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Il peggior cliente che l'avvocato possa mai sperare di avere…

Da quello che alza sempre il telefono, all'autodidatta del diritto, al cliente sessista: quando la personalità dell'assistito complica la professione
avvocato che mette una mano sulla spalla del cliente

di Valeria Zeppilli – Se provassimo ad applicare all'avvocatura il principio di Pareto, potremmo affermare che l'80% delle perdite di tempo deriva dal 20% dei clienti. Sta di fatto che tra le principali difficoltà che un avvocato può incontrare nel corso della sua professione vi è proprio il rapporto con la clientela.

Tal volta, relazionarsi con i clienti, richiede più tempo di quanto non ne sia necessario per preparare una comparsa.

E non è raro che gli Avvocati debbano dotarsi di pazienza e savoir-faire.

Ma quali sono quei clienti che potremmo inserire in quel 20% che assorbe l'80% delle nostre risorse? Come possiamo "disegnare" l'immagine del peggior cliente che l'avvocato possa mai avere?

Proviamo a stilare una classifica.


1. L'autodidatta del diritto

Innanzitutto c'è il cliente che pur non avendo alle basi una formazione giuridica ha deciso di cimentarsi in una ricerca fai da te, convincendosi di poter risolvere il suo caso e diventare in poco un esperto del diritto, magari soltanto perché ha seguito qualche show televisivo o ha letto qualche sentenza nel web.

In questo caso il cliente non ripone fiducia nel suo avvocato, anzi, cerca di interferire nelle scelte difensive e perde così l'occasione di poter confidare sull'esperienza che l'avvocato può mettere a sua disposizione. Questo tipo di cliente vuole mettere mano anche alle comparse e più in generale agli scritti difensivi con aggiunte che spesso finiscono col rendere gli atti prolissi e con il confondere il magistrato. Insomma un cliente che sta sempre con il fiato sul collo e che utilizza il suo avvocato come una pedina per guidarlo in un operato di cui vuole sentirsi l'unico regista.

2. Il cliente dalla telefonata facile

A chi non è capitato poi, mentre si è concentrati nella stesura di una comparsa di ricevere la telefonata di quel cliente che proprio non riesce a stare senza contattarvi almeno una colta al giorno? Anche se mancano mesi all'udienza che lo riguarda?

Difficile fargli comprendere che la giustizia ha i suoi tempi e che non dipende dagli avvocati stabilirli.

L'ansia del cliente si traduce in una continua richiesta di sapere se ci sono novità e di avere appuntamenti per discutere della vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto al punto da avergli fatto perdere il sonno.


3. Il cliente irreperibile

Di stampo diametralmente opposto c'è poi il cliente che non risponde mai al telefono (o meglio che pur avendoti assillato quando si è trattato di avviare il contenzioso, non lo si trova mai quando è necessario contattarlo).

E questo accade proprio nei momenti cruciali dell'iter processuale.


4. Il cliente che va di nascosto dal collega di controparte

Nella classifica dei "peggiori clienti" può trovare posto anche il cliente che pensa di "fare cosa furba" scavalcando il proprio avvocato per interfacciarsi direttamente con l'avvocato di controparte nella speranza di convincerlo a scendere a patti o di intercedere con la controparte. Questi clienti rischiano persino di concludere transazioni svantaggiose e tal volta dimenticano di inserire nella transazione la clausola con cui gli avvocati rinunciano alla solidarietà ex art. 68 della legge professionale. Questo con tutti i problemi che ne potrebbero derivare sena delle parti è insolvente.


5. I clienti a sorpresa

E vogliamo annoverare tra i peggiori clienti che un avvocato possa mai avere anche coloro che si presentano in studio a sorpresa (ossia senza prendere appuntamento) e senza considerare che un avvocato non è refrattario agli appuntamenti ma vuole soltanto poter organizzare il suo tempo per ricavare uno spazio anche per lo studio delle controversie e per la preparazione degli scritti difensivi.

Appare del tutto inutile far presente a questa tipologia di clienti che ci sono scadenze e impegni improrogabili da concludere in giornata. Generalmente questi clienti sanno già che siamo impegnati e ce li ritroviamo a sorpresa dentro lo studio con la richiesta di fare un paio di domande, che poi nei fatti si traducono in un interrogatorio alla Perry Mason.


6. Il cliente allergico alle trattative

Che dire poi di quei clienti che non vogliono saperne di trattare con la controparte? Considerano la trattativa come una debolezza senza pensare che soprattutto in questi tempi è difficile confidare sulla certezza del diritto e che una transazione potrebbe spesso risultare la soluzione migliore se non altro perché riduce i tempi di definizione della lite e distribuisce tra le parti il rischio della soccombenza. Eppure c'è chi si mostra ostinato nel voler volere a tutti i costi una sentenza.


7. Il cliente che non chiede il conto ma dice … "per il momento grazie".

Anche la tipologia di cliente che non paga sua sponte sembra si stia moltiplicando specialmente in tempi di crisi. E se queste persone non hanno alcuna difficoltà nel chiedere il conto al proprio dentista che gli ha curato una carie, non sembra siano altrettanto disinvolte nel chiedere il conto al proprio avvocato che, tutto sommato, ha dovuto dedicare "solo" qualche pomeriggio per studiare il carteggio e dargli un parere… Questi clienti considerano che le attività stragiudiziali degli avvocati sono attività non retribuite.

8. Il cliente sessista

Questo tipo di cliente è quello che se in uno studio legale ci sono delle avvocatesse preferisce chiamarle signorine​ e che pensa che la professione sia esclusivo appannaggio del sesso forte.

Insomma: le difficoltà della professione forense, non sono solo quelle sulle quali ci siamo soffermati più volte nella pagine di questo quotidiano, legate principalmente ai problemi organizzativi degli uffici giudiziari, ma nascono anche dai rapporti a volte difficili e complessi che si intrattengono con i clienti.

Ancora una volta mi viene da pensare che la vita di un avvocato potrebbe essere davvero molto semplice se non fosse per il fatto che ci sono fin troppe cose e persone che sembrano aver coalizzato ogni sforzo per renderla complicata.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(23/09/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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