I palazzi di giustizia si sono rivelati focolai, da qui l'appello del presidente Luciano per includere la categoria tra i lavoratori vulnerabili
timbro dopo vaccino anti covid

Avvocati lavoratori vulnerabili

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Tribunali e palazzi di giustizia sempre più spesso focolai del contagio da covid 19. Da qui la richiesta di Nunzio Luciano, presidente della Cassa forense, formulata Cassa ai ministeri della Salute e della Giustizia di includere gli avvocati nell'elenco dei lavoratori vulnerabili ai quali somministrare prioritariamente il vaccino anti Covid-19 (vedi anche Vaccini: priorità anche a magistrati e avvocati). E i dati parlano chiaro, come ricorda Il Sole 24 Ore, sono 11 mila le richieste arrivate alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense da parte di avvocati che hanno contratto direttamente la malattia o che sono stati costretti all'isolamento per contatti a rischio.

«Chiedo al Governo di proteggere i colleghi che ogni giorno si espongono al rischio di contagio per onorare il dovere professionale e assicurare il funzionamento della giustizia - spiega Luciano - Gli Avvocati, unitamente agli operatori del settore giustizia magistrati, personale amministrativo, forze dell'ordine assicurano un servizio essenziale tutelando il diritto costituzionalmente garantito dei cittadini alla difesa».

Cassa Forense, Luciano: in legge bilancio risorse insufficienti per esonero contributi

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Per quanto riguarda il capitolo previdenza, sempre il presidente della Cassa forense sottolinea Previdenza, è preoccupato per la capienza della misura del valore di 1 miliardo di euro. Infatti, il Fondo per l'esonero dei contributi previdenziali per autonomi e professionisti, previsto nella manovra 2021, e che ha una dotazione di 1.000 milioni di euro per il 2021, potrebbe essere insufficiente per l'intera platea degli aventi diritto. Luciano evidenzia come «Il ministero del Lavoro sta chiedendo all'Adepp (l'Associazione enti previdenziali privati) i dati sui professionisti potenzialmente interessati, invertendo il rapporto, prima si sarebbe dovuto chiedere alle Casse la platea dei soggetti e poi definire la somma da erogare». La paura è che «la somma stanziata di 1miliardo potrebbe anche essere completamente insufficiente» - poiché «su questo miliardo, 500-600 milioni potrebbero essere destinati alla Gestione separata Inps, e allora alle Casse rimarrebbero circa 400 milioni». Prosegue Luciano «se gli avvocati utilizzassero 250 milioni perché la platea potrebbe essere di circa 100mila soggetti, il risultato sarebbe che ai legali da soli servirebbe oltre la metà dell'importo destinato a tutte le Casse private».

Cassa forense, la riforma del sistema

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Sulla riforma di sistema, Luciano ricorda che la Cassa attualmente ha un sistema misto retributivo-contributivo che garantisce una grande solidarietà. In sostanza «È vero - evidenzia il presidente della Cassa forense - che la contribuzione minima viene considerata alta ma chi la paga in modo costante riesce poi a garantirsi l'adeguatezza della prestazione finale. Se versa sempre 80 poi prende 100». Al momento sono di due le commissioni stanno lavorando per capire se è il caso di cambiare il sistema: la prima che si occupa di una riforma di tipo parametrico, la seconda del sistemo contributivo. L'obiettivo «è anche quello di ridurre il contributo minimo ma va detto che poi si abbassano le prestazioni finali. Una volta studiati i due sistemi si deciderà quale sia più adatto alla avvocatura e più attento alle problematiche anche con riguardo alle contribuzioni minime. Si arriverà ad una decisione nel primo semestre, comunque non oltre il corrente anno». Da un alto la finalità- conclude «è aiutare i più deboli ma anche agganciare sempre di più la prestazione finale a quanto versato, se poi ci sono soggetti molto deboli dovrà intervenire lo Stato, la pensione minima non può essere sganciata dai contributi versati».

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Foto: 123rf.com
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