E' reato coltivare in casa anche modeste quantita' di hashish o di marjuana ricavate dalla canapa indiana. La Corte di Cassazione applica, infatti, la linea dura per disincentivare, sulla scia di un dettato della Corte Costituzionale, i 'comportamenti propedeutici all'approvigionamento di sostanze stupefacenti per uso personale'. Ecco perche' la Quarta sezione penale oggi ha annullato l' assoluzione accordata dal gip di Ivrea ad una 29enne, Iolanda C., imputata di 'detenzione di tre piante di canapa indiana contenenti 291 mg di thc'. Per il gip la donna meritava il prosciglimento perche' si era di fronte ad una 'coltivazione domestica' di modesta quantita' per la quale non c'era 'alcuna prova che la detenzione fosse destinata allo spaccio'.Contro la tolleranza del giudice di Ivrea si e' opposto in Cassazione il pm ed ora la Suprema Corte (sentenza 32949) ha accolto il ricorso ricordando che 'solo laddove risulti l'assenza o l'insufficienza di effetto drogante della sostanza coltivata e' consentito escludere l'offensivita' della condotta'. Diversamente, la coltivazione domestica va perseguita senza sconti, come in questo caso.
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