In arrivo una direttiva europea per garantire che tutti abbiano uno stipendio sufficiente in Europa. Ecco cosa succederà in Italia
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Salario minimo Ue, la spinta di von der Leyen

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Potrebbe arrivare a breve la direttiva della Commissione europea sul salario minimo obbligatorio. Le indiscrezioni sono riportate da Politico.eu. A spingere la proposta la presidente Ursula von der Leyen intenzionata a presentare una direttiva vincolante per l'introduzione di un salario minimo europeo in tutti i 27 paesi dell'Unione europea.

«Tutti nell'Unione devono avere i salari minimi. Funzionano ed è giunto il momento che il lavoro ripaghi» ha affermato.

Ora il salario minimo è già in vigore per legge in 22 paesi Ue con importi diversi da un paese all'altro. L'Italia non è tra questi. sull'iniziativa sono previsti scontri, sia dei governi di alcuni paesi, sia da parte delle associazioni di datori di lavoro, le quali, a prescindere si considerano danneggiate.

Salario minimo, la situazione in Europa

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Variegati i salari minimi nei paesi dell'Europa che li hanno adottati: vanno da un minimo di 235 euro al mese in Bulgaria a un massimo di 2.071 euro in Lussemburgo; poi ci sono Spagna e Portogallo, con 858 e 700 euro mensili. Infine ci sono paghe minime sopra i mille euro: Francia (1.521), Germania (1.557), Paesi Bassi (1.615), Belgio (1.593), Irlanda (1.656). La pandemia ha fatto emergere il dato europeo di come vi siano ancora categorie di lavoratori sottopagati e che sono quelle che durante l'emergenza hanno continuato a essere operative e produttive.

Salario minimo, le conseguenze per l'Italia

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La direttiva sul salario minimo imporrebbe regole vincolanti, capaci però di garantire la specificità dei singoli Stati; un Paese in cui già esiste il salario minimo allora dovrà semplicemente verificare che sia adeguato allo standard imposto dall'Europa.

Secondo l'analisi degli uffici tecnici del Parlamento europeo realizzata sul salario minimo serve l'adozione di un provvedimento comune specie a fronte della grande crisi che il Covid sta imponendo anche e soprattutto ai lavoratori. Ma l'adozione della direttiva cosa comporterebbe per il nostro Paese? Sembra che la direttiva non interverrà direttamente sul livello dei salari minimi rispettando le tradizioni nazionali, l'autonomia dei sindacati e la libertà della contrattazione collettiva.

In Italia, in cui vige la contrattazione collettiva, non dovrebbe cambiare molto con la direttiva della Commissione europea sul salario minimo; qui bisognerebbe coprire con un minimo garantito i lavoratori per i quali non esiste un CCNL e che sono sfruttati e sottopagati.

Salario minimo, l'idea del M5S

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Coglie la palla al balzo il Movimento 5 stelle che, sul salario minimo in Italia, spinge fin dalla campagna elettorale. Come riporta il Fatto quotidiano: «Non possiamo che essere più che soddisfatti - evidenzia l'europarlamentare M5s Daniela Rondinelli - che la Commissione europea intenda fare sul serio con una direttiva Ue, ovvero un atto giuridicamente vincolante. Nei Paesi dell'Est Europa non esiste una forte e robusta contrattazione sulla fissazione degli stipendi e questo li comprime verso il basso. Il dumping salariale che ne consegue è la principale causa delle delocalizzazioni che subisce da anni l'Italia. Questa distorsione della concorrenza nel mercato interno deve terminare e il salario minimo è la soluzione giusta, un provvedimento che aiuterà le imprese italiane». Secondo i pentastellati: «Il salario minimo in ogni Paese dello Stato membro non deve essere inferiore al 60% del salario mediano nazionale e al contempo non deve essere inferiore al salario mediano europeo. Solo così avremo a disposizione uno strumento capace di livellare verso l'alto gli stipendi dei cittadini europei».

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