La giustizia italiana si mobilita. La preoccupazione del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Milano e della sua Commissione Diritti Umani
uomo con cerotto sulla bocca con scritto diritti umani

Giustizia in difesa dei diritti

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La grave situazione in Afghanistan ha spinto la giustizia italiana alla mobilitazione. Magistrati e avvocati, in particolare, sottolineano la necessità di difesa dei diritti dei cittadini afghani, dalle donne agli oppositori politici, minacciati dal lugubre revival dei talebani, rientrati da padroni a Kabul. In particolare poi è stato il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Milano, con la Commissione Diritti Umani, ad esprimere preoccupazione per i fatti dell'Afghanistan e per le gravissime conseguenze che questi hanno determinato e determineranno sulla popolazione afghana.

Avvocati e magistrati, un impegno concreto per aiuto e cooperazione

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Come chiarisce Il Dubbio, L'avvocatura e la magistratura italiana, non sono solo preoccupati per la situazione dei diritti nel paese centro- asiatico ma si impegnano per fornire aiuto, assistenza, cooperazione concreta. I Comitati Pari Opportunità degli Ordini Forensi italiani stigmatizzano «la fuga vigliacca dell'occidente che ha abbandonato le donne afghane al loro destino». Di seguito: «Chiediamo allo Stato italiano, nelle persone del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro degli Esteri e del governo tutto oltre che ad ogni altra autorità civile nazionale ed internazionali un forte impegno, affinché la nuova realtà politica afgana riconosca pari dignità di esistenza a donne e bambine, a persone di religione e di appartenenza etnica diversa da quelle della maggioranza ed il rispetto dei diritti umani nei confronti delle persone LGBTQI».

Sulla situazione si è espressa anche l'Associazione Donne Magistrato Italiane: «La caduta di Kabul e di tutto l'Afghanistan in mano talebana rischia fortemente di riportare le donne, le ragazze e le bambine afghane alla situazione antecedente alla caduta del regime talebano ed alle riforme della costituzione del 2004 ed alla legge elettorale del 2005 che hanno riconosciuto loro il diritto all'istruzione ed alla partecipazione alla vita politica, sociale e culturale del Paese, sottraendole all'oscurità in cui erano state sepolte. Una realtà già annunciata dal brutale omicidio di due donne magistrate della Corte Suprema afghana o dall'assalto ad una scuola femminile di Kabul».

Coa di Milano: «Serve agire ora»

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Il rispetto dei diritti umani universali è imprescindibile». A ribadirlo, in un comunicato stampa, è il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Milano, con la Commissione Diritti Umani, formulando unitamente la richiesta che ai cittadini «vengano garantiti anche e soprattutto in questo momento di difficile transizione politica e sociale che l'Afghanistan sta attraversando. Particolare attenzione deve essere prestata alla protezione delle donne e dei minori, considerato il loro ruolo unico e insostituibile in ogni organizzazione sociale. Bisogna agire insieme, ora». Aggiunge poi il Presidente Vinicio Nardo «con la nostra Commissione Diritti Umani proporremo di portare all'attenzione del Consiglio, in occasione della prima seduta di settembre, una determinazione ufficiale per organizzare, di concerto con le istituzioni locali milanesi e con altri Ordini, una task force dedicata all'aiuto offerto da parte dei professionisti milanesi per affrontare tutte le problematiche che potrebbero interessare cittadini, istituzioni, associazioni e imprese derivanti da questo nuovo scenario. Perché la sensibilità istituzionale del nostro Ordine si traduca in una immediata azione di squadra».

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Foto: 123rf.com
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