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Caso Diciotti archiviato

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Con 232 voti il Senato nega l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell'Interno, richiesta dai magistrati di Catania per il caso della nave Diciotti
barcone di migranti che ricevono soccorsi in mare

di Gabriella Lax - Il ministro dell'Interno Matteo Salvini non sarà processato. Lo ha deciso ieri il Senato che, con 232 voti, ha negato l'autorizzazione a procedere per sequestro di persona, nei confronti del ministro dell'Interno, richiesta dai magistrati di Catania per il caso della nave Diciotti. Si chiude così una vicenda che ha suscitato numerose polemiche politiche, iniziata ad agosto 2018, quando la nave della guardia costiera italiana era stata bloccata, per decisione di Salvini, per cinque giorni di fronte al porto di Catania, con 177 migranti a bordo.

Leggi Caso Diciotti: facciamo chiarezza

Caso Diciotti, niente processo per Salvini

Dopo l'arrivo delle richiesta di processo al Senato a gennaio, la giunta per le autorizzazioni e le immunità, presieduta dal senatore forzista Maurizio Gasparri, ha portato avanti i lavori fino ad arrivare al voto sulla richiesta di procedere per il ministro Salvini. Il leader leghista in una memoria aveva chiarito come la scelta di non far sbarcare subito i migranti fosse derivata da «un preminente interesse pubblico - per la «prevenzione e il contrasto rafforzato dell'immigrazione illegale e della tratta degli esseri umani». Ed ancora, ad agire era stato «il governo italiano, quindi non Matteo Salvini personalmente, al fine di verificare la possibilità di un'equa ripartizione tra i Paesi dell'Ue degli immigrati a bordo della nave». A sostenere la tesi difensiva ci sono due documenti allegati alla memoria, che ribadiscono come si sia trattato proprio di una linea comune del governo. Un primo allegato è firmato dal premier Giuseppe Conte, il secondo co-firmato dai ministri Di Maio e Toninelli, che ribadiscono la scelta fatta in sintonia tra alleati. Decisione non condivisa da tutto il M5S. Con la votazione però i parlamentari hanno avvalorato la tesi secondo al quale la scelta di non far sbarcare i migranti tratti in salvo dalla nave militare italiana fu stata una scelta politica governativa di Salvini, una decisione dunque non sindacabile e non un abuso da parte di un ministro per ottenere un personale vantaggio politico. Visibilmente emozionato, Salvini aveva spiegato: «Quando si mette in dubbio che col mio lavoro abbia abusato della mia carica per qualcosa che ho fatto, faccio e rifarò per difendere i miei figli, mi emoziono. Meno partenze, meno sbarchi e meno morti con noi: qualcuno invece dei porti voleva i cimiteri aperti - ed aggiunge - non avrei mai pensato di intervenire per sequestro di persona ma lo faccio tranquillo e sereno e ritengo mio privilegio raccontarvi quello che è successo. Lo faccio volentieri perché da 9 mesi lavoro per gli interessi degli italiani».

(21/03/2019 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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