Il medico non risponde se il paziente avrebbe comunque accettato l'intervento
Avv. Valeria Zeppilli |

Il medico non risponde se il paziente avrebbe comunque accettato l'intervento

Per la Cassazione, in caso di mancata informazione, il paziente che non ha prestato il consenso può essere risarcito solo se dimostra che non si sarebbe operato

Omesso consenso: la prova

Con l'ordinanza numero 12593/2021 qui sotto allegata, la Corte di cassazione è tornata sulle conseguenze del mancato consenso informato del paziente, ribadendo la necessità che quest'ultimo, per essere risarcito dell'omessa informazione, dimostri che si sarebbe sottratto all'intervento laddove il medico avesse adempiuto al proprio obbligo.

Intervento eseguito correttamente

Più precisamente, i giudici di legittimità si sono confrontati con una vicenda in cui l'intervento (consistente nel posizionamento di lenti intraoculari) era stato eseguito correttamente ma, nonostante ciò, aveva prodotto conseguenze dannose per il paziente, il quale pretendeva di essere risarcito.

Per la Corte, però, il verificarsi di conseguenze dannose e l'omessa informazione circa i rischi dell'operazione non bastano a rendere fondate le richieste di risarcimento.

La prova del danno alla salute

Infatti, per il risarcimento del danno alla salute conseguente alla violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente (che è quello che astrattamente viene in rilievo nel caso di specie) occorre qualcosa in più.

Come si legge nell'ordinanza, "con specifico riferimento all'ipotesi di intervento eseguito correttamente, dal quale siano tuttavia derivate conseguenze dannose per la salute, ove tale intervento non sia stato preceduto da un'adeguata informazione del paziente circa i possibili effetti pregiudizievoli, il medico può essere chiamato a risarcire il danno alla salute solo se il paziente dimostri, anche tramite presunzioni, che, se compiutamente informato, avrebbe verosimilmente rifiutato l'intervento".



Avv. Valeria Zeppilli

Avv. Valeria Zeppilli

Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi – Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università “G. D'Annunzio” di Chieti – Pescara.


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