condizione del previo esaurimento del procedimento amministrativo

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A norma dell'art. 443 c.p.c., le controversie indicate al precedente articolo 442 c.p.c. relative alle materie della previdenza ed assistenza obbligatorie non possono essere esperite dinanzi agli uffici giudiziari competenti se prima non sono stati esauriti i procedimenti prescritti dalle leggi speciali per la composizione in sede amministrativa oppure non sono decorsi i termini fissati da dette leggi per il compimento degli stessi procedimenti. Se non è in corso un procedimento amministrativo devono comunque trascorrere 180 giorni dalla data in cui è stato proposto il ricorso amministrativo medesimo (cosiddetto "silenzio-rifiuto").

Se nella prima udienza

di discussione il giudice rileva che la domanda giudiziale non è procedibile ai sensi di quanto spiegato più sopra, sospende il giudizio e fissa all'attore un termine perentorio di 60 giorni per la presentazione del ricorso avanti al giudice amministrativo.

Trascorso il termine perentorio di 180 giorni dalla cessazione della causa di sospensione o comunque dalla presentazione del ricorso in via amministrativa, il processo deve essere riassunto a cura dell'attore (art. 443, comma 3, c.p.c.).

Il riferimento ai procedimenti amministrativi per le controversie in materia previdenziale è dovuto alla circostanza che spesso le leggi speciali che disciplinano i singoli istituti o enti previdenziali attribuiscono all'ente medesimo il potere di emanare atti amministrativi a seguito di un determinato iter, inoltre tali atti o provvedimenti sono impugnabili nella stessa sede amministrativa. Questa normativa è prevista allo scopo di rendere più facile l'eventuale definizione interna di una vertenza.

Da questo punto di vista, quindi, l'art. 443 c.p.c., va integrato con gli artt. 7 e 8 della Legge n. 533/1973 i quali riguardano direttamente le procedure amministrative in discorso. L'art. 7 introduce il meccanismo del silenzio-rifiuto nel procedimento anteriore alla pronuncia dell'ente previdenziale. Esso stabilisce, infatti, che la richiesta all'istituto si intende respinta quando siano trascorsi 120 giorni dalla data di presentazione senza che l'istituto medesimo si sia pronunciato. Il silenzio-rifiuto equivale, in questo caso, ad un provvedimento negativo impugnabile nella sede amministrativa secondo quanto stabiliscono le leggi speciali.

L'art. 8, da parte sua, stabilisce che nelle procedure amministrative di cui sopra non si tiene conto dei vizi, delle preclusioni e delle decadenze verificatesi. Tutta questa regolamentazione viene, infine, completata dall'enunciato dell'art. 148 delle disposizioni di attuazioni inerenti il c.p.c. Questo abroga tutte le disposizioni contenute nelle leggi speciali che, in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie, in difformità dall'art. 443 c.p.c., condizionano la proponibilità della domanda giudiziaria al preventivo esperimento dei procedimenti amministrativi contenziosi.

A tale proposito la Legge n. 689/1981 attribuisce agli enti di previdenza e di assistenza di pronunciare ordinanza-ingiunzione per omissione di versamenti di contributi o premi o per altre violazioni. Contro tale ingiunzione si può proporre opposizione ai sensi degli artt. 22 e 23 della stessa legge. Tale opposizione si svolge avanti al Tribunale in funzione di giudice del lavoro con l'applicazione del relativo rito speciale. La sentenza emessa può essere impugnata in secondo grado, mentre l'ordinanza che dichiara inammissibile il ricorso, perchè fuori termine, è direttamente ricorribile in Cassazione.

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