Entra in vigore la riforma delle intercettazioni. Molte le novità, dall'aumento dei compiti affidati al PM, all'archivio riservato delle registrazioni
registratore retro utilizzato per intercettazioni

Stop ai rinvii: la riforma delle intercettazioni parte

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Dopo una serie innumerevole di rinvii, la riforma delle intercettazioni è realtà: da oggi le nuove regole che disciplinano l'acquisizione di conversazioni nell'ambito dei procedimenti penali entrano in vigore. E, in tal modo, prende il via una nuova era delle indagini.

Più compiti per il PM

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Le novità sono molteplici e, tra esse, si può segnalare l'aumento dei compiti affidati al pubblico ministero.

È il PM, infatti, che deve ora valutare quali intercettazioni sono attinenti alle indagini in corso e quali, invece, non lo sono, attività un tempo svolta dalla polizia giudiziaria. Si precisa che non possono essere trascritte le conversazioni che hanno a oggetto dati sensibili né quelle che rischiano di danneggiare la reputazione dei soggetti coinvolti. Resta comunque compito della polizia giudiziaria segnalare le conversazioni che potrebbero non dover essere trascritte.

L'ampiezza dei criteri di selezione, tuttavia, per alcuni potrebbe ostacolare gli obiettivi che la riforma si è prefissata, rischiando di far ammettere intercettazioni inutili e lesive della privacy.

Archivio informatico delle intercettazioni

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Il materiale raccolto verrà depositato in un archivio informatico, la cui vigilanza è affidata al pubblico ministero.

Gli avvocati potranno accedervi, ma in un primo momento solo ascoltando quanto registrato senza estrarne copia, almeno fino alla possibile udienza di stralcio.

Inoltre, le intercettazioni che non rilevano per le indagini non potranno essere pubblicate.

Divieto di utilizzare le intercettazioni in procedimenti diversi

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Nei procedimenti diversi da quello in cui le intercettazioni sono state autorizzate, queste ultime, per regola generale, non possono essere utilizzate. Tuttavia, sono previste due eccezioni: se il reato ammette l'arresto in flagranza e se il titolo di reato accertato avrebbe comunque ammesso gli ascolti, si può fare ricorso alle intercettazioni, purché rilevanti e indispensabili.

I trojan

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Infine, i trojan possono ora essere utilizzati per tutti i reati commessi contro la PA, sia se il soggetto attivo è il pubblico ufficiale, sia se il soggetto attivo è l'incaricato di un pubblico servizio.

È tuttavia fondamentale che nel decreto di autorizzazione emergano le ragioni che hanno giustificato l'utilizzo di tale strumento.

Transizione: problematiche

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Nonostante la riforma sia finalmente giunta ai nastri di partenza, restano comunque alcune questioni da risolvere.

Ad esempio: cosa accade per le iscrizioni di reato effettuate in agosto, alle quali seguono altre, successive, relative ad altri titoli di reato? E in caso di riunione di procedimenti con diversa iscrizione, a cavallo dell'entrata in vigore della riforma?

Sono tutte problematiche per la cui soluzione non resta che attendere degli auspicati chiarimenti o, in assenza, gli orientamenti degli uffici giudiziari.


Leggi anche:

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Vedi anche:
- Raccolta di articoli e sentenze sulle intercettazioni
- Le intercettazioni: guida legale
Valeria Zeppilli
Avv. Valeria Zeppilli (profilo e articoli)
Consulenza Legale
E-mail: valeria.zeppilli@gmail.com
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
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