LO STRETTO DI HORMUZ: IL COLLO DI BOTTIGLIA CHE HA FERMATO IL MONDO.
Lo Stretto di Hormuz è stato descritto come la più grande interruzione dell'approvvigionamento energetico dalla crisi energetica degli anni '70, nonché la più grande nella storia del mercato petrolifero globale. I prezzi del greggio Brent hanno superato i 100 dollari al barile l'8 marzo 2026 per la prima volta in quattro anni, raggiungendo un picco di 126 dollari al barile.
Le esportazioni di petrolio dalla regione erano di 25 milioni di barili al giorno prima della guerra, scendendo del 60% a circa 10 milioni entro il 15 marzo. L'Iraq ha dichiarato forza maggiore su "tutti i giacimenti petroliferi sviluppati da compagnie petrolifere straniere" il 17 marzo.
Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, oltre 3 milioni di barili al giorno di capacità di raffinazione nella regione si sono già fermati a causa di attacchi e mancanza di sbocchi di esportazione praticabili. La chiusura dello Stretto sta costringendo le raffinerie orientate all'esportazione a ridurre la produzione o a chiudere completamente man mano che i serbatoi di stoccaggio dei prodotti si riempiono.
Ma il vero problema non è il greggio: è la raffinazione. I crack spread per il carburante per aerei in Asia ed Europa sono aumentati di cinque volte fino a 100 dollari al barile, equivalenti a 200 dollari al barile di Brent. Il diesel ha seguito una traiettoria simile.
IL PARADOSSO AMERICANO: QUANDO LA CRISI DIVENTA OPPORTUNITÀ.
Qui emerge il primo elemento di analisi critica che merita attenzione: mentre l'Europa e l'Asia affrontano una paralisi energetica senza precedenti, gli Stati Uniti emergono come il principale beneficiario di una crisi che loro stessi hanno contribuito a creare.
Gli Stati Uniti sono diventati esportatori netti di energia a partire dal 2019, dopo oltre sei decenni come importatori netti. Oggi producono circa 13 milioni di barili di petrolio al giorno ed esportano circa 3 milioni di barili. Le importazioni dal Golfo Persico sono scese a circa 906.000 barili al giorno nei primi dieci mesi del 2025, contro 1,5 milioni nel 2018.
Con il Brent oltre i 100 dollari al barile e il gas naturale liquefatto che ha visto i prezzi raddoppiare in Europa e Asia, gli esportatori americani stanno registrando profitti record. La costa del Golfo del Messico dispone del complesso di raffinazione più avanzato del pianeta, costruito specificamente per processare greggio pesante e acido.
Con il Qatar fuori linea per almeno cinque anni a causa dei danni alle infrastrutture, l'intero mercato globale del gas viene riprezzato a favore degli esportatori americani per il resto del decennio. Come osservano gli analisti argentini, "ciò a cui stiamo assistendo è l'evoluzione del sistema del petrodollaro verso un ibrido petrolio/GNL dollaro".
Il CEO di Cheniere Energy, Jack Fusco, ha dichiarato di ricevere letteralmente telefonate di "Help!" dall'Asia mentre una potenziale crisi di approvvigionamento inizia a manifestarsi. "Cercheremo di portare quante più molecole possibile a quei paesi in Asia che ne hanno davvero bisogno. Ma è un viaggio di 28 giorni dalla costa del Golfo a qualsiasi parte dell'Asia, quindi non accadrà dall'oggi al domani".
L'EUROPA: TRA RAZIONAMENTO E DIPENDENZA STRATEGICA.
Mentre gli Stati Uniti prosperano, l'Europa affronta la sua seconda grande crisi energetica in quattro anni. La Slovenia è diventata il primo paese membro dell'Unione Europea a introdurre il razionamento del carburante, limitando gli acquisti privati a 50 litri al giorno e quelli commerciali a 200 litri.
Il CEO di Shell, Wael Sawan, ha avvertito che l'Europa potrebbe affrontare carenze di carburante già ad aprile se lo Stretto di Hormuz rimane chiuso. "L'Asia meridionale è stata la prima a subire l'impatto. Questo si è spostato verso il sud-est asiatico, il nord-est asiatico e poi sempre più verso l'Europa man mano che entriamo in aprile".
In Germania, il Ministro dell'Economia Katherina Reiche ha avvertito che la scarsità di approvvigionamento potrebbe emergere entro fine aprile o maggio se la crisi continua. In Francia, una decisione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 26 marzo 2026 autorizza, "a titolo eccezionale e temporaneo", i distributori a commercializzare un gasolio non conforme alle specifiche abituali.
Il governo spagnolo ha varato un pacchetto da 5.046 milioni di euro per attenuare gli aumenti dei prezzi, con misure in vigore fino al 30 giugno 2026. Nel Regno Unito, il governo Starmer ha varato il Piano Nazionale di Emergenza per il Carburante che include restrizioni di velocità e razionamento del carburante.
L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha lanciato il più grande rilascio di riserve strategiche della sua storia: 400 milioni di barili di petrolio. Tuttavia, come ha osservato Al Jazeera, a un tasso di consumo globale di 105,17 milioni di barili al giorno, 400 milioni di barili coprirebbero teoricamente solo quattro giorni di consumo globale.
