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Cannabis light: vendere i prodotti è reato

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Per le Sezioni Unite della Cassazione vendere i prodotti derivati dalla cannabis light è reato, salvo che siano privi di efficacia drogante
macchia di cannabis in tazza di the

di Marina Crisafi - Vendere i prodotti derivati dalla cannabis light è reato. E' quanto hanno deciso le sezioni unite penali della Cassazione, nel tardo pomeriggio di ieri, con l'informativa provvisoria n. 15/2019 (sotto allegata), esprimendosi sulla questione molto dibattuta da tempo.

  1. Il quesito
  2. La soluzione adottata
  3. Illecito vendere prodotti cannabis light

Il quesito

La questione controversa su cui si sono espressi dal Palazzaccio era la seguente: se le condotte diverse dalla coltivazione di canapa delle varietà di cui al catalogo indicato nell'art. 1, comma 2, della legge n. 242/2016 e in particolare la commercializzazione di cannabis sativa L, rientrassero o meno, e se sì, in quali limiti, nell'ambito di applicabilità della legge e fossero irrilevanti penalmente.

La soluzione adottata

Secondo i giudici di legittimità, la commercializzazione della cannabis sativa L e, in particolare, di foglie, inflorescenze, olio, resina, ottenuti dalla sua coltivazione, non rientra nell'ambito di applicazione della legge n. 242/2016, che qualifica come lecita unicamente "l'attività di coltivazione di canapa delle varietà iscritte nel catalogo comune delle specie di piante agricole, ai sensi dell'art. 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002 e che elenca tassativamente i derivati dalla predetta coltivazione che possono essere commercializzati".

Illecito vendere prodotti cannabis light

Ergo, integrano reato ex art. 73, commi 1 e 4, dpr n. 309/1990, le condotte di cessione, di vendita e in genere la commercializzazione al pubblico a qualsiasi titolo dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis light.

Tuttavia, i giudici hanno lasciato uno "spiraglio" escludendo dal reato, i "prodotti in concreto privi di efficacia drogante". Un passaggio discusso, considerato che già oggi nei negozi si trova cannabis a bassissimo contenuto di thc. Spetterà dunque ai giudici di merito valutare, di volta in volta, la soglia che rientrerà nei parametri del lecito o dell'illecito.

Occorrerà in ogni caso attendere il deposito delle motivazioni per capire quali sono le tesi accolte dalla Cassazione, nella decisione che travolge un settore in piena espansione con un giro d'affari stimato in 150 milioni di euro nel 2018.

Scarica pdf Cassazione Sezioni Unite penali inf. provvisoria n. 15/2019
(31/05/2019 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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