La riparazione per ingiusta detenzione non spetta automaticamente in caso di assoluzione. Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza n. 26072/2026, precisando che il risarcimento è escluso quando la misura cautelare era fondata anche su un altro reato autonomamente idoneo a giustificarla, successivamente estinto per remissione di querela.
Il caso
Un uomo, arrestato nel 2020 con l'accusa di maltrattamenti in famiglia e violazione di domicilio, era stato poi assolto dal primo reato, mentre per il secondo era stato dichiarato il non luogo a procedere a seguito della remissione della querela. Dopo il processo aveva chiesto l'indennizzo per la detenzione subita, ma la richiesta era stata respinta.
La decisione della Cassazione
La Suprema Corte ha confermato il diniego, ricordando che il diritto alla riparazione richiede di verificare se la custodia cautelare fosse comunque legittimamente sostenuta da una delle imputazioni contestate. Nel caso esaminato, la violazione di domicilio era sufficiente a giustificare la misura cautelare, nonostante il procedimento si sia poi concluso con l'estinzione del reato per remissione di querela.
Di conseguenza, salvo particolari eccezioni previste dalla legge, non può essere riconosciuto alcun indennizzo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.




