Dopo l'audizione in Commissione giustizia della Camera giudicate inadeguate le proposte di legge di riforma presentate da Di Sarno (M5S) e Miceli (Pd)
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Riforma esame avvocato, i contenuti delle proposte

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È una solenne bocciatura quella ricevuta in Commissione Giustizia della Camera per le proposte di legge Di Sarno n. 2334 e Miceli n. 2687 finalizzate a riformare l'accesso alla professione Forense attraverso modifiche decisamente importanti dell'esame di Stato e del praticantato professionale. Ascoltati in Commissione giustizia vertici dell'Avvocatura hanno giudicato inadeguate le proposte

La proposta Di Sarno prevede un compenso per i tirocinanti commisurato alla quantità e alla quantità del lavoro svolto presso lo Studio Legale. Vietato anche il tirocinio presso i professionisti membri o che si candidano a membri del Consiglio dell'Ordine Circondariale forense, del CNF o del Consiglio Distrettuale di Disciplina forense, nei 6 mesi che precedono l'inizio delle elezioni, per tutta la durata degli incarichi e nei sei mesi successivi alla cessazione, ad eccezione dei tirocini iniziati precedentemente fino al loro completamento. Per quanto riguarda l'esame di Stato, Sarno ritiene sufficiente per accertare le competenze del candidato la redazione di un parere in diritto civile, penale o amministrativo e di un atto nelle tre materie contemplate per il parere a cui si aggiunge diritto costituzionale. La prova orale pensata dall'onorevole proponente ha una durata massima di 60 minuti e verte sulle seguenti materie: ordinamento e deontologia forensi; diritto processuale civile o processuale penale; una materia, scelta preventivamente dal candidato, tra diritto civile, penale, amministrativo e costituzionale a cui si aggiunge un'altra materia a scelta tra quel previste.

La proposta del deputato Miceli tende ad eliminare soprattutto le storture che rendono l'accesso alla professione slegato dalle effettive modalità di esercizio della professione.

In riforma dell'attuale Esame di Stato, una sola prova scritta consistente in un atto giudiziario da redigere con l'ausilio dei codici commentati, che dimostri conoscenze di diritto sostanziale e processuale, in una materia scelta dal candidato tra diritto privato, penale e amministrativo.

L'altra importante novità di questa proposta è rappresentata dalla previsione di due sessioni semestrali dell'Esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione forense nel corso dell'anno solare, a distanza di centottanta giorni l'una dall'altra (vedi anche Riforma esame avvocati: una sola prova scritta e compenso ai praticanti).

Riforma esame avvocato, Cnf: «Inadeguata»

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Una proposta giudicata dal consiglio nazionale forense «del tutto inadeguata ad offrire al cittadino un avvocato all'altezza dei compiti cui dovrà attendere». I progetti intervengono su un quadro normativo la cui funzionalità ed efficacia, per loro stessa natura valutabili sul medio e lungo periodo, ancora si trovano in una fase di avvio». Ribadisce il Cnf che l'accesso alla professione «non può ridursi soltanto alla disciplina delle modalità di svolgimento dell'esame, ma deve riguardare anche il più ampio contesto del percorso universitario e della formazione del praticante» di cui l'esame è solo il momento conclusivo, e che «come obiettivo quello di formare il futuro avvocato anche dal punto di vista dello sviluppo di conoscenze, oltre che di competenze». È indubbio che serva una riforma ma dovrà «saper disegnare, sin dal percorso universitario, un iter che sia di vero e reale indirizzo e di preparazione al successivo tirocinio da svolgere. Soltanto in tale prospettiva può essere inquadrata una diversa disciplina della formazione e dell'abilitazione dell'avvocato, sia per quel che riguarda la durata del relativo percorso, sia per quel che riguarda la definitiva consacrazione abilitativa all'esercizio della professione».

Riforma esame avvocato, Ocf: «Cambiare tutto il percorso formativo»

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Sposta il focus sull'importanza della formazione del praticante, Giovanni Malinconico, Coordinatore dell'Organismo Congressuale Forense e fa luce sulla proposta di stabilire «un percorso di studio per il praticante che preveda un percorso di laurea specialistica in professioni forensi (per avvocati e magistrati) e degli step di verifica intermedi del tirocinio, consentendo a quel punto un esame per così dire alleggerito». Sotto l'egida del fatto che «La semplificazione dell'esame forense però non può mai in ogni caso andare a discapito della formazione del futuro avvocato. Nei progetti di riforma leggiamo cose non condivisibili, come l'ipotesi di rendere facoltative materie fondamentali come il diritto costituzionale o il diritto comunitario, una follia». Infine, circa la retribuzione dei praticanti, è vero che «occorre tutelare i diritti di questi ragazzi ed impedirne lo sfruttamento, dall'altro evitare che automatismi come la retribuzione dal primo mese generi l'effetto contrario: se devo pagare da subito una persona che nel corso del tempo potrebbe rivelarsi inadeguata, svogliata, incapace, piuttosto non prendo praticanti. In questo senso, la verifica intermedia sarebbe d'aiuto, prevedendo il compenso solo per chi ha superato i primi step della pratica e si è dunque dimostrato capace e volenteroso».

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Foto: 123rf.com
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