I dati sull'andamento delle correzioni non fanno ben sperare. Cogita reitera la richiesta per lo scritto abilitante
donna che sogna di diventare avvocato con libri

Esami avvocato: i dati

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Non brillavano per velocità le correzioni per gli scritti degli esami di abilitazione per la professione di avvocato. Adesso con l'emergenza coronavirus la situazione è precipitata. Ed i dati reperiti da Cogita (Coordinamento Giovani Giuristi Italiani) lo confermano.

Cogita, l'accesso civico agli esami di avvocato

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I risultati dell'accesso civico di Cogita hanno dimostrato che, in sei mesi, è stato esaminato solo il 44,97% dei candidati. Il 27 aprile scorso era stata inviata un'istanza di accesso civico generalizzato alla Commissione Centrale per l'esame di abilitazione alla professione di avvocato presso il Ministero della Giustizia, come chiarisce Edoardo Scialis, socio fondatore di Cogita che ha curato l'iniziativa: «per conoscere lo stato delle correzioni delle prove scritte 2019; la Commissione ha risposto all'istanza l'8 giugno, chiarendo che i dati in possesso della Commissione stessa erano parziali e in corso di aggiornamento. Il quadro che emerge dall'analisi di questi dati non è esaltante, salvo poche eccezioni (Bolzano, ad esempio, che ha già completato la correzione degli elaborati), soprattutto nei distretti più grandi (Roma, Napoli e Milano). Contrariamente a quanto troppo ottimisticamente ritenuto da alcuni colleghi, è ragionevole ritenere che le correzioni non verranno ultimate prima del mese di settembre, in ritardo rispetto alla tempistica consueta, anche se nel rispetto dei termini previsti dall'art. 5, co. 5, DM 48/2016». Come evidenziato dalla nota di Cogita «La percentuale delle prove corrette è ricavata dai dati relativi alle sole sedi pervenute (numero di scritti corretti nelle sedi pervenute e numero di candidati che hanno consegnato gli scritti nelle stesse sedi nel mese di dicembre 2019). Dunque: 6740 : 14.987 = 44,97 : 100

Il paradosso di dover ripetere lo scritto

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Cosa è accaduto con l'emergenza Covid? Sono venute a galla tutte «le incongruenze e gli anacronismi di questo esame di abilitazione, che rispetto agli altri è caratterizzato da tempi di svolgimento biblici (tra l'inizio della pratica forense e la conclusione del percorso di abilitazione passano minimo 3 anni) e procedure barocche e farraginose». L'obiettivo è ripensare all'accesso alla professione forense.

Quale sarebbe in questo caso il paradosso? Un procrastinarsi ulteriore delle correzioni arrivando al mese di dicembre, dunque i candidati che non hanno ancora avuto l'esito degli scritti dovrebbero ripetere l'esame precauzionalmente, in attesa di sapere se effettivamente il precedente è andato a buon fine.

Aspiranti avvocati e richiesta dello scritto abilitante

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Per questi motivi, il Coordinamento Giovani Giuristi Italiani, insieme ad altre associazioni di categoria, ha già richiesto da tempo che lo scritto 2019 venga reso a tutti gli effetti abilitante, senza necessità di svolgimento dell'orale (v. Coronavirus: gli aspiranti avvocati chiedono lo scritto abilitante). Da scartare invece lo svolgimento di un'unica prova orale, già proposto per altre categorie professionali, perchè «costituirebbe in ogni caso una grave mancanza di rispetto per le migliaia di candidati che hanno già sostenuto a dicembre tre faticose prove scritte e che attendono gli esiti in un clima di assoluta incertezza».

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Foto: 123rf.com
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