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La caparra confirmatoria

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Guida sul contratto

Che cosa è la caparra confirmatoria

La caparra confirmatoria è quella somma di denaro o quantità di cose fungibili che una parte consegna all'altra, al momento della conclusione del contratto, per garantire l'adempimento delle proprie obbligazioni contrattuali.

Già prevista dal codice civile del 1865, la sua disciplina giuridica attuale è contenuta nell'art. 1385 c.c. che ne sancisce la restituzione o l'imputazione alla prestazione dovuta in caso di adempimento della parte che l'ha versata.

Allo stesso tempo, in caso di inadempimento di quest'ultima, la parte adempiente che l'ha ricevuta ha facoltà di recedere dal contratto e trattenere la caparra. Ove invece inadempiente è la parte che ha ricevuto la caparra confirmatoria, questa sarà tenuta a restituire il doppio della somma ricevuta, mentre la parte non inadempiente potrà recedere dal contratto, fermo restando in ogni caso il diritto di optare per l'esecuzione o la risoluzione, oltre al risarcimento del danno.

Il patto di caparra può intervenire anche successivamente alla conclusione del contratto e al versamento dell'importo pattuito (o della quantità di beni fungibili stabilita), purché anteriormente alla scadenza dell'obbligazione (Cass. n. 3071/2006).

La forma della clausola contrattuale che prevede la caparra confirmatoria

In merito alla forma del patto di caparra, non è richiesta la consacrazione in formule particolari, né una sottoscrizione apposita delle parti, qualora lo stesso sia inserito nelle clausole generali del contratto, poiché non ha natura vessatoria (Cass. n. 1168/2004).

È necessario tuttavia che l'accordo tra le parti sia esteriorizzato: affinché, infatti, il patto relativo alla dazione di una somma di danaro (o di una quantità di cose fungibili) sia qualificato come caparra confirmatoria occorre una formulazione espressa, configurandosi altrimenti un mero acconto della prestazione (Cass. n. 3833/1977).

Natura giuridica e funzione della caparra confirmatoria

Il patto di caparra ha natura reale poiché presuppone, per la sua efficacia, che l'importo pattuito (o la quantità di cose fungibili) venga effettivamente consegnato all'altra parte. 

Secondo la giurisprudenza, la natura della caparra confirmatoria è "composita" e la sua funzione "eclettica" (Cass. n. 6463/2008): la stessa vale infatti come "garanzia dell'esecuzione del contratto", poichè destinata ad essere incamerata in caso di inadempimento della controparte e potendo essere avvicinata, sotto tale profilo, alla cauzione; consente, inoltre, in via di "autotutela", di recedere dal contratto senza la necessità di rivolgersi al giudice; ha, infine, funzione di "preventiva e forfettaria liquidazione del danno" derivante dal recesso cui la parte è stata costretta per via dell'inadempimento dell'altro contraente (Cass. n. 11356/2006; n. 4411/2004).

In merito a tale ultima funzione, afferma la giurisprudenza prevalente che "il diritto di recedere dal contratto e di trattenere la caparra ricevuta (ovvero di pretendere il doppio della caparra versata) in caso di inadempimento della controparte costituisce l'effetto proprio della clausola con cui le parti hanno convenuto, nel concludere il contratto, la dazione di una somma di denaro quale caparra confirmatoria, esprimendo per tale via la loro volontà di applicare al negozio la disciplina propria di tale istituto, cui va riconosciuta la funzione di una preventiva e convenzionale liquidazione del danno per inadempimento, e di derogare, nel contempo, sia pure in forma non definitiva, essendo sempre salva la facoltà per la parte non inadempiente di avvalersi del diverso rimedio della risoluzione, la disciplina generale in materia di inadempimento contrattuale" (Cass. n. 6463/2008).

L'inadempimento

Nel caso di inadempimento dell'obbligazione contrattuale, la disposizione codicistica distingue, in base al soggetto che si rende inadempiente, due ipotesi: se l'inadempimento è imputabile alla parte che ha versato la caparra, l'altra può decidere di recedere dal contratto e di trattenere la caparra versata; se, invece, l'inadempimento è imputabile alla parte che ha ricevuto la caparra, l'altra parte ha sempre la facoltà di recedere dal contratto e di richiedere il doppio della caparra versata.

In entrambi i casi, la parte non inadempiente può comunque decidere di non esercitare il diritto di recesso, optando piuttosto per l'esecuzione o la risoluzione del contratto, fatto salvo, comunque, il diritto al risarcimento del danno secondo le regole generali previste dall'art. 1223 c.c. (Cass. n. 18850/2004; n. 1301/2003), dovendo provare "il pregiudizio subito nell'an e nel quantum, giacché la caparra conserva solo la funzione di garanzia dell'obbligazione risarcitoria" (Cass. n. 9040/2006).

In questa ipotesi, la parte non potrà incamerare la caparra, "essendole invece consentito trattenerla a garanzia della pretesa risarcitoria", ovvero "in acconto su quanto spettantele a titolo di anticipo dei danni che saranno in seguito accertati e liquidati" (Cass. n. 11356/2006; n. 9091/2004; n. 849/2002; n. 7180/1997).

Differenze tra caparra confirmatoria caparra e penitenziale

Da quanto sopra affermato emerge la differenza fondamentale tra la caparra confirmatoria e la "caparra penitenziale" disciplinata dall'art. 1386 c.c.

È sufficiente osservare che mentre la prima ha funzione di autotutela e di preventiva liquidazione del danno in caso di inadempimento della controparte, senza dover proporre domanda giudiziale e non ponendo limiti al danno risarcibile, la seconda costituisce un corrispettivo del diritto di recesso previsto a favore di una o di entrambi i contraenti e dagli stessi predeterminato (vai alla guida sulla caparra penitenziale).
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