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Privacy: Whatsapp sotto inchiesta

Entro il 15 ottobre la società dovrà fornire chiarimenti al Garante per il trasferimento dei dati a Facebook, altrimenti blocco dell'operazione
concetto di comunicazione e condivisione tramite whatsapp

di Marina Crisafi - Tutti avranno ormai ricevuto e accettato (salvo disattivazione) la nuova informativa sulla privacy del servizio di Whatsapp con la quale si comunicava la condivisione di alcuni dati dei singoli iscritti utenti, tra cui il numero di telefono, con Facebook per finalità di marketing (leggi: "Whatsapp: addio privacy, i dati saranno ceduti a Facebook").


La novità dello scambio di informazioni "casalingo" nonostante le rassicurazioni di Menlo Park (visto che la società possiede sia Facebook che Whatsapp) non è passata inosservata al Garante che ha acceso i fari sull'operazione effettuata a fine agosto aprendo un'inchiesta.

Per l'authority della privacy italiana le questioni che vengono in rilievo sono diverse: anzitutto l'informativa non è chiara e l'utente quindi non è in grado di cogliere la sostanza della comunicazione, cioè la portata e gli effetti della condivisione dei dati del proprio account Whatsapp con il social network.

Inoltre, l'informativa non è seguita dalla richiesta di consenso, nel senso che all'utente si offre solo l'alternativa di accettare "a scatola chiusa" o meno, a pena dell'impossibilità di continuare ad usufruire dei servizi di Whatsapp. Ed anche se, una volta accettato, è offerta la possibilità di disattivare la scelta nei 30 giorni successivi, la decisione è comunque irrevocabile, perché comporta l'estromissione per il futuro dall'utilizzo dei servizi dell'app di messaggistica.

Tutti profili che l'authority guidata da Antonello Soro intende, dunque, approfondire. Per tale motivo ha richiesto a Facebook di fornire una serie di chiarimenti entro il prossimo 15 ottobre. In particolare, la società dovrà spiegare gli scopi perseguiti con il passaggio dei dati, i tempi di conservazione degli stessi e le procedure adottate per consentire agli utenti di rifiutare senza dover, per questo rinunciare, ai servizi di cui ha fruito sinora.

Analogamente al garante nostrano si stanno muovendo anche le autorità della privacy europee. Qualcuna (come quella di Amburgo) si è spinta sino a imporre a Facebook il blocco dell'operazione, ricevendo in risposta un ricorso all'autorità giudiziaria.

Non è escluso che la stessa situazione si prospetti anche per il nostro Paese: tutto dipenderà dalle risposte che la società fornirà entro il 15 ottobre. Per il momento i segnali sono concilianti: da Facebook infatti assicurano che si lavorerà con l'autorità italiana per risolvere qualsiasi problema.

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(28/09/2016 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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