Rappresentare con immagini i nomignoli utilizzati per soprannominare i componenti di una famiglia nelle tradizioni popolari rischia di integrare un reato? La risposta dei nostri esperti

Il quesito: Con alcuni amici vorrei rappresentare, in forma simpatica e scherzosa e in chiave fumettistica, i nomignoli che nel corso degli anni hanno contraddistinto, identificandole, le diverse famiglie del mio piccolo paese d'origine. Trattandosi di nomignoli spesso assegnati tenendo conto di elementi caratterizzanti specifici, come anche peculiarità o difetti fisici, rischio qualcosa dal punto di vista giuridico?

Il reato di diffamazione

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Le offese all'altrui reputazione, in alcuni casi, possono integrare reato. Ci si riferisce, in particolare, alla diffamazione, prevista dall'articolo 595 del codice penale.

Tale articolo, infatti, punisce chiunque "comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione".

Ai fini della configurazione del reato basta anche il dolo generico, ovverosia la mera percezione della capacità offensiva delle espressioni adoperate, rapportata all'uomo medio.

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Quando vi è offesa?

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Occorre quindi comprendere se, nel caso di specie, ci si possa trovare di fronte a un'offesa penalmente rilevante.

Non è possibile dare una risposta che valga in assoluto, non conoscendo le tradizioni e l'effettiva portata offensiva dei nomignoli.

Possiamo però affermare che se, ad esempio, nelle vignette si attribuiscono a soggetti fatti non veri, offensivi e che superano il limite della continenza (ad esempio perché volgari, ripugnanti, moralmente disonorevoli, …), il rischio di incorrere in un'accusa di diffamazione sussiste.

La satira

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Ma, considerando le più comuni tradizioni popolari della nostra penisola, non sembra essere questo il caso: i nomignoli di paese non hanno di norma una portata offensiva tale da poter essere ricondotta al reato di diffamazione.

Oltretutto, anche nel caso in cui abbiano una certa portata offensiva, le vignette che rappresentano i soprannomi potrebbero comunque essere ricondotte alla satira, che è un diritto soggettivo di rilevanza costituzionale, riconducibile all'articolo 21 della Costituzione, in grado di scriminare l'eventuale comportamento diffamatorio anche quando assume i connotati dell'inverosimiglianza e dell'iperbole.

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