Il divorzio: guida legale con fac-simile di ricorso

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(A cura di: Avv. Valeria Zatti)
In questa pagina: Definizione: cos'è il divorzio | Cause del divorzio: quando si può chiedere | I tempi: il c.d. “divorzio breve” | Gli effetti del divorzio | Fac-simile ricorso per il divorzio
Indice della guida sul divorzio

Definizione: cos'è il divorzio

Guida aggiornata alle nuove disposizioni sul c.d. divorzio breve (vedi anche: Il divorzio breve)

Considerato che il legislatore non usa il termine "divorzio", neanche nella legislazione speciale, è opportuno, innanzitutto, dare una definizione dell'istituto, delineandone i caratteri distintivi.

Il divorzio è lo strumento giuridico attraverso il quale è possibile sciogliere il matrimonio celebrato solo civilmente oppure far cessare gli effetti civili del matrimonio c.d. “concordatario”, ossia quello che, sulla base di specifici e formali accordi tra lo Stato Italiano e la Santa Sede, pur essendosi celebrato in Chiesa, è stato trascritto nei registri dello stato civile e, pertanto, spiega effetti anche civilistici.

A quest'ultimo proposito, si ricorda che nell'ordinamento canonico non è ammessa alcuna forma di scioglimento del matrimonio, eccetto la morte di uno dei due coniugi e a meno che non intervenga una sentenza di annullamento dell'atto matrimoniale, l'unica idonea a far venir meno gli effetti del matrimonio ex tunc, ossia fin dalla celebrazione.

In Italia, è la legge n. 898/1970 (c.d. legge sul divorzio), così come modificata dalla legge n. 74/1987, la principale fonte di disciplina del divorzio, limitandosi l'art. 149 del codice civile a semplici enunciazioni di principi generali.

L'istituto in argomento, inoltre, deve essere tenuto distinto dalla separazione legale, che, dando vita a una fase tendenzialmente transitoria del rapporto tra marito e moglie (vai alla guida sulla separazione), determina una mera sospensione o modifica di alcuni obblighi derivanti dal vincolo coniugale, in attesa che le parti stabiliscano di porre definitivamente fine al loro matrimonio ovvero di riconciliarsi.

 

Cause del divorzio: quando si può chiedere

Il divorzio è l'unico istituto giuridico capace di far cessare gli effetti giuridici del matrimonio con effetti ex nunc, ossia solo a partire dal momento in cui viene pronunciata la sentenza.

La sentenza pronunciata dal giudice, ex artt. 1 e 2 della l. n. 898/1970, accerta la cessazione della convivenza e dell'affectio maritalis (la comunione materiale e spirituale fra i coniugi) e l'impossibilità di mantenere o ricostituire l'unione familiare, per l'esistenza di una delle cause tassativamente previste dall'art. 3 della legge.

Tra le cause di divorzio previste dalla suddetta disposizione rilevano:

 

1. La condanna dell'altro coniuge, con sentenza passata in giudicato, intervenuta dopo il matrimonio ad alcune pene come, ad esempio, l'ergastolo oppure una pena detentiva di durata superiore a 15 anni anche con più sentenza, ovvero la condanna per alcuni delitti contro la famiglia o contro la moralità pubblica e il buon costume (per l'elencazione completa delle condanne che possono legittimare la richiesta di divorzio si veda il testo dell'art. 3 della legge sul divorzio);

 

2. il fatto dell'altro coniuge, cittadino straniero, che abbia contratto all'estero un nuovo matrimonio oppure abbia ottenuto (sempre all'estero) l'annullamento o lo scioglimento del matrimonio;

 

3.  il fatto che il matrimonio non sia stato consumato;   

 

4.  il fatto che sia intervenuta  sentenza passata in giudicato di rettificazione di attribuzione di sesso.

 

Ma, certamente, nella maggior parte dei casi il divorzio viene chiesto quando ricorre la causa prevista dal secondo capoverso della lett. b) del n. 2) dell'art. 3 della l. n. 898/1970, ovvero quando è stata pronunciata, con sentenza passata in giudicato, la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale o è intervenuta separazione di fatto (laddove iniziata almeno 2 anni prima del 18 dicembre 1970).

