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Niente responsabilità medica se il paziente rifiuta le cure

Il d.d.l. sul biotestamento, oltre all'obiezione di coscienza, introduce una tutela espressa per il sanitario rispetto alle scelte del malato
medico obiettore dice stop con la mano

di Valeria Zeppilli – Le tematiche del biotestamento si intrecciano inevitabilmente con quelle della responsabilità medica ed è così che, grazie all'approvazione di un discusso emendamento, il d.d.l. sul biotestamento recentemente approvato dalla Camera (leggi: "Biotestamento: ok della Camera. Dalla rinuncia alle cure alle Dat, le novità e il testo approvato") si occupa di arginare i profili di responsabilità dei sanitari in caso di scelta del paziente di non farsi curare.

Rifiuto delle cure: il medico non risponde

Il d.d.l., infatti, all'articolo 1, sancisce il diritto del paziente di rifiutare i trattamenti sanitari che gli vengono proposti, anche solo in parte, o di revocare il consenso prestato in precedenza alla loro pratica.

Dinanzi a tale possibilità, nell'ultima versione del testo è stata quindi sancita espressamente l'"irresponsabilità" del medico per le scelte libere del malato. Il sanitario, infatti, se il d.d.l. dovesse divenire legge nella veste che ora assume, sarà tenuto a rispettare il rifiuto o la rinuncia del suo paziente alle cure e, di conseguenza, andrà esente da qualsivoglia forma di responsabilità, sia civile che penale.

Chiaramente, però, continuerà a non essere comunque possibile praticare al paziente, neanche su sua esplicita richiesta, trattamenti sanitari che sono contrari a norme di legge o non rispettano la deontologia professionale o le buone pratiche clinico assistenziali.

Obiezione di coscienza

Il medesimo emendamento prevede tuttavia (ed è questo l'aspetto che lo ha reso assai discusso) l'assenza di "obblighi professionali" del medico che, quindi, potrà rifiutarsi di staccare la spina. In altre parole, viene ammessa l'obiezione di coscienza.

Pertanto, se la decisione del paziente va contro le convinzioni del medico, questi dovrà continuare a farsi carico delle cure del malato e attendere che un collega lo sostituisca nell'assistenza. Le strutture sanitarie, tuttavia, sono sempre chiamate a garantire che le previsioni della legge trovino piena attuazione e si dovranno quindi dare da fare per far sì che la volontà del paziente venga rispettata.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(23/04/2017 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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