Secondo la Commissione europea «la legislazione nazionale applicabile ai magistrati onorari non è pienamente conforme al diritto del lavoro dell'Ue»

Magistrati onorari, l'Italia non rispetta gli accordi sul tempo determinato

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Procedura d'infrazione aperta nei confronti dell'Italia: una lettera di costituzione in mora poichè «la legislazione nazionale applicabile ai magistrati onorari non è pienamente conforme al diritto del lavoro dell'Ue». La sonora bocciatura arriva dalla Commissione europea che ha chiarito che la legislazione italiana non rispetta diverse disposizioni dell'accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato; dell'accordo quadro allegato alla direttiva 97/81/CE sul lavoro a tempo parziale; della direttiva 2003/88/CE sull'orario di lavoro e della direttiva 92/85/CEE sulle lavoratrici gestanti.

Magistrati onorari, un anno fa la sentenza della Corte del Lussemburgo

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Risale ad un anno fa la sentenza della Corte del Lussemburgo che aveva contestato al nostro Paese per l'inaccettabile condizione di precarietà di oltre 5mila giudici onorari - dai giudici di pace, ai vice procuratori onorari, ai giudici onorari di tribunale. stavolta il richiamo al rispetto delle regole arriva dalla Commissione.

Magistrati onorari, le violazioni

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La Commissione nel documento ha ricordato che diverse categorie di magistrati onorari (i giudici onorari di pace, i vice procuratori onorari e i giudici onorari di tribunale) vengono considerati volontari che prestano servizi a titolo "onorario". Non essendo loro riconosciuto lo status di lavoratori «non godono della protezione offerta dal diritto del lavoro dell'Ue e risultano penalizzati dal mancato accesso all'indennità in caso di malattia, infortunio e gravidanza, dall'obbligo di iscriversi presso il fondo nazionale di previdenza sociale per i lavoratori autonomi, nonché da divari retributivi, dalla discriminazione fiscale e dal mancato accesso al rimborso delle spese legali sostenute durante procedimenti disciplinari e al congedo di maternità retribuito».

Cosa succederà adesso? Il governo italiano ha due mesi di tempo per rispondere. Se non lo farà, la procedura andrebbe avanti con un parere motivato, ovvero una richiesta formale di conformarsi al diritto dell'Unione.

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