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Il segreto professionale del medico

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Il codice deontologico impone al medico di mantenere il segreto professionale su ciò che conosce in ragione della sua attività e di rispettare la privacy degli assistiti
medico che indica segreto professionale

di Valeria Zeppilli - Il codice deontologico medico impone a tutti i sanitari di mantenere il segreto su tutto ciò di cui vengono a conoscenza in ragione della loro attività professionale.

Ad occuparsene, in particolare, è l'articolo 10. Chi non rispetta quanto in esso prescritto può incorrere in responsabilità deontologica, ma non solo.

Indice:

  • 1. La violazione del segreto
  • 2. Eccezioni all'obbligo di segreto
  • 3. La morte dell'assistito
  • 4. Medico e privacy
  • La violazione del segreto

    In tema di gravità della violazione dell'obbligo di segreto professionale, va detto che il codice deontologico stabilisce che il mancato rispetto del segreto è più grave se da esso possa derivare o profitto per il medico o per terze persone o nocumento per la persona assistita o per altri.

    Eccezioni all'obbligo di segreto

    Tuttavia, se sussiste una giusta causa prevista dall'ordinamento o è necessario adempiere un obbligo di legge è possibile rivelare fatti o circostanze che normalmente sarebbero coperti da segreto.

    Resta comunque fermo il fatto che il medico non deve rendere testimonianze su fatti e circostanze inerenti al segreto professionale e che quest'ultimo non viene meno in conseguenza della sospensione della professione o dell'interdizione dal suo esercizio, né a seguito della cancellazione dagli albi.

    La morte dell'assistito

    L'obbligo di segreto professionale vale sempre e comunque e non viene meno neanche in caso di morte della persona assistita.

    Medico e privacy

    Parzialmente diversa è la questione della privacy, sulla quale vale la pena comunque soffermarsi.

    Una volta ottenuto il consenso informato dell'assistito o del suo rappresentante legale, il medico diviene titolare del trattamento dei dati personali e deve rispettare la riservatezza, specie con riferimento ai dati relativi alla salute e alla vita sessuale dell'assistito.

    In caso di pubblicazioni o divulgazioni scientifiche, è necessario assicurare la non identificabilità dei soggetti coinvolti.

    Inoltre, il codice deontologico precisa che il medico non collabora nella costituzione, nella gestione o nell'utilizzo di banche dati aventi ad oggetto informazioni relative agli assistiti se mancano delle garanzie sull'acquisizione preliminare del consenso informato e sulla tutela della riservatezza e della sicurezza dei dati.

    Infine, in materia di dati sensibili che siano idonei a rivelare lo stato di salute dell'assistito, il codice deontologico stabilisce che il loro trattamento è possibile solo con il consenso informato dell'assistito stesso o del suo legale rappresentante e rispettando le condizioni specifiche stabilite dalla normativa in materia di privacy.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
(07/02/2019 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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