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Pensioni: aumenti e "diritti inespressi", facciamo chiarezza

Le integrazioni sulla pensione vanno richieste dal singolo pensionato e hanno importo variabile in base alla posizione
anziano pensionato che guarda sorpreso il computer
di Lucia Izzo - La querelle sui "diritti inespressi" sulla pensione ha assunto negli ultimi tempi dimensioni rilevanti, ma non sempre è stata affrontata con la dovuta chiarezza. In primis, va rammentato che i diritti inespressi rappresentano quei diritti che spettano ad alcuni pensionati, anche sorti successivamente alla liquidazione della pensione, ma che l'INPS riconosce solo a fronte di una specifica richiesta. 

Riguardano, ad esempio, le integrazioni al trattamento minimo di pensione, le maggiorazioni sociali che scattano con l'età e con determinati requisiti di reddito, oppure importi aggiuntivi all'assegno pensionistico, gli assegni al nucleo familiare, le prestazioni a favore degli invalidi civili e la quattordicesima mensilità.

Sono diritti, ma "inespressi", poiché l'Istituto, pur stabilendo chi può accedere a tali aumenti pensionistici, non si premura di contattare e informare direttamente tutti gli aventi diritto. La somma aggiuntiva, sostanzialmente, non viene automaticamente erogata a meno che il pensionato non abbia avanzato apposita domanda documentata, alla quale può conseguire il ricalcolo della pensione con le somme dovute.

Poichè, nonostante la domanda del pensionato spesso il diritto viene ignorato, sono molti i sindacati mobilitatisi affinché gli aventi diritto possano ottenere le somme che gli spettano. Un intervento resosi necessario in quanto, come rammentano i sindacati, spesso i pensionati non sono abituati all'uso delle moderne tecnologie e non riescono a informarsi e ad agire in autonomia.

Tale situazione è penalizzata anche dalla circostanza che l'INPS da diversi anni non invia più a domicilio né il cedolino di pensione né il modello cartaceo ObisM che aveva il compito di informare il pensionato tra l'altro sugli importi, sulla perequazione automatica annuale, sulle ritenute e sulle modalità di pagamento dell'assegno.

Consultazioni che ora possono avvenire solo online e che vanno dunque a detrimento di quei pensionati che non hanno o non sono in grado di utilizzare internet. La soluzione per prendere contezza della propria realtà pensionistica è dunque quella di recarsi Caf, un patronato o gli sportelli dei sindacati.

Tuttavia, va ridimensionata l'affermazione, avanzata da molti portali d'informazione, secondo cui sarebbe possibile ottenere 300 euro mensili: nella maggior parte dei casi, infatti, le somme ottenibili si assestano intorno ai 40-50 euro mensili, indubbiamente un valore aggiunto importante per chi percepisce una pensione minima, ma ben lontano dai valori millantati altrove.

Inoltre, si stima che l'aumento spetterebbe a circa un terzo dei pensionati, praticamente 6 milioni sui 18 milioni totali. Ancora, non solo è possibile chiedere che la maggiorazione della pensione sia aggiunta alla somma percepita, ma può anche pretendersi che vengano retroattivamente rimborsati i diritti inespressi spettanti fino a 5 anni prima. Pertanto, non sussiste alcuna scadenza.

Consigliabile è dunque un controllo della propria pensione, per verificare la spettanza di diritti inespressi, attraverso il portale INPS oppure a mezzo dei CAF e patronati presenti sul territorio, poichè spesso la burocrazia è molto complessa per il singolo pensionato. Questi offrono assistenza gratuita per accertare la corresponsione delle somme spettanti o per verificare i limiti di reddito per avere diritto alle maggiorazione e richiedere i diritti inespressi.

Anche molti sindacati stanno offrendo servizi appositi e lanciando campagne per sensibilizzare sull'argomento: ad esempio, Spi-Cgil dal 2013 si occupa del controllo della pensione, presentandosi in sede con il modello ObisM che, in mancanza, verrà direttamente scaricato dai volontari, portando con sé il numero della propria posizione INPS, che gratuitamente si occuperanno di verificare la mancanza di qualche voce importante.

Le somme, si rammenta, variano da pensionato a pensionato, in base alla singola posizione, e non necessariamente saranno pari ai 300 euro propagandati in altre sedi.



(16/04/2017 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com
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