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Il reato di falsa testimonianza ex art. 372 del codice penale

Il reato commesso da chi afferma il falso o nega il vero o tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato
Bilancia e martello

Avv. Laura Bazzan - Ai sensi dell'art. 372 c.p., la falsa testimonianza è il reato commesso da chi, deponendo come testimone innanzi all'autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato.


Cos'è la falsa testimonianza

Si tratta di un delitto contro l'amministrazione della giustizia posto a tutela del corretto funzionamento dell'attività giudiziaria, che intende assicurare, in particolare, la veridicità e la completezza della prova testimoniale quale mezzo idoneo a fondare il convincimento del giudice.

La norma

Secondo l'art. 372 del codice penale, "chiunque, deponendo come testimone innanzi all'autorità giudiziaria o alla corte penale internazionale, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni".

Interesse tutelato

L'interesse tutelato da tale norma è, come accennato, quello del corretto funzionamento dell'attività giudiziaria tramite una testimonianza completa e corretta.

Soggetto attivo

Il reato sanzionato dall'articolo 372 del codice penale è un reato proprio: la falsa testimonianza, infatti, è ascrivibile unicamente a chi riveste la qualifica giuridica di testimone in sede civile o penale.

Soggetto passivo

Il soggetto passivo del reato, invece, va individuato nello Stato-collettività e non direttamente nel privato che si ritenga eventualmente danneggiato dalla dichiarazione mendace o dal silenzio del teste.

È in generale lo Stato-collettività che ha interesse a che l'attività giurisdizionale sia svolta in maniera corretta e ordinata.

Elemento oggettivo

Venendo all'elemento oggettivo del reato, la condotta è integrabile sia mediante commissione (dichiarazione mendace) che mediante omissione (reticenza) in riferimento ai fatti oggetto di deposizione pertinenti e rilevanti ai fini del giudizio. Trattandosi di reato di pericolo, è sufficiente che la falsa testimonianza sia idonea ad influire sull'esito del processo senza che necessariamente il giudizio debba concludersi con una sentenza erronea. È appena il caso di precisare che il momento consumativo della falsa testimonianza coincide con l'espletamento della prova testimoniale e il conseguente esaurimento di tutte le domande formulate al teste.

Tentativo

La natura di reato unisussistente e di pericolo della falsa testimonianza impedisce la configurabilità del tentativo.

Elemento soggettivo

Per quanto riguarda l'elemento soggettivo, è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza e la volontà di affermare il falso, negare il vero o tacere, rimanendo indifferente l'obiettivo concretamente avuto di mira dall'agente.

Manifestazioni di falsa testimonianza: la reticenza è punita

Le forme con le quali la falsa testimonianza può manifestarsi sono tre:

- affermazione del falso

- negazione del vero

- reticenza

Quindi, non solo il negare qualcosa che si sa essere vero o l'affermare qualcosa che si sa essere falso: il nostro ordinamento punisce anche il tacere in tutto o in parte fatti di cui si ha conoscenza.

È importante sottolineare che la falsità deve essere valutata non in senso assoluto ma tenendo conto di quanto effettivamente il teste conosca. A tal proposito si parla di "vero soggettivo"

Circostanze aggravanti: cosa si rischia

La pena prevista per la falsa testimonianza è quella della reclusione da due a sei anni.

Qualora per effetto della falsa testimonianza il giudice pronunci sentenza di condanna alla reclusione o all'ergastolo, sono previsti aumenti di pena proporzionali all'entità della pena inflitta all'imputato. In tale ipotesi, pertanto, la falsa testimonianza è qualificabile quale reato aggravato dall'evento e le aggravanti hanno natura obiettiva ex art 70 c.p. In particolare, in applicazione dell'art. 375 c.p.:
- se dal fatto deriva una condanna alla reclusione non superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da tre ad otto anni;
- se dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da quattro a dodici anni;
- se dal fatto deriva una condanna all'ergastolo, la pena è della reclusione da sei a venti anni.

Ritrattazione e cause di non punibilità

Secondo quanto disposto dall'art. 376 c.p., è esclusa la punibilità del soggetto attivo che, non oltre la chiusura del dibattimento e nel medesimo procedimento (in sede penale) o la pronuncia della sentenza definitiva (in sede civile), ritratti il falso e manifesti il vero. La ritrattazione, quindi, consiste in una smentita inequivoca del fatto oggetto di deposizione accompagnata dalla dichiarazione veritiera in ordine al medesimo fatto; tale fattispecie è identificata da parte di dottrina e giurisprudenza quale esimente, mentre da altra parte quale scriminante. L'art. 384 c.p. prevede quali cause di giustificazione le ipotesi in cui la falsa testimonianza sia stata commessa da chi vi sia stato costretto per salvare sè stesso o un prossimo congiunto da un grave ed inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore (c. 1), ovvero da chi per legge non avrebbe dovuto essere assunto come testimone, o non avrebbe potuto essere obbligato a deporre o comunque rispondere, o avrebbe dovuto essere avvertito della facoltà di astenersi dal rendere testimonianza (c. 2).

