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È in malattia ma canta in Tv: per la Cassazione non va licenziata

Questo e altri paradossi della giustizia nella puntata di Report di ieri sera, dal titolo “La giusta causa”
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di Marina Crisafi - Ci si può trovare contemporaneamente in malattia per una colica addominale e prendere un aereo per andare a cantare in Tv, senza essere licenziati? Per la Cassazione sì. È quanto avvenuto ad una cardiologa di professione e cantante lirica per passione, le cui vicende giuridiche sono state raccontate nella puntata di Report di ieri sera su Rai Tre. Qualche anno fa, mentre si trovava in malattia per coliche addominali recidivanti la donna si era recata da Milano a Roma per partecipare a una puntata della trasmissione "I fatti vostri", dove aveva dimostrato le sue doti canore esibendosi in un'aria di Puccini. Peccato però che evidentemente ad assistere alla sua esibizione ci fosse anche qualche capo della casa di cura dove la stessa lavorava, che decise di licenziarla. La cardiologa fece ricorso e perse in primo grado, vincendo però l'appello e l'ultimo grado in Cassazione, per la quale il carattere amatoriale dell'attività canora, era da considerarsi come esercizio di un diritto soggettivo della persona. Morale della favola: la donna venne reintegrata e risarcita con circa 100mila euro tra stipendi e contributi arretrati.

Ma al centro della puntata della trasmissione di Milena Gabanelli, non a caso intitolata "La giusta causa", non c'è solo il caso della cardiologa ma tutta una serie di sentenze discutibili raccontate fuori campo dalla giornalista Claudia Di Pasquale.

Dal giornalista Sandro Testi, per restare sempre in ambito Rai, che da più di 10 anni si ritrova a non fare nulla percependo oltre 19mila euro al mese, per aver fatto causa all'azienda per demansionamento, al licenziamento del conduttore di "Paesi che vai", Livio Leonardi, per aver proposto l'assunzione della moglie come consulente del programma, nonostante il codice etico della Rai vieti la contrattualizzazione dei familiari (successivamente reintegrato perché tra moglie e marito non c'è rapporto di parentela ma di "coniugio".

Ma anche casi più "comuni". Dall'addetto alla vendita al banco del pesce dell'Auchan, reintegrato dalla Cassazione 11 anni dopo, nonostante fosse stato scoperto in malattia a lavorare per una pescheria, a quello, deciso con esito opposto di un dipendente, sorpreso a lavorare per altra azienda durante un infortunio, il cui licenziamento è stato confermato dalla Cassazione oltre un decennio dopo il fatto.

E ancora, il caso di cinque dipendenti beccati a rubare merendine nel supermercato ligure dove lavoravano, reintegrati dalla Cassazione per la tenuità del valore della merce sottratta, mentre all'apposto, un ex lavoratore della Fincantieri, per un caso analogo (aver sottratto dischi da taglio per il ferro del valore di circa 16 euro) veniva lasciato definitivamente a casa dalla decisione della Suprema Corte.

In sostanza, fattispecie analoghe decise in modo completamente diverso, "a seconda di come si vede il bicchiere", con i giudici di primo grado che dicono una cosa, quelli di secondo un'altra, e la Cassazione che ribalta tutto, reintegrando da una parte o licenziando dall'altra, a seconda del collegio (o persino nello stesso collegio). Per non parlare dei tempi biblici per giungere ad una decisione.

Perché? A rispondere, al microfono della Di Pasquale, è il primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, per il quale, un collegio può avere un'idea diversa da quella dei componenti di un altro, "può capitare", "è fisiologico, nello svolgimento di quella che è l'attività del giudice".

Quanto ai tempi? Il problema è drammatico, prende atto il procuratore generale presso la Cassazione, Pasquale Ciccolo, ma per risolverlo "ci vuole la necessità che gli organici siano pieni. Oggi oscilliamo su circa 1.500 vuoti di organico".

I contrasti giurisprudenziali, conferma Santacroce, la frammentazione, sono strettamente legati "alla mole smisurata dei ricorsi", e può accadere, "anzi diventa quasi normale che un collegio non conosca quelle che sono le decisioni assunte da un altro collegio, ad esempio nei giorni immediatamente precedenti o successivi" o che esistano contrasti anche "nell'ambito dello stesso collegio, nell'ambito della stessa sezione". E la cifra dei ricorsi presentati ogni anno è da capogiro: in totale pendono fra civile e penale oltre 137mila ricorsi. Unico caso in Europa. 



Qui la puntata di Report, in replica il prossimo 5 dicembre alle 16:30 su Rai Tre


(30/11/2015 - Marina Crisafi)
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