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Responsabilità medica: cartella clinica incompleta, fatale per il medico

Per la Cassazione, la tenuta "difettosa" della cartella clinica vale come prova contraria nel caso in cui al paziente sorgano delle complicanze
medico donna mostra cartella clinica a infermiera

di Marina Crisafi - Cartella clinica tenuta male e incompleta? Per il medico potrebbe essere un grave problema, nel caso in cui al paziente insorgano delle complicanze proprio in funzione di questa negligenza. È questo quanto si ricava dalla sentenza n. 22639/2016 depositata ieri dalla Corte di Cassazione (qui sotto allegata). Nella vicenda decisa dal Palazzaccio, un paziente aveva subito due operazioni chirurgiche dannose e aveva trascinato in causa chirurgo, Asl e relative compagnie assicuratrici per il risarcimento dei danni subiti imputabili a suo dire ad errore professionale.

I giudici di merito respingevano le doglianze, ignorando la perizia di parte e ritenendo che non fosse stata fornita la prova del nesso causale per il primo intervento (poi logicamente ricaduto sul secondo) e sostenendo che le complicanze subite dall'ammalato derivavano "da un evento iatrogeno (ossia provocato da una terapia o derivante dalla stessa come conseguenza, ndr) non meglio precisabile considerata la scarsa, superficiale e non completa compilazione della cartella clinica".

Ma è proprio questa negligenza, che la corte territoriale ha fatto gravare erroneamente sul paziente, a risultare decisiva. Tale impostazione, ha ricordato infatti la Cassazione, "non corrisponde al consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Suprema Corte, che nell'incompletezza della cartella clinica – che è obbligo del sanitario tenere invece in modo adeguato – rinviene proprio, in considerazione anche del principio della prossimità della prova, il presupposto perché scatti la prova presuntiva del nesso causale a sfavore del medico, qualora la condotta dello stesso sia astrattamente idonea a cagionare quanto lamentato".

Un'omissione che in sostanza non può che essere imputabile al medico e che non esclude il nesso eziologico tra la condotta del sanitario e le conseguenze pregiudizievoli per il paziente.

La corte territoriale invece ha pienamente invertito il contenuto dell'insegnamento della giurisprudenza di legittimità, hanno concluso gli Ermellini, per cui la sentenza è senz'altro cassata. La parola passa al giudice del rinvio.

Cassazione, sentenza n. 22639/2016
(09/11/2016 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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