Come dimostrare la falsa testimonianza

Dimostrare che c'è stata una falsa testimonianza può essere fondamentale per le sorti di un processo civile o penale.

Per farlo è necessario, innanzitutto, procurarsi i verbali di causa relativi alla deposizione testimoniale.

È poi fondamentale acquisire la documentazione o gli altri elementi (anche altre dichiarazioni) idonei a provare che quanto affermato dal teste non corrisponde al vero o che egli si è dimostrato reticente rispetto a qualcosa che conosceva.

Ad esempio sarà utile acquisire documentazione idonea a dimostrare che il teste, al momento del fatto sul quale ha deposto, si trovava altrove o che, per altro motivo, non poteva avervi assistito.

Giurisprudenza rilevante

Ecco alcune sentenze rilevanti in materia di falsa testimonianza:

"In relazione al delitto di falsa testimonianza commesso dall'acquirente di modiche quantità di sostanza stupefacente per uso personale che, sentito come testimone in dibattimento sulle sommarie informazioni rese nel corso delle indagini preliminari, neghi di aver sottoscritto il relativo verbale, non è applicabile l'esimente di cui all'art. 384 cod. pen., in quanto la garanzia della non punibilità copre unicamente il contenuto dichiarativo idoneo a determinare un grave ed inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore e non può estendersi al contenuto delle altre dichiarazioni riferite a dati di fatto obiettivi quali l'intervenuta sottoscrizione del verbale di sommarie informazioni". (In motivazione la Corte ha precisato che si connota di falsità la dichiarazione del testimone che neghi di aver sottoscritto il verbale di sommarie informazioni testimoniali, senza dedurne la contraffazione o la falsità ideologica, sicchè tale verbale, a seguito di contestazioni, è utilizzabile per la prova dell'obiettivo fatto storico)(Cass. n. 90/2014)

"Non è invocabile l'esimente dello stato di necessità nell'ipotesi in cui l'imputato abbia reso una falsa testimonianza in presenza di un pericolo non incombente, ma solo genericamente temuto, di un danno grave alla persona". (Nel caso di specie, in cui i ricorrenti avevano falsamente dichiarato di non avere ricevuto richieste estorsive, la S.C. ha ritenuto non rilevante la circostanza per cui gli stessi in precedenza - circa sei anni prima - erano rimasti vittime di atti intimidatori) (Cass. n. 34595/2009)

"In tema di falsa testimonianza, ciò che rileva ai fini dell'integrazione del reato è che il testimone affermi il falso o neghi il vero, mentre è irrilevante il grado di influenza che la deposizione falsa ha esercitato in concreto sul procedimento". (Cass. n. 26559/2008).

"Non integra il reato di falsa testimonianza la dichiarazione non veritiera resa da persona che non possa essere sentita come testimone o abbia facoltà di astenersi dal testimoniare, ma non ne sia stata avvertita, a nulla rilevando le finalità e i motivi che l'abbiano indotta a dichiarare il falso". (Cass. n. 7208/2008)

"Il privato che denunzi il reato di falsa testimonianza difetta della legittimazione a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione (e il successivo ricorso per cassazione), attesto che il bene giuridico protetto è il normale svolgimento dell'attività giudiziaria ed il soggetto passivo del reato è la collettività e non già la persona che a causa del reato subisca eventuali danni risarcibili in sede civile" (Cass. n. 35051/2005)

"Ai fini del reato di falsa testimonianza, testimone deve intendersi quel soggetto terzo rispetto alle parti del giudizio che, ammesso a rendere dichiarazioni di scienza su quanto a sua conoscenza in ordine ai fatti rilevanti ai fini del decidere, viene chiamato a deporre avanti al giudice e, in ambito processuale, nel contraddittorio delle parti, avvertito delle responsabilità penali cui va incontro per le dichiarazioni non corrispondenti a quanto a sua conoscenza, depone rispondendo alle domande a lui rivolte sui fatti intorno ai quali è chiamato a fare dichiarazioni di scienza. Risponde pertanto del reato il soggetto che afferma il falso in sede di sommarie rese al giudice civile ex art. 689 c.p.c. nell'ambito di un procedimento possessorio". (Cass. n. 6118/2000)

Guida aggiornata: ad Agosto 2016




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(07/05/2015 - Laura Bazzan)
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