Il Ministero del Lavoro ritocca i coefficienti di trasformazione dei montanti contributivi. Mini tagli per chi andrà in pensione a partire dal 1° gennaio 2021
sveglia con risparmio e soldi pensione

Montante contributivo: il decreto in GU

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Assegni più leggeri per chi andrà in pensione il prossimo anno. Il trend negativo è confermato dal D.M. del 1° giugno 2020 (sotto allegato), pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 147/2020, con cui il Ministero del Lavoro ha operato la revisione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo.

Nuovi coefficienti di trasformazione

La riforma Dini (L. n. 335/1995) ha previsto che la rideterminazione dei coefficiente si attuasse ogni tre anni con decreto del Ministero del lavoro, ma a seguito delle modifiche operate dal D.L. 201/2011 è stata prevista la cadenza biennale dell'aggiornamento con riferimento alle rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019. Il titolo del D.M., tuttavia, parla di "revisione triennale" dei coefficienti di trasformazione.
Tali coefficienti riguardano solo le pensioni o le quote di pensione determinate con il sistema contributivo. Si tratta di quei valori utilizzati nel sistema di calcolo contributivo per convertire in pensione il montante di contributi accumulati dal lavoratore e accantonati nel corso degli anni e ottenere l'importo annuo spettante al pensionato.
Ciò avviene applicando i suddetti coefficienti di "trasformazione" per i quali il montante individuale, prima sottoposto a rivalutazione, viene sostanzialmente moltiplicato. Appare evidente che maggiore sarà il coefficiente, maggiore sarà l'importo della pensione.
Il coefficiente di trasformazione, inoltre, varia in base all'età del pensionato e sostanzialmente viene "premiato" chi esce più tardi dal mercato dal lavoro. Si rammenta, inoltre, che sui contributi versati dai lavoratori incide anche la rivalutazione annuale effettuata in base al valore del PIL.

Coefficienti in calo da anni

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Il valore dei menzionati coefficienti, in realtà, è in calo già da diversi anni e sulla situazione complessivamente negativa potrebbe incidere fortemente anche l'impatto che l'emergenza COVID-19 avrà presumibilmente sulle pensioni, in particolare a causa del presumibile crollo del PIL.

Per approfondimenti Effetto Coronavirus: il crollo del PIL taglia le pensioni

Pensioni: i coefficienti a decorrere dal 2021

I nuovi coefficienti aggiornati dal Ministero del Lavoro si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2021 e dunque varranno per chi accede alla pensione nel prossimo biennio. Tuttavia, come anticipato, la loro tendenza è stata quella di decrescere nel corso degli anni, un trend confermato anche per i coefficienti fissati per il biennio 2021/2022.
Chi è andato in pensione l'anno scorso o andrà in pensione quest'anno poteva contare di una forbice di coefficienti che va dal 4,2% per chi ha 57 anni, fino al 6,513 dei pensionati a 71 anni. Invece, per chi andrà in pensione nel prossimo biennio a 57 il valore è di 4,186% che sale a 6,466% per i pensionati a 71 anni.
Si tratta di un calo minimo, ma che si aggiunge a quelli accumulatisi negli scorsi anni. Per comprendere l'incidenza nel tempo della fluttuazione dei coefficienti, come riporta un esempio di Italia Oggi, basti pensare che per un lavoratore che va in pensione a 65 anni d'età, con 100 mila euro di contributi versati, la pensione è calata in questi anni di oltre 900 euro: l'anno prossimo sarà di 5.220 euro; quest'anno è di 5.245 euro mentre nel 2009 è stata di 6.136 euro.
L'unico modo per sperare in qualcosa in più sulla pensione è approfittare dei migliori coefficienti destinati a chi esce dal lavoro in età avanzata. I coefficienti di trasformazione, come anticipato, variano in base all'età anagrafica del lavoratore nel momento in cui consegue la prestazione previdenziale, a partire dall'età di 57 anni fino ai 70 anni. Maggiore è l'età del lavoratore, più elevati risulteranno anche i coefficienti di trasformazione.
Scarica pdf D.M. 1° giugno 2020 Revisione coefficienti di trasformazione
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Foto: 123rf.com
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