 

I tempi: il c.d. “divorzio breve”

Ed è proprio sulla causa principale del divorzio prevista dall'art. 3 della l. n. 898/1970 che è intervenuta la recente riforma legislativa sul c.d. “divorzio breve”, avente la ratio di snellire le tempistiche dell'iter per ottenere lo scioglimento del matrimonio civile o la cessazione degli effetti civili quello religioso, nell'ottica di un'armonizzazione anche con gli altri interventi operati dal legislatore in materia (leggi la guida: “Separazione e divorzio. Gli istituti introdotti dal d.l. n. 132/2014: la negoziazione assistita dagli avvocati e l'accordo dinnanzi all'ufficiale dello stato civile”).  

Approvato definitivamente dalla Camera il 22 aprile 2015, il nuovo testo, infatti, pur accantonando l'ipotesi iniziale del divorzio diretto (mirante a superare la c.d. procedura “a doppio binario” che prevede l'istituto della separazione quale passaggio d'obbligo per giungere al divorzio), diventata oggetto di un autonomo disegno di legge, ha modificato l'art. 3, lett. b), n. 2) della l. n. 898/1970, riducendo sensibilmente i tempi necessari per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

A partire dall'entrata in vigore della legge, ai fini della proposizione della domanda di divorzio sarà sufficiente che la separazione giudiziale sia “protratta ininterrottamente” da almeno dodici mesi, in luogo dei precedenti tre anni, dalla data di comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale.

Nei casi di separazione consensuale, anche quando il giudizio da contenzioso si sia trasformato in consensuale, invece, basteranno sei mesi per presentare la relativa domanda di divorzio.

Resta fermo, anche a seguito della riforma, che l'eventuale interruzione della separazione debba essere eccepita dalla parte convenuta.

Giova sottolineare che la riforma ha inciso anche sotto il profilo patrimoniale, disponendo con il nuovo secondo comma dell'art. 191 c.c. che lo scioglimento della comunione tra coniugi avvenga nel momento in cui gli stessi siano autorizzati dal presidente del tribunale a vivere separati, ovvero alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione consensuale, purché omologato.

Ai fini dell'annotazione dello scioglimento della comunione, l'ordinanza con la quale il giudice autorizza i coniugi a vivere separatamente è comunicata all'ufficiale dello stato civile.

Ex art. 3 della riforma, infine, le nuove disposizioni trovano applicazione sia nei processi instaurati a partire dall'entrata in vigore della legge che in quelli in corso, “anche nei casi in cui il procedimento di separazione che ne costituisce il presupposto risulti ancora pendente alla medesima data”.

 

Gli effetti del divorzio

Con il divorzio si scioglie il matrimonio civile mentre, in caso di matrimonio concordatario, si dichiarano cessati solo gli effetti civili dell'istituto, dato che sul piano religioso il sacramento del matrimonio resta comunque indissolubile.

In entrambi i casi, dalla relativa statuizione scaturiscono molteplici effetti.

Innanzitutto, al momento del divorzio il giudice può disporre a carico di uno dei due coniugi il pagamento di un assegno divorzile tenendo conto della situazione patrimoniale di entrambi. Il giudice assume decisioni anche sull'assegnazione della casa coniugale e sull'affidamento dei figli.

Ci sono poi altri effetti come quello per cui la moglie perde il cognome del marito anche perché se potrebbe fare richiesta di mantenerlo laddove sussista un interesse meritevole di tutela.

Con il divorzio, inoltre, i coniugi perdono reciprocamente i diritti successori anche se la legge prevede alcuni correttivi: l'art. 9-bis, infatti, della l. n. 898/1970 prevede una sorta di solidarietà post-coniugale,  riconoscendo al coniuge il diritto a ricevere un assegno periodico da porsi a carico dell'eredità (c.d. assegno successorio).

Ha diritto all'assegno successorio il coniuge che percepiva già un assegno divorzile e che si trovi in uno stato di bisogno.

Il giudice chiamato a decidere sulla quantificazione dell'assegno successorio dovrà tenere conto di una serie di circostanze compresa anche la consistenza dell'asse ereditario e la condizione economica degli eredi. 

Il diritto all'assegno successorio viene meno se il coniuge passa a nuove nozze oppure se viene meno lo stato di bisogno.

Il coniuge superstite  può avere diritto anche alla pensione di reversibilità (sempre che non si sia risposato) se aveva ottenuto con la sentenza di divorzio il riconoscimento dell'assegno per il suo mantenimento.


Fac-simile ricorso per il divorzio

Per un facsimile di ricorso per la cessazione degli effetti civili del matrimonio (divorzio) si rimanda alla pagine del formulario giuridico:
» Fac-simile di ricorso per il divorzio

  Le cause e i controlli del giudice »
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