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Quando è possibile la guida senza cintura di sicurezza?

Le esenzioni previste dall'articolo 172 del Codice della strada
cinture sicurezza

di Valeria Zeppilli – Come noto, nel nostro paese vige l'obbligo di indossare le cinture di sicurezza quando si è alla guida o si è trasportati a bordo di un'autovettura.

A prevederlo, in particolare è l'articolo 172 del codice della strada, il quale, però, pone anche delle eccezioni alla regola.

Vediamo, quindi, quali sono i casi in cui è possibile viaggiare a bordo di un'automobile senza indossare la cintura.

Innanzitutto, sono esentati dall'obbligo coloro che fanno parte delle forze di polizia, dei corpi di polizia municipale e provinciale e delle forze armate, pur se limitatamente ai casi in cui stiano espletando un servizio di emergenza.

Sempre in caso di intervento di emergenza possono evitare di indossare le cinture di sicurezza anche i conducenti e gli addetti dei veicoli del servizio antincendio e del servizio sanitario.

Per comprensibili ragioni, l'obbligo di cui all'articolo 172 del codice della strada non riguarda, poi, i conducenti dei veicoli allestiti per la raccolta di rifiuti e per il loro trasporto nonché i conducenti di veicoli a uso speciale che siano impiegati in attività di igiene ambientale nell'ambito dei centri abitati, anche se si tratta di zone industriali e artigianali.

Possono evitare di indossare le cinture di sicurezza, inoltre, gli appartenenti ai servizi di vigilanza privati riconosciuti che effettuano scorte, gli istruttori di guida durante l'espletamento delle loro funzioni e i passeggeri degli autobus autorizzati al trasporto di passeggeri in piedi, adibiti al trasporto locale e che circolano in zona urbana.

Esenzione a causa di particolari condizioni fisiche

Ma le esenzioni non finiscono qui.

Come stabilito dallo stesso codice della strada, infatti, talvolta l'obbligo di indossare le cinture di sicurezza cede il passo dinanzi alle particolari condizioni fisiche in cui si trovino le persone a bordo dell'autovettura.

Sono infatti esentate, innanzitutto, le donne in stato di gravidanza, quando vi sia un'apposita certificazione rilasciata dal ginecologo curante dalla quale emergano condizioni di rischio particolari connesse all'utilizzo delle cinture di sicurezza.

Sono poi esentate le persone che sono affette da particolari patologie o presentano delle condizioni fisiche che costituiscono una specifica controindicazione all'utilizzo del dispositivo.

Tale condizione deve risultare da una certificazione (da esibire a richiesta degli organi di polizia), rilasciata dalla unità sanitaria locale o dalle competenti autorità di un altro Stato membro dell'Unione Europea.

È questo un presupposto imprescindibile e dai confini rigidi.

A tal proposito è infatti interessante segnalare che la Corte di cassazione, con la sentenza numero 259/2014, ha precisato che, in assenza di apposita certificazione, non è idoneo a esentare dall'utilizzo delle cinture di sicurezza il dolore toracico di breve durata, anche se riscontrato dal Pronto Soccorso.

La certificazione medica, oltretutto, sottostà a precisi requisiti di forma.

Essa, infatti, deve essere corredata dall'indicazione del suo termine di validità (non potendo, quindi, essere rilasciata a tempo indeterminato) e deve indicare il simbolo di cui all'articolo 5 della direttiva 91/671/CEE, idoneo a renderla riconoscibile anche al di fuori del territorio italiano.

È chiaro che nelle ipotesi di esenzione connessa alle condizioni fisiche dei soggetti interessati la relativa valutazione è rimessa al prudente apprezzamento del medico, che non può dimenticare di mettere sul piatto della bilancia, oltre che lo stato di salute del paziente, anche i vantaggi in termini di sicurezza che l'utilizzo della cintura porta con sé.

L'esonero dall'obbligo delle cinture di sicurezza, insomma, va considerato come eccezionale e deve essere concesso tenendo conto delle responsabilità che ne possono derivare.


Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(07/12/2015 - Valeria Zeppilli)
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