aer. Tra l'altro, se il fisco perde la causa a pagare sono sempre i contribuenti".

Ulteriore paradosso, infine "è che passando da un soggetto privato a un ente pubblico non vi sarebbe più ragione di mantenere in vita l'aggio, ossia la percentuale sulla riscossione riconosciuta prima ad Equitalia per la sua attività; invece, questa è l'unica cosa che è rimasta come era prima".

Orbene, considerato che tali "irregolarità si vanno ad inserire nell'ambito del sistema della macchina fiscale, già danneggiato dalle note nomine illegittime per l'esercizio delle funzioni dirigenziali" si legge in conclusione nell'interrogazione, si chiede "quali iniziative di competenza intendano assumere per porre rimedio ai profili di dubbia legittimità esposti in premessa conseguenti alla costituzione di Aer e alla nomina di Ruffini come direttore dell'Agenzia delle entrate, nomina peraltro già oggetto di rilievi da parte della Corte dei conti".

Dirstat: uno scenario sconvolgente

Sul punto è intervenuta anche la Dirstat, il sindacato dei dirigenti e direttivi della P.A. con una nota a firma del vicesegretario generale Pietro Paolo Boiano. "L'interrogazione parlamentare dell'on.le Rizzetto pone in evidenza l'inadeguatezza del potere legislativo. Infatti la fusione Equitalia riscossione ente pubblico economico con l'Agenzia delle Entrate ente pubblico non economico presenta innumerevoli criticità al punto che la Corte dei Conti ha rinviato il decreto di nomina al Mef con fondati rilievi". Non solo. "Sconvolgente è lo scenario tra gli addetti ai lavori in considerazione della diversa posizione giuridico-economica (contratto di lavoro privato per Equitalia, pubblico per l'Agenzia delle Entrate). Il caos è totale – scrive ancora Boiano – e il malcontento giustamente ha raggiunto i limiti di sopportabilità. Partendo da questi presupposti il governo intende parlare di lotta all'evasione, sembra quasi una follia".

Intanto la fusione è nelle mani del Tar

Nel frattempo, sarà il Tar Lazio a decidere le sorti della riforma che ha mandato in soffitta Equitalia creando il nuovo ente Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il giudice amministrativo dovrà pronunciarsi soprattutto sullo snodo del transito dei dipendenti e dirigenti, dal privato al pubblico. Questo, in sintesi, quanto affermato dal Consiglio di Stato con l'ordinanza n. 3213/2017, sul ricorso di Dirpubblica, altro sindacato dei dirigenti del pubblico impiego. La palla, dunque, torna in mano al Tar che dovrà decidere sulla base dei rilievi di palazzo Spada.

(31/07/2017 - Redazione) Foto: 123rf.com
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