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Gli avvocati sono davvero degli squali?

Vediamo perché si tratta solo di un mito e qual è la situazione reale dell'avvocatura italiana
uomo di affari con schiena da squalo

Avvocati = Squali? Un'equazione a cui sembrano credere in molti se solo si pensa che in America, una scuola forense ha scelto di presentarsi con un titolo emblematico: "Swimming Lessons For Baby Sharks" ossia "Lezioni di nuoto per piccoli squali".

E sul tema degli "avvocati squali" c'è stato anche un fiorire di aforismi, barzellette e luoghi comuni.

Come dimenticare, tra le tante, le parole di Rudy Baylor, il protagonista del romanzo "L'uomo della pioggia" di John Grisham quando parla di una linea di confine che un avvocato non dovrebbe mai superare perché a lungo andare quella linea "sparisce per sempre. E poi sei solo un'altra barzelletta sugli avvocati. Un altro pescecane nell'acqua sporca".

Ma al di la di ciò che fa parte dell'immaginario collettivo, siamo proprio sicuri che gli avvocati sono degli squali?

Se diamo uno sguardo alla realtà dell'avvocatura (specialmente in Italia) si direbbe proprio di no.

Se un tempo il pregiudizio (che è sempre stato, tendenzialmente, un pregiudizio!) poteva essere alimentato dall'immagine distorta che veniva percepita quando qualche avvocato aveva costruito intorno a sé l'idea di essere una persona senza scrupoli, oggi gli avvocati con gli squali hanno davvero poco in comune, specie quelli che la scuola americana ha ironicamente ribattezzato come "baby shark".

Come si può parlare di squali quando i giovani professionisti (ma anche i meno giovani) sono trattati da giudici e cancellieri come degli scolaretti? E che fire del fatto che in udienza, se un giudice si mostra arrogante e poco rispettoso un avvocato non può reagire, non tanto per non incorrere nel reato di oltraggio sanzionato dall'art. 343 del codice penale, ma soprattutto per il timore di danneggiare il cliente?

Il più delle volte a fronte di episodi di "nonnismo giudiziario" e più in generale a fronte di inaccettabili prepotenze che umiliano gli avvocati, si è costretti a fare buon viso a cattivo gioco (si veda anche: Magistrati: i 5 peggiori vizi che rendono furibondi gli avvocati).

Che dire poi del fatto che fin troppo spesso si trovano a lavorare per pochi spiggioli? (vedi: Avvocati: come lavorare 12 ore al giorno senza guadagnare un centesimo).

E vogliamo aggiungere che la vita di questi giovani presunti squali, è diventata davvero difficile se si pensa che nei primi anni di professione non solo non si guadagna, ma si debbono sostenere costi che oscillano tra i 2.500 e i 6.000 euro l'anno, per iscrizione all'albo, contributi, assicurazione professionale e spese varie.

Scriveva Diego De Silva, raccontando un capitolo della saga del celebre avvocato Malinconico: "qui si tratta, ma davvero, di stare sul mercato con un minimo di sensatezza (cioè, pagare le spese e portare qualche soldo a casa) o chiudere baracca" (dal libro "Non avevo capito niente" pubblicato da Einaudi): niente di più vero!

Ma, salvo rari casi come questo, nella letteratura, così come nel cinema e nella vita reale un simile dato sembra non contare e gli avvocati continuano ad essere dipinti come squali, cinici e insensibili. Gli aggettivi per descriverli, però, dovrebbero cambiare... almeno se si vuole rimanere coerenti con la realtà.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(03/10/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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