Aumento Iva scongiurato nel Def 2019

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L'approvazione definitiva del Def manda a monte le previsioni sull'aumento dell'Iva. Impegno del Governo a non far scattare le clausole di salvaguardia. Vediamo tutte le novità
mano che fa conti con vecchio abaco

di Annamaria Villafrate - Approvato in via definitiva il Def 2019. Tante le misure previste nel documento di economia e finanza, anche se a rubare la scena c'è l'impegno formale a non far scattare le clausole di salvaguardia.

Per fare chiarezza vediamo quindi cosa sono le clausole di salvaguardia, cosa significa "sterilizzazione", da quando i Governi che si succedono se le portano dietro e che cosa prevede il Def sull'aumento dell'Iva e sulle altre misure:

  1. Cosa sono le clausole di salvaguardia
  2. La "sterilizzazione" delle clausole di salvaguardia
  3. Cronistoria della clausole di salvaguardia
  4. Approvato il Def: nero su bianco la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia

Cosa sono le clausole di salvaguardia

Le clausole di salvaguardia sono misure destinate a scattare automaticamente, tra cui appunto l'aumento dell'Iva, se l'Italia vuole "salvaguardare" ovvero rispettare i vincoli di bilancio stabiliti dall'Europa, per tutelare i saldi della finanza pubblica.

La "sterilizzazione" delle clausole di salvaguardia

Si parla di sterilizzazione delle clausole di salvaguardia quando il Governo riesce a reperire coperture alternative rispetto a quelle che si otterrebbero con l'aumento dell'Iva.

Cronistoria della clausole di salvaguardia

Chiariti questi concetti preliminari ripercorriamo la storia dei vari Governi, visto che è dal 2011 che devono fare i conti con il rispetto delle clausole di salvaguardia e con gli aumenti Iva, tassa che viene introdotta per la prima volta nel lontano 1973 nella misura del 12%, per aumentare lentamente fino al 20%.

  • Nel 2011 il Governo Berlusconi aumenta l'Iva di due punti, che si assesta così al 22%. In quell'anno infatti l'Esecutivo dovendo affrontare una vera e propria crisi dei conti pubblici stringe un patto con l'UE, che prevede l'impegno di reperire entro settembre 2012 ben 22 miliardi di euro. In caso contrario, per rientrare nei parametri, ci si impegna ad aumentare le aliquota Iva, le accise, tagliare la spesa pubblica e le agevolazioni fiscali concesse.
  • Al Governo del Cavaliere succede quello tecnico di Monti che si pone l'obiettivo di aumentare gradualmente l'Iva, aumento che però viene posticipato. La legge di stabilità del 2013 però riesce a reperire misure alternative.
  • Nel 2013 è il turno del Governo Letta, che nonostante il tentativo di non aumentare l'imposta sul valore aggiunto, alla fine è costretto a disporre l'aumento, portandola al 22%.
  • Nel 2015 il Governo di Renzi riesce a sterilizzare l'aumento Iva, tamponando però solo momentaneamente la situazione;
  • il successivo Governo Gentiloni infatti deve recuperare quasi 20 miliardi. Grazie alla manovrina del 24 aprile 2017 riesce lui a evitare i rincari ereditati e stabiliti dal precedente Governo per il 2018 e attraverso l'adozione di altre misure evita, seppur parzialmente, gli aumenti per il 2019.
  • Il Governo giallo-verde secondo le clausole di salvaguardia previste dalla precedente Legge di Bilancio, se vuole scongiurare l'aumento dell'Iva, deve reperire 23 miliardi.

Approvato il Def: nero su bianco la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia

La maggioranza della Lega e dei M5S si impegna formalmente con il Def a non far scattare le clausole di salvaguardia per il prossimo anno. I 23 miliardi previsti per essere in regola con l'UE non verranno recuperati aumentando l'Iva. L'esecutivo si impegna ad "adottare misure per il disinnesco delle clausole di salvaguardia fiscali del 2020" e, "in linea con il contratto di governo continuare, nel disegno di legge di bilancio per il prossimo anno, il processo di riforma delle imposte sui redditi ("flat tax") e di generale semplificazione del sistema fiscale, alleviando l'imposizione a carico dei ceti medi". Insomma per questo Governo intende mantenere a tutti i costi le promesse assunte soprattutto con i ceti medi e bassi, da sempre i più bistrattati dalle leggi di bilancio.

Pensare che di fronte alle Commissioni bilancio qualche giorno fa il prudente Ministro Tria confermava che "La lettura della previsione tendenziale deve tenere conto del fatto che la legislazione vigente, come modificata dalla Legge di Bilancio 2019, prevede un aumento delle aliquote Iva a gennaio 2020 e a gennaio 2021, nonché un lieve rialzo delle accise sui carburanti a gennaio 2020." Risposta prudente che non era piaciuta molto a Di Maio e Salvini, che ad oggi ribadiscono fermamente le intenzioni di non voler aumentare le aliquote Iva e le imposte in generale.

Sul tavolo infatti sono allo studio misure alternative per sterilizzare le clausole di salvaguardia e impedire lo scatto automatico dell'aumento Iva. Fino a qualche giorno fa i timori che si realizzassero i contenuti della legge di bilancio, ovvero che nel 2020 si assistesse a un aumento Iva agevolata dal 10% al 13% e dell'Iva ordinaria dal 22% al 25,2% per poi passare nel 2021 al 26,5% non sembravano troppo infondati.

Ci ha pensato il Def però a fugare ogni dubbio e a rassicurare gli italiani. Durante la discussione infatti il ministro Tria ha dichiarato: "La legge di Bilancio per il 2020, sarà l'occasione in cui verranno adottate le misure alternative atte ad evitare l'aumento dell'Iva …. non ci sarà una manovra correttiva e al tempo stesso rispetteremo gli impegni presi con l'Ue sul deficit strutturale".

Conferme e smentite del Def

Giornata memorabile ieri, non solo per l'approvazione del Def, ma anche perché arriva la notizia dell'aumento del Pil dello 0,1%, segnale importante che fa uscire l'Italia dalla recessione tecnica iniziata a luglio e conclusasi a luglio dello scorso anno. Clima positivo confermato anche dalle parole del ministro Tria "Il prossimo anno la nostra crescita sarà certamente maggiore. Il contesto però ci dice che è bene essere prudenti".


Su una cosa però non ci sono tentennamenti, ovvero la volontà di portare avanti la riforma fiscale, flat tax in testa e semplificazione dell'intero sistema, per alleviare il carico del ceto medio.

Nessuna patrimoniale poi, data la volontà di razionalizzare, riqualificare e revisionare la spesa pubblica degli enti pubblici e delle società controllate.

Confermata altresì la volontà di aumentare il salario di professori e ricercatori, ma anche un piano di assunzioni per limitare la "fuga di cervelli" dalla sanità, come di voler rafforzate le misure dei disabili e delle famiglie che li assistono.

Livelli essenziali uniformi su tutto il territorio nazionale per quanto riguarda il sistema scolastico da rispettare anche in caso di attuazione del regionalismo differenziato.

Congelate invece, anche solo momentaneamente, le voci di spesa per migliorare il trasporto pubblico. Del resto, come ha detto il Prof. Monti durante il suo intervento in sede di approvazione del Def, tutto non si può fare.

Leggi anche:

- Def 2019: tutte le misure

- Def 2019: un rapido sguardo

- Che cos'è il DEF e perché dovrebbe interessarci

(19/04/2019 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com
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