Un'analisi ragionata sul potere politico, il sistema ideologico e l'indottrinamento delle masse
Sembra che la gente, distratta da una massa, accuratamente predisposta, di comunicazioni e notizie del tutto prive di importanza e di qualsiasi attinenza con i veri problemi esistenti, in una sorta di assopimento delle coscienze a poco a poco si sia avvezzata a sopportare.
In effetti, praticamente tutti media hanno adottato e consolidato un sistema di ammaestramento diretto a organizzare il pensiero delle masse e la stessa modalità di percezione degli avvenimenti.
Secondo le evidenze, emerge una direttrice sostanzialmente unica: distrarre i cittadini indirizzando la loro attenzione su eventi marginali: calcio, scandali, pettegolezzi, curiosità.
Anche l'istruzione, il sistema scolastico in genere, tende a premiare il conformismo e l'obbedienza, emarginando chi esprime un pensiero indipendente: come già Orwell affermava, viviamo in un sistema culturale nel quale certe cose non vanno dette e certi pensieri non vanno espressi.
Al potere economico, che ha in mano tutti i media, interessa che solo certe notizie, e interpretate in una certa prospettiva che ne riflette gli interessi e i progetti, arrivino alla gente.
Questo stato di cose, ovvero la formazione di un pensiero unico, è di fatto ignorato. Nessuno parla di questo fenomeno ed anzi i primi attori ad esserne coinvolti sono gli esponenti della cultura, della comunicazione e delle relazioni sociali i quali "sanno" ciò che "deve" essere posto in evidenza e quale lettura è opportuno venga predisposta per il gregge affinchè non cominci a pensare e rimanga nel ruolo antico di semplice "spettatore". Non di partecipante.
L'unica realtà ammessa è quella evidenziata per l'appunto dai media, che, abbiamo detto, sono adeguatamente guidati.
Naturalmente, tutto questo apparato è sostenuto da una costruzione teorica basata sul principio che il popolo non è affatto, come si potrebbe pensare, il miglior giudice dei suoi interessi e perciò a questa bisogna deve provvedere chi gestisce il potere.
La propaganda, cioè lo strumento utilizzato per controllare e guidare il pensiero delle folle, si può dire che sia nata negli Stati Uniti all'epoca della prima guerra mondiale. Oggi, è fortemente facilitata dagli strumenti digitali, che la rendono anche molto invasiva.
All'epoca, mentre una ristretta élite, attirata da importanti prospettive di ampliare i mercati, voleva decisamente entrare in guerra, il popolo tutto era fortemente contrario e convintamente pacifista. Venne allora posta in essere una vera e propria industria delle pubbliche relazioni, sulla traccia delle indicazioni fornite da quello che poi divenne il massimo guru della materia, un certo Edward Bernays, il quale sintetizzò poi le sue teorie in un libro di grande successo, il noto Propaganda (1928), vero manuale della manipolazione delle menti. Merita ricordare che il detto Bernays esercitò poi le sue doti di incantatore convincendo, dietro incarico della Chesterfield, le donne americane a fumare in massa, attribuendo al fumo anche una valenza seduttiva (v., per l'appunto, la celebre canzonetta: smoke gets in your eyes...).
Efficace, anche qui, l'utilizzo costante di semplificazioni di forte impatto emotivo. Il successo della campagna di propaganda bellicista fu, come è noto, assolutamente clamoroso. Il popolo americano divenne in breve tempo un vero falco militarista pervaso da fanatismo oltranzista. Un capovolgimento di opinione rimasto nella storia e al quale si ispirò poi anche Hitler per le sue specifiche finalità. Nel seguito, con le stesse metodiche, il popolo americano venne indotto a odiare e detestare l'Unione Sovietica, il famigerato "pericolo rosso". Con lo stesso sistema vennero anche emarginati e accantonati i sindacati che, negli Stati Uniti, sono praticamente inesistenti.
In tempi più recenti, a Bernays si è accodato il giornalista americano W. Lippman il quale ha esplicitamente e significativamente affermato che, con la "fabbrica del consenso" si può superare il "dogmatismo della democrazia", cioè l'attribuzione del diritto di voto alla massa inconsapevole, svuotandolo in tal modo di ogni effettiva rilevanza. Il gregge, con il voto, non sceglie poi i candidati da eleggere in un ventaglio di soggetti che esso stesso ha selezionato consapevolmente, bensì è costretto a scegliere tra soggetti accuratamente indicati dal potere e addestrati ad operare al servizio dei padroni. In tal modo il voto viene completamente svuotato di significato. Il voto del popolo assume una valenza alquanto relativa. Specie negli Stati Uniti, dove ci sono solo due partiti, espressione di due fazioni del potere politico.
Vediamo dunque che, se un regime autoritario tipicamente ricorre alla forza, alla coazione anche fisica, lo stato "democratico" raggiunge gli stessi risultati con la propaganda.
