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È legittimo occupare il posto per altri?

Giornali e cappotti sulle sedie o amici e familiari che "tengono" il parcheggio per l'auto. Una prassi quotidiana molto diffusa ma non sempre lecita...
parcheggio parcheggiatore

di Valeria Zeppilli – A chi non è mai capitato di trovare la sedia al cinema occupata con una borsa, o quella ad un'assemblea tenuta da parte con il cappotto? O peggio ancora: a chi non è mai successo di incontrare un individuo, fermo ai lati della strada, ad occupare l'ultimo parcheggio disponibile per l'auto di un suo amico o familiare? 

Anche se ormai fanno parte della vita di tutti i giorni, tali comportamenti sono insopportabili ai più e percepiti come veri e propri abusi, soprattutto in campo "automobilistico". 

Ma giuridicamente, occupare un posto in maniera impropria, può considerarsi un comportamento lecito? 

Il silenzio di legge e giurisprudenza

Trovare una risposta non è semplice, in assenza di una norma specifica che regolamenti l'occupazione del posto per altri

La questione, infatti, non ha meritato l'attenzione né del legislatore né della giurisprudenza, nonostante generi oggetto di battibecchi quotidiani, talvolta anche accesi e violenti. 

Di recente, in verità, la prassi di "tenere" il parcheggio per l'auto dell'amico o del familiare è finita innanzi alla Cassazione (cfr. n. 19075/2015), ma soltanto per l'aspetto penale della vicenda. I fatti avevano per protagonisti, un automobilista privato della possibilità di sostare la propria macchina e una donna che occupava in piedi l'ultimo parcheggio rimasto libero per l'auto dell'amica. L'uomo non digerendo l'impropria prenotazione intimava alla donna di spostarsi, ma lei rimaneva irremovibile e lui per tutta risposta andava avanti con l'auto sino ad urtarla, seppur lievemente. Risultato: la donna è finita all'ospedale e l'uomo si è beccato una condanna per lesioni. 

Ma la sentenza nulla dice in ordine alla legittimità o meno della prassi della prenotazione del posto in attesa che giunga il titolare. 

La delega

L'unica strada da percorrere, quindi, rimane quella dell'interpretazione.

Si potrebbe ritenere che chi occupi il posto per conto di un altro, al cinema, al teatro o lungo la strada, ad esempio, sia stato delegato da colui che ne diverrà poi "titolare"

Come si ha la possibilità di inviare terzi soggetti a ritirare documenti, a stare in coda o a compiere una miriade di altre attività per noi, potrebbe ritenersi possibile, in sostanza, anche delegarli a tenere occupato un determinato posto. 

Peraltro, a tale interpretazione non ostano particolari requisiti di forma, dato che la delega può essere tranquillamente data oralmente, senza che risulti imprescindibile la forma scritta.

L'occupazione di suolo pubblico

Una simile lettura del problema, tuttavia, non è priva di "inconvenienti", soprattutto quando ad essere occupato è un posto auto lungo una pubblica via.

Infatti, affinché l'occupazione di suolo pubblico possa dirsi realizzata lecitamente potrebbe ritenersi necessaria la presenza di un'automobile e non quella di una persona al suo posto.

Chiaramente, però, prima di arrivare a considerare la presenza di una persona lungo un parcheggio un'occupazione illegittima di suolo pubblico occorre aver davvero esagerato.

Se il pedone resta lì per non più di qualche minuto, giusto il tempo di cui ha bisogno il conducente per fare manovra, la lettura è un po' azzardata.

Potrebbe però avere senso se a tenere occupato il posto è un amico dell'automobilista, arrivato sul luogo dell'appuntamento con largo anticipo e piazzatosi ai lati della strada per agevolare un parcheggio nient'affatto imminente.

Il buon senso

In ogni caso, rebus sic stantibus… in mancanza di norme e di interpretazioni giurisprudenziali (almeno per ora!), agire secondo il buon senso non guasta mai.

Di conseguenza se ci si trova di fronte all'occupazione di un posto che ci si vorrebbe accaparrare, meglio riflettere per capire quando è il caso di lasciar correre e quando, invece, è ragionevole chiedere l'intervento di chi ne ha la competenza, per poter risolvere la questione.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(25/10/2016 - Valeria Zeppilli)
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