LA CRISI DEI FERTILIZZANTI: LA BOMBA A OROLOGERIA ALIMENTARE.
Lo Stretto di Hormuz è responsabile di circa un terzo del commercio globale di fertilizzanti via mare, in particolare le esportazioni di azoto e zolfo da hub in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il prezzo dell'urea granulare è schizzato da 415 a oltre 590 dollari per tonnellata in meno di due settimane, segnando un aumento reale del 42%.
"Il tempismo è critico", afferma la signora Youssef dell'UNCTAD. "È ora la stagione di semina primaverile, quando i paesi e gli agricoltori acquistano tipicamente fertilizzanti per il prossimo raccolto. Se non sono in grado di garantire forniture sufficienti - o se i prezzi sono troppo alti - le rese delle colture potrebbero diminuire."
In Europa, i prezzi dei fertilizzanti azotati sono aumentati significativamente in poche settimane. In Bassa Sassonia, il prezzo del nitrato di calcio e ammonio è aumentato di circa il 15% in un mese. In Schleswig-Holstein, l'urea costa significativamente di più oggi rispetto a prima della guerra in Iran.
Paul Henschke, che gestisce la sua azienda agricola in Sassonia-Anhalt su 80 ettari, ha dichiarato a Euronews: "L'urea attualmente costa 550 euro per tonnellata netto, il nitrato di calcio e ammonio circa 370 euro". Senza interventi immediati, il rischio è una forte compressione dei margini delle imprese agricole e possibili ripercussioni sull'intera filiera agroalimentare.
Alcuni paesi, come Sudan e Bangladesh, si riforniscono di oltre la metà dei loro fertilizzanti dal Golfo e hanno una grave esposizione alla crisi. Nel caso di grandi esportatori come il Brasile, l'impatto sulle rese potrebbe riverberarsi in tutto il mondo, poiché il paese è un importante esportatore agricolo.
IL SISTEMA AGROALIMENTARE E LOGISTICO ITALIANO: IMPATTO E STRUMENTI GIURIDICI.
Per il sistema agroalimentare italiano, le implicazioni sono devastanti. L'urea è diventata introvabile sul mercato italiano, passando dai 46 euro al quintale del 2025 ai 70 euro di oggi. Colture come il grano e il mais perdono fino al 50% di produzione senza concimazione azotata.
Nel primo trimestre del 2026, il prezzo del gasolio stradale in Italia ha registrato un forte aumento, salendo stabilmente sopra i 2,00€/l sulla rete ordinaria e avvicinandosi ai 2,60€/l sulle autostrade. Due fattori principali stanno dietro a questo: l'aumento delle accise entrato in vigore il 1° gennaio e le tensioni geopolitiche legate al Medio Oriente.
Sul piano giuridico, gli strumenti di tutela esistono ma richiedono un'applicazione rigorosa. L'articolo 6 del decreto legislativo 286/2005 stabilisce che nei contratti di trasporto di merci su strada stipulati in forma scritta deve essere prevista una clausola di adeguamento del corrispettivo al costo del carburante, qualora le variazioni superino del 2 per cento il valore preso a riferimento.
Come sottolinea Confartigianato Trasporti Sardegna, "consigliamo alle imprese di fare valere i propri diritti attivando immediatamente la clausola di adeguamento al costo del carburante (fuel surcharge) nei contratti di trasporto, pur sapendo che, sebbene sia prevista obbligatoriamente per legge, non di rado viene disattesa soprattutto nei contratti non scritti".
Gli operatori logistici europei stanno già avvertendo i clienti del rischio di "double-dipping" sulle sovrattasse, dove sia la sovrattassa carburante del vettore che una sovrattassa separata per congestione o emergenza vengono applicate simultaneamente alla stessa spedizione.
I PROVVEDIMENTI GLOBALI: UNA PANORAMICA COMPARATA.
L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha lanciato il 2026 Energy Crisis Policy Response Tracker, che monitora le risposte politiche dei governi di tutto il mondo alla crisi. Il conflitto in Medio Oriente ha innescato un'interruzione senza precedenti dei mercati globali del carburante.
In Asia, le Filippine hanno dichiarato un'emergenza energetica nazionale e sono in trattative con gli Stati Uniti per ottenere il permesso di acquistare petrolio da paesi sanzionati. Il Pakistan ha imposto una settimana lavorativa di quattro giorni per i dipendenti pubblici e ha chiuso le scuole per due settimane.
In Cina, il governo ha diretto le raffinerie di petrolio a interrompere le esportazioni di carburante, un segno di crescente preoccupazione per i vincoli di approvvigionamento. La Corea del Sud ha annunciato tetti di prezzo sul carburante per la prima volta in 30 anni.
L'EUROPA E L'ITALIA: IL MOMENTO DELLE SCELTE DIFFICILI.
