L'idea della ministra De Micheli: orari spalmati per consentire agli studenti di seguire le lezioni in presenza evitando però il problema dell'affollamento sui mezzi del trasporto
alunno che scappa da scuola

Scuola anche sabato e domenica per evitare il sovraffollamento

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Scuole aperte anche il sabato e la domenica per evitare gli assembramenti sui mezzi del trasporto pubblico. È questa l'idea della ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, come riportato da La Repubblica. Un piano allo studio da parte dell'Esecutivo che potrebbe vedere la luce entro dicembre, secondo la ministra.

«Credo sia necessario fare lezioni in presenza anche il sabato», ha detto. Bisogna abbattere anche il tabù della domenica? «Siamo in e bisogna far cadere ogni tabù, ce lo chiedono diverse regioni», chiarisce. Si punta a ridurre l'affollamento su autobus e metro in alcuni orari critici della giornata, evitando il pienone nelle ore di punta. Secondo De Micheli non ci sarebbero al momento le condizioni per riaprire le scuole in sicurezza nel mese che viene.

Ripresa della scuola, ecco cosa manca

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Riapertura il 9 dicembre o riapertura dopo le feste natalizie? Non c'è ancora una risposta a questa domanda. L'idea della De Micheli comporterebbe un orario spalmato dalle 8 alle 20. Tuttavia per scaglionare gli ingressi in aula servirebbero più docenti in modo da aumentare le ore di servizio. Docenti che già scarseggiano. Non solo. Le carenze riguarderebbero anche il personale ausiliario e chi si occupa della parte tecnica e amministrativa.

E poi mancano bus e metro e soprattutto un piano adeguato dei trasporti in ogni città. Inevitabile dunque il sovraffollamento, soprattutto nelle ore di punta al mattino e prima di pranzo. Altro capitolo dolente è quello dei test rapidi. Le Regioni spingono per avere presidi sanitari nelle scuole per effettuare i tamponi rapidi prima dell'ingresso in aula. Sui test rapidi la ministra dell'Istruzione chiede un'accelerazione. Il rischio è che senza il dovuto tracciamento non si possa "raffreddare" definitivamente la curva dei contagi.

Scuola, cosa succede negli altri Paesi?

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Ma come va il capitolo scuola negli altri paesi dell'Unione vicini all'Italia? La Francia ha affrontato un nuovo lockdown per frenare la diffusione dei contagi: ma la decisione di tenere aperte le scuole era stata presa tenendo in considerazione i danni causati dalle chiusure ed evitare l'abbandono scolastico. Nelle scuole è stato introdotto un protocollo sanitario rafforzato che stabilisce l'obbligo di indossare la mascherina a partire dai 6 anni e richiede alle scuole superiori di considerare la possibilità della didattica a distanza per gli studenti più vulnerabili. Distanziamento fisico di almeno un metro in classe, in mensa e negli uffici, e organizzare ingressi, uscite e turni di ricreazione scaglionati.

A settembre in Spagna hanno riaperto le scuole: a inizio ottobre, circa tre settimane dopo alcuni studi avevano rivelato che le scuole avevano inciso in maniera minima sulla diffusione dei contagi. Il contenimento dei contagi è dovuto al protocollo di sicurezza che è stato introdotto in tutti gli istituti scolastici: fondamentale la "commissione covid" e il fatto che gli insegnanti abbiano contribuito tra le altre cose a far rispettare l'uso della mascherina, il distanziamento fisico e a organizzare turni di ingresso e uscita scaglionati.

Infine in Germania molto discussa la decisione di tenere le scuole aperte: ogni "land" (ciascuno degli stati federati della Germania)ha autonomia per introdurre ulteriori restrizioni.

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Foto: 123rf.com
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