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Pensioni: Inps, un fondo pubblico di previdenza integrativa

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L'idea del presidente Tridico di istituire un fondo pensionistico integrativo gestito dallo stesso istituto di previdenza, alternativo a quelli privati
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di Gabriella Lax - Un fondo pubblico di previdenza integrativa, gestito dall'Inps e alternativo a quelli provati. È il presidente dell'istituto di previdenza Pasquale Tridico a lanciare questa idea nel corso della la relazione alla Camera sul "Rapporto annuale dell'Inps".

Un fondo pubblico di previdenza integrativa

Come sottolineato dal presidente Inps, nel nostro Paese, non esiste «una soluzione di previdenza complementare pubblica». Si tratta di una vacatio che potrebbe essere sanata «attraverso la creazione di una forma complementare pubblica gestita dall'Inps, volontaria e alternativa alle forme complementari private, superando l'attuale residualità di partecipazione di FondInps». La presenza dell'istituto, secondo Tridico, da un lato garantirebbe una prudente gestione dei fondi, dall'altro dovrebbe sostenere una maggiore canalizzazione degli investimenti in Italia. «È curioso che il maggior ente di previdenza europeo non abbia un proprio fondo integrativo pubblico - chiarisce il presidente di seguito - lo scorso anno i fondi pensione gestivano risorse per 167,1 miliardi, pari al 9,5% del Pil, molti dei quali investiti all'estero. La sfida del fondo Inps dovrà, dunque, essere quella di aumentare il numero delle adesioni attraverso la costituzione di una valida alternativa ai fondi privati, ma anche quella di aumentare gli investimenti diretti nel nostro Paese».

Inps, i numeri del rapporto annuale

Nel corso della presentazione del rapporto annuale il presidente ha poi resi noti i numeri relativi a quota 100 e alle pensioni di cittadinanza. Riguardo Quota 100, ha spiegato «Complessivamente alla fine del mese di giugno sono pervenute 154.095 domande di pensione anticipata con Quota100 - dunque, guardando al trend dei primi sei mesi di applicazione - alla fine dell'anno il numero atteso delle pensioni in pagamento sarà pari a circa 205.000, per una spesa complessiva annua pari a 3,6 miliardi - e spiega che è - un numero di beneficiari inferiore del 29% a quello che era stato stimato». La maggior gran parte delle domande sono state presentate al Nord (40,2%) e del Mezzogiorno (38%), soprattutto da uomini (73,9%) e da assicurati delle gestioni private (67,3%). Il 32,7% delle domande sono state presentate da iscritti alle Gestioni pubbliche, di cui il 45,9% nel Mezzogiorno, il 32,9% nel Nord e il 21,1% nelle regioni del Centro Italia. L'86% delle domande del pubblico impiego arriva dal comparto degli enti locali e da quello del corpo docente della scuola. Il 2,2% dal comparto del personale sanitario. La distribuzione per età evidenzia una concentrazione tra i 63 e i 64 anni, senza differenze significative tra uomini e donne. L'importo medio della pensione mensile per le domande accolte è pari a circa 1.900 euro, con scostamenti relativi al genere e all'area geografica: il genere femminile percepisce una pensione inferiore a quella media del 22,1% nel settore privato e di solo il 5,9% nel settore pubblico; l'importo medio mensile regionale lordo più alto risulta pari a 2.371 euro in Lombardia, quello più basso, pari a 1.649 euro, in Basilicata. Ancora, per quanto riguarda le pensioni, un dato scoraggiante nel nostro Paese è che un pensionato su tre riceve meno di mille euro al mese; nello specifico su 15.426.847 pensionati, quasi 5,4 milioni percepiscono un assegno mensile lordo inferiore ai mille euro e, tra loro, oltre 1,6 milioni ricevono una pensione inferiore ai 500 euro al mese.

(12/07/2019 - Gabriella Lax)
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