Le prime stime indicano che l'interruzione dei flussi energetici dal Golfo potrebbe far aumentare il prezzo medio del gas in Europa dai 30€/MWh di febbraio 2026 ai 45-60€/MWh per l'intero anno, in base alla durata del conflitto. L'Italia paga l'alta dipendenza da gas e il limitato apporto delle fonti rinnovabili.
Nel lungo periodo, una riduzione della presenza del Qatar nel mercato globale del GNL potrebbe rafforzare ulteriormente la quota di mercato degli Stati Uniti, consolidando la dipendenza europea da un unico grande fornitore. Questo scenario comporta implicazioni rilevanti per l'autonomia strategica dell'Europa.
L'Unione Europea rischia una nuova dipendenza energetica poiché gli Stati Uniti potrebbero fornire l'80% delle sue importazioni di GNL entro il 2030. La crescente dipendenza dell'UE dal gas naturale liquefatto statunitense "ha creato una nuova dipendenza geopolitica potenzialmente ad alto rischio", secondo l'Institute for Energy Economics and Financial Analysis.
I ministri dell'Unione Europea stanno cercando una strategia unitaria sulla crisi dei prezzi dell'energia, ma le divisioni interne e i vincoli di bilancio rendono difficile un intervento coordinato. L'Europa gravata dal debito ha meno opzioni per attutire lo shock energetico rispetto alla crisi del 2022.
LA NECESSITÀ DI UN INTERVENTO EUROPEO UNITO.
In questo quadro, preservare e rafforzare strumenti come il Green Deal, la strategia europea su clima ed energia, è essenziale per garantire la competitività europea e assicurare una maggiore autonomia strategica di fronte a instabilità sempre più ricorrenti nei mercati energetici.
Secondo la Commissione europea, raggiungere gli obiettivi europei di transizione richiederà circa 660 miliardi di euro all'anno nel periodo 2026-2030, un aumento significativo rispetto alla media annua di 240 miliardi di investimenti registrata nel periodo 2011-2021.
Il 58% dell'energia dell'UE proviene da petrolio e gas, di cui quasi tutto è importato. Fino a quando questo non cambierà, l'UE sarà esposta a shock derivanti da interruzioni dell'approvvigionamento e dalla volatilità dei prezzi nei mercati energetici internazionali; queste sfide impongono chiari vincoli all'autonomia strategica dell'UE.
Senza un intervento europeo unito e tempestivo, il sistema italiano per come lo conosciamo verrà travolto. Non si tratta di allarmismo, ma della fredda constatazione di una realtà che emerge dai dati: la guerra ha precipitato una seconda grande crisi energetica e successivamente economica per l'Europa, principalmente attraverso la sospensione del gas naturale liquefatto qatariota e la chiusura dello Stretto di Hormuz.
CONCLUSIONI: UNA VISIONE PER IL FUTURO.
Mentre chiudo questo contributo, alla fine di marzo 2026, emerge con chiarezza una verità scomoda: la crisi dello Stretto di Hormuz non è una catastrofe simmetrica. È una redistribuzione geopolitica ed economica del potere globale, con vincitori e vinti ben definiti.
Gli Stati Uniti, grazie alla loro indipendenza energetica conquistata attraverso la rivoluzione del gas e del petrolio di schisto, non solo sono immuni dalla crisi, ma ne emergono come i principali beneficiari. L'Europa, al contrario, affronta la sua seconda grande crisi energetica in quattro anni, con strumenti di risposta limitati dai vincoli di bilancio post-pandemia e post-crisi 2022.
L'Italia si trova in una posizione particolarmente vulnerabile. L'alta dipendenza dal gas, il limitato apporto delle fonti rinnovabili, la crisi dei fertilizzanti che minaccia il sistema agroalimentare nazionale, e l'impatto devastante sui costi logistici richiedono scelte difficili e immediate.
Per l'Europa e l'Italia, il momento delle scelte difficili è arrivato. Non si tratta più di decidere se agire, ma di scegliere tra austerity volontaria e lockdown energetico forzato. Tra dipendenza strategica dagli Stati Uniti e accelerazione della transizione verso le rinnovabili. Tra sovranità alimentare e importazioni a prezzi insostenibili.
La crisi del 2026 ha dimostrato che l'indipendenza energetica non è solo una questione economica, ma una questione di sovranità nazionale. Come ricordava Henry Kissinger, "Chi controlla il petrolio controlla gli Stati. Chi controlla il cibo controlla i popoli". Oggi, mentre gli Stati Uniti consolidano il controllo su entrambi, l'Europa e l'Italia devono decidere se accettare questa nuova dipendenza o intraprendere un percorso radicalmente diverso verso l'autonomia strategica.
Il pericolo non è mai stato così grande. Ma anche l'opportunità di ripensare il nostro modello energetico ed economico non è mai stata così evidente. La domanda è se avremo il coraggio e la visione per coglierla.
Erik Stefano Carlo BODDA è avvocato del foro di Torino, già iscritto nei fori di Madrid e Parigi ed abilitato alle difese avanti le Giurisdizioni Superiori.
Ha conseguito il diploma presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali della LUISS e ha operato in Europa, Africa, America latina e Medioriente. È fondatore dello studio legale BODDA & PARTNERS con sedi in Italia e all'estero.
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