Avv. Roberto Cataldi |

Giustizia: Ferri propone un collegio giudicante per autorizzare misure cautelari e intercettazioni

Cosimo Maria Ferri, un "togato" di Magistratura Indipendente, ha lanciato una proposta al Consiglio Superiore della Magistratura: un collegio giudicante per autorizzare misure cautelari ed intercettazioni. Secondo ferri alcuni interventi si possono realizzare velocemente e potrebbero dimostrarsi di una certa efficacia in riferimento ai temi che sono spesso oggetto di dibattito. 'In materia di misure cautelari personali (con eccezione, ovviamente, al caso di emissione successiva a convalida del fermo o dell'arresto) si puo' pensare - spiega Ferri - ad attribuire l'emissione delle stesse ad un collegio di tre giudici anziche' ad un giudice monocratico con contestuale abolizione del riesame. In tal modo - osserva - si ridurrebbe certamente il rischio di abusi o di errori attraverso un esame approfondito del materiale, spesso costituito da migliaia di pagine, gia' per questo di difficoltosa lettura'. Ma non basta 'Una competenza collegiale potrebbe essere prevista anche in materia di autorizzazione all'esecuzione di operazioni di intercettazione: a mio giudizio infatti l'attuale disciplina normativa in tema di intercettazioni non dovrebbe essere modificata in punto di presupposti e condizioni, ma poiche' non si puo' non registrare un certo 'abuso' nell'uso di questo strumento investigativo si puo' pensare di prevedere anche qui la possibilita' di una competenza collegiale, allo scopo di consentire un'applicazione piu' rigorosa e puntuale delle attuali norme codicistiche'.

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In particolare, ''i ''gravi indizi di reato'' e ''l'assoluta indispensabilita' per la prosecuzione delle indagini'', gia' oggi previsti quali necessari presupposti, devono essere sempre valutati nella loro esistenza con corretto rigore, cosi' da emergere nell'adeguata motivazione del provvedimento con il quale l'utilizzo dello strumento viene autorizzato. Motivazione -sottolinea Ferri- che non deve essere meramente ripetitiva neppure nel caso di concessione di proroghe all'utilizzo dello strumento medesimo''. ''Infine -propone il 'togato' del Csm- in merito al reato di corruzione, piu' che discutere sulla possibilita' di renderlo ''immune'' alle intercettazioni (eventualita' che mi vede comunque schierato tra i contrari), mi preme evidenziare un dato: l'attuale disciplina rende quasi impossibile riuscire ad ottenere una sentenza definitiva di condanna, e' quindi essenziale intervenire sull'allungamento dei tempi della prescrizione di tale reato poiche' l'attuale termine di 7 anni e mezzo e' del tutto inadeguato''.


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