Le richieste delle associazioni dei giovani praticanti che non condividono la proposta dell'Ocf sull'esame di abilitazione alla professione forense
Ragazza ad una prova d'esame scritta

I praticanti: «Siamo una categoria sacrificale»

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Ventimila aspiranti avvocati mortificati e ancora senza modalità certe per lo svolgimento dell'esame di abilitazione alla professione forense previsto 13, 14 e 15 aprile. Non convince praticanti avvocati la proposta di riforma dell'esame di abilitazione alla professione di avvocato proposta dall'Organismo congressuale forense. Per questo Upa (Unione praticanti avvocati), Aipavv (Associazione italiana praticanti avvocati), Co.gi.ta (Coordinamento giovani giuristi italiani), Comitato per l'esame d'avvocato e Link, Coordinamento universitario hanno stilato un documento comune con cui fanno il punto della situazione e propongono la soluzione.

A proposito poi dell'ipotetica suddivisione circondariale dei candidati così come formulata dall'Organismo congressuale forense «il problema non sarebbe risolto pur presentandosi come un'iniziativa per tutelare i praticanti - a detta degli scriventi - non offre alcuna garanzia reale di effettivo svolgimento e di sicurezza per i candidati».

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Esami d'avvocato, le limitazioni a 30 candidati per sessione

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A ciò si aggiunga che è il protocollo del dipartimento della funzione pubblica per lo svolgimento di prove concorsuali ha stabilito delle disposizioni stringenti limitando anche la presenza a 30 candidati per sessione proprio per tutelare i bene salute e limitare il più possibile il rischio di nuovi contagi si tratta dunque di uno standard di sicurezza minimo convalidato dal comitato Tecnico scientifico per lo svolgimento di concorsi pubblici. Per le prossime prove scritte «migliaia di colleghi - saranno esposti - a un rischio potenzialmente idoneo a determinare un rialzo dei contagi in tutto il paese.

Ma come si è visto per le altre professioni ordinistiche le soluzioni sono state trovate e le criticità connesse all'epidemia sono state agevolmente superate. «Persino per gli aspiranti cassazione». La richiesta, in deroga alle modalità ordinaria di svolgimento, è quella di «procedere con una prova di abilitazione esclusivamente in forma orale senza compromessi tra il rischio sanitario, le legittime aspirazioni professionali e l'esigenza di non bloccare intere generazioni di categorie professionali».

Co.gi.ta: «Nessuna facile scorciatoia»

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«Fin da marzo 2020 - scrive Co.gi.ta - questo Coordinamento ha richiesto interventi adeguati per le sessioni 2019 e 2020, che la pandemia avrebbe chiaramente stravolto. Non si trattava di "facili scorciatoie", come qualcuno ha sostenuto, ma misure anche a salvaguardia proprio delle prove scritte e dei praticanti, malgrado nessun altro ordine professionale avesse ritenuto di dover insistere per il mantenimento delle stesse in piena pandemia. Da alcuni mesi lo scenario è mutato, troppo a lungo è durata l'inerzia, aumentando rischi e le disparità - in termini di tutela dei beni salute e lavoro- a danno dei giovani giuristi. Asserendo di voler preservare la "dignità della professione", si giustifica la lesione della dignità della prossima generazione di professionisti».

Upa: «Orale abilitante unica soluzione»

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a dar man forte Upa che aggiunge «continuiamo a sostenere l'unica verità: l'esame scritto in presenza ad aprile non si potrà svolgere». La soluzione sarebbe «L'orale abilitante con modalità rafforzate, unica alternativa che può salvaguardare e tutelare la salute di ciascun candidato».

Aipavv: «Abbandonati in tempi di emergenza sanitaria»

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Mentre secondo l'Aipavv altri «Paesi europei hanno già da tempo trovato una soluzione prevedendo una prova orale a distanza - nel nostro Paese - il futuro dei praticanti resta ancora nel limbo, aprile si avvicina e l'emergenza sanitaria incombe. In questo momento storico risulta pressoché impossibile svolgere le prove scritte con modalità atte a garantire l'assoluta salubrità degli oltre 20.000 candidati». La domanda è dunque «gli aspiranti avvocati sono forse dotati di speciali anticorpi che li rendono immuni dal Covid-19 e, pertanto, possono tranquillamente assembrarsi?». In chiusura «continueremo a chiedere a gran voce alla neo Ministra della giustizia di procedere, in via preventiva e limitatamente alla sessione in corso, mediante un'unica prova orale, in luogo delle tre prove scritte, come già previsto per gli altri ordini professionali, nonché per gli aspiranti avvocati cassazionisti».

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