Non è da trascurare, in argomento, che i padri della Costituzione americana e, in prima fila, il notissimo e influente James Madison, affermarono esplicitamente che il primo principio ispiratore del documento doveva essere quello di "proteggere la minoranza dei benestanti dalla maggioranza", che l'avrebbe altrimenti depauperata. E su questa base appunto, cioè sull'intento di limitare il più possibile la formazione e l'espressione della volontà popolare, si è costruita la Costituzione americana.
La linea conduttrice in questo contesto è cercare di isolare i singoli cittadini così da evitare la formazione di aggregazioni numerose che sono sempre difficilmente gestibili.
Del resto, colui che, in una dimensione solitaria, matura critiche o progetti di cambiamento, non trovando echi o paralleli sarà infine naturalmente indotto a credere di avere torto. Colui, ad esempio, che è singolarmente orientato a ritenere la spesa per armamenti eccessiva o addirittura inutile, finirà per convincersi di coltivare idee peregrine, se non rileva intorno a sè posizioni analoghe. La disposizione mentale lo induce a tenersi da parte.
Tutto ciò sottolinea l'imperante necessità di favorire il raggruppamento, la condivisione, la comunicazione, l'organizzazione. Solo interagendo e comunicando è possibile sviluppare un movimento di pensiero che può avere qualche efficacia politica e sociale tale da contrastare il messaggio dominante.
Un esempio: l'ondata di dissenso formatasi negli anni '60 venne etichettata dal potere "crisi della democrazia", cioè esattamente il contrario di ciò che stava avvenendo, ma, all'epoca, la forza delle idee che erano condivise dalle masse, costrinsero il potere a introdurre importanti cambiamenti sociali.
Interessante ciò che avviene oggi negli Stati Uniti dove una forte propaganda cerca di costruire una società aggressiva, favorevole all'uso della violenza. Il popolo è indotto ad apprezzare il "valore militare" quando i vertici decidono di attaccare e demolire un Paese straniero, in quanto lo scopo è sempre e soltanto quello di "proteggerlo", magari incidentalmente massacrando importanti porzioni della sua popolazione.
In genere, l'immagine della realtà presentata alla gente, nel migliore dei casi, ha solo delle remote attinenze con ciò che realmente accade.
In questo momento, ci troviamo nel nostro Paese ad affrontare un grave appesantimento dei problemi economici e sociali.
Il sistema scolastico è fortementre deteriorato, anche a livello universitario, tanto che la percentuale dei laureati è estremamente bassa e molto inferiore ad esempio a quella del lontano Iran.
Il sistema sanitario è vicino al collasso e non in grado di offrire un livello di tutela decente. Il problema del crescente afflusso di migranti, non gestito in modo adeguato, si va aggravando. La criminalità è in aumento, soprattutto nei centri urbani. La dipendenza energetica non è minimamentre affrontata e rappresenta una pesante incognita per il futuro. Il livello dei salari reali è in costante declino, nonostante il sensibile incremento del costo della vita e dell'inflazione. L'area della povertà si allarga costantemente. Il debito nazionale ha raggiunto livelli catastrofici tali da imporre interventi drastici. Intanto, le differenze sociali si fanno sempre più marcate, incidendo sugli equilibri sociali.
A dispetto della imponente pravità della situazione, nessuno ne parla, neppure in modo superficiale, e il governo non solo non interviene in modo concreto, ma con estrema leggerezza spende cifre enormi in armamenti, in aiuti militari e finanziari a Paesi con i quali non abbiamo nessun legame significativo.
Il governo si preoccupa solo di distrarre il gregge, gonfiando nei media episodi di cronaca del tutto marginali e cercando di criminalizzare le blande manifestazioni di protesta nonchè di limitare sempre maggiormente la libertà individuale, la dignità personale e le manifestazioni di libero pensiero.
E' un disegno di ampio respiro, volto a modificare la cultura di base della società ed i suoi valori fondamentali, rendendo più accetto un auspicato futuro sistema politico autoritario nel quale la popolazione sia avvezzata a sopportare le prevaricazioni del potere e le costrizioni che questo voglia posse in essere. Tutto ciò per vero è presente in tutti i Paesi occidentali sotto l'impulso della cupola economica mondiale.
In effetti, risulta attiva una articolata organizzazione che è presente sul piano operativo con grandi fondi di investimento (Black Rock, Vanguard, State Street, Fidelity), dotati di capitali enormi, superiori al Pil delle maggiori nazioni industrializzate messi insieme. Questi fondi, oltre ad avere in mano tutto il sistema bancario mondiale, salvo che in Russia, detengono partecipazioni rilevanti in tutte le grandi aziende del pianeta, coordinandone la relativa politica industriale in misura da potenziare i profitti complessivi. E il cerchio si stringe. A possedere la massima parte del capitale di questi fondi sono solo tre famiglie ebraiche: Rockefeller, Rothshild e Morgan. Questi fondi li troviamo tutti al World Economic Forum, al G20, al Bildelberg, alla Trilaterale e a Davos: tutti eventi che raccolgono il mondo degli affari e mirati a risolvere problematiche, discutere progetti, elaborare strategie.
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