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Il superticket

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Cos'è, a quanto ammonta e chi è tenuto a pagare il c.d. superticket, l'importo aggiuntivo previsto in molte regioni per ogni ricetta per prestazioni di diagnostica e specialistica
stetoscopio con salvadanaio
di Lucia Izzo - Il superticket sanitario è tornato a far parlare di sé negli ultimi tempi, soprattutto a seguito dell'approvazione della manovra di bilancio che, nonostante le promesse in tal senso, non ne ha disposto l'abolizione a causa, sembrerebbe, degli ingenti fondi necessari. Ma la partita non è ancora chiusa, secondo quanto annunciato dal ministro della Salute, Giulia Grillo, l'abolizione del superticket rimane una delle priorità dell'esecutivo.
Nell'attesa del futuro addio, vediamo cos'è, a quanto ammonta e chi è tenuto a pagare il cosiddetto superticket:

  1. Cos'è il superticket sanitario
  2. Superticket, dove è applicato
  3. Esenzioni dal pagamento del superticket
  4. Superticket: verso l'abrogazione?
  5. Superticket: il mini-fondo per l'abbattimento

Cos'è il superticket sanitario

Il superticket sanitario regionale è una tassa che i contribuenti sono tenuti a pagare alle Regioni che lo hanno applicato, allo scopo di effettuare visite specialistiche ed esami di laboratorio. Si tratta di un "balzello" aggiuntivo, di importo che può variare fino a 10 euro, che va ad aggiungersi al pagamento dei ticket e che i cittadini devono versare per ogni ricetta per prestazioni di diagnostica e specialistica.

Il superticket è stato introdotto nel 2007 dal governo Prodi (L. 296/2006) in un'ottica di spending review, rimanendo inattuato fino alla manovra Finanziaria 2011 (L. n. 111/2011), allo scopo di far ottenere maggiori entrate alle Regioni: se tale traguardo fu raggiunto sia nel 2013 che nel 2014, nel tempo il superticket ha assunto diverse forme, variando da regione a regione, complice il fatto che ognuna di queste possa decidere se e come applicarlo.

Il nuovo superticket imposto dalla manovra, infatti, ha incontrato delle forti resistenze da parte di alcune Regioni che hanno espresso le loro posizioni nei confronti della norma ed applicato il ticket in modo differente. È infatti consentito alle Regioni trovare altre forme di compartecipazione purché siano concordate con il Governo.

Proprio il fatto che il pagamento del superticket non è stato reso obbligatorio per tutti, ha fatto subentrare l'intenzione di rivedere gradualmente il meccanismo di applicazione dell'importo sulle ricette delle prestazioni specialistiche offerte dal Servizio Sanitario Nazionale.

Superticket, dove è applicato

In materia di superticket rimane salda l'autonomia delle regioni che hanno scelto se farne o meno applicazione e hanno altreì disciplinato in modo diversificato le regole inerenti tale prestazione aggiuntiva. Se alcune regioni, dunque, non lo applicano affatto, altre hanno deciso di modularlo in base al reddito o al tipo di servizio offerto e altre, infine, di applicarlo nei confronti di tutti i pazienti.

Attualmente, il superticket non viene pagato in Valle d'Aosta, PA Bolzano, Basilicata, Sardegna, PA di Trento (che, tuttavia, dal 1° giugno 2015 ha una quota di 3 euro). Il balzello viene applicato pienamente, invece, in Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Puglia, e Sicilia.

In Campania, Lombardia e Piemonte il superticket viene applicato in maniera progressiva all'aumentare del valore della ricetta mentre viene modulato in base al reddito in Veneto, Umbria, Toscana ed Emilia Romagna. Tuttavia, proprio l'Emilia dal 2019 cancellerà parzialmente il superticket per due dei quattro scaglioni di reddito familiare (quelle comprese tra i 36mila e i 100mila euro).

Se, dunque, alcune fanno variare l'importo in relazione al tipo di prestazioni, aumentandolo per quelle di maggior costo (es. TAC, risonanza magnetica, ecc.), altre prevedono di esonerare alcuni soggetti in presenza di particolari condizioni sociali, reddituali o per patologie. Discriminazioni che sono state poste a fondamento delle richieste di abolizione del superticket.

Esenzioni dal pagamento del superticket

Sin dalla legge di Stabilità del 2011 sono state previste delle esenzioni dal pagamento del superticket. Non dovranno pagare fino a 10 euro aggiuntivi sulle prestazioni di diagnostica e specialistica:

- bambini o anziani membri di nuclei familiari con reddito non superiore a 36.150 euro all'anno;
- disoccupati;
- malati cronici o affetti da patologie rare;
- titolari di pensione minima o pensione sociale;
- invalidi civili, invalidi di guerra e invalidi per motivi di lavoro e servizio.

Superticket: verso l'abrogazione?

Una prestazione iniqua, un ostacolo all'accesso alle cure, un meccanismo che allontana i cittadini dal SSN poiché spesso le prestazioni private finiscono per avere un costo maggiormente favorevole: sono queste le maggiori criticità che hanno spinto molti a richiedere da anni l'abolizione del superticket.

Tra i maggiori oppositori emerge Cittadinanzattiva, che più volte si è fatto portavoce delle esigenze dei cittadini, raccogliendo anche decine di migliaia di firme consegnate ai Parlamentari affinché recepissero la volontà popolare.

"Da anni chiediamo di abrogare il superticket di 10 euro sulla ricetta che, da provvedimento provvisorio del 2011, è diventato strumento definitivo per fare cassa e per allontanare i cittadini dal Servizio Sanitario Nazionale e rendere più difficile l'accesso alle prestazioni sanitarie. Infatti il combinato tra liste di attesa e caro ticket fa sì che, per una serie di prestazioni, in particolare quelle a più basso costo, il Servizio Sanitario Nazionale non sia più la prima scelta per i cittadini", ha commentato Tonino Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato - Cittadinanzattiva.

Sulla futura abolizione della prestazione, il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha fatto sapere che i giochi non sono ancora conclusi: "Via il superticket su visite e analisi massimo entro la primavera" ha annunciato in un'intervista alla Stampa in occasione dell'anniversario dei 40 anni del servizio sanitario nazionale.

Ancora, ha soggiunto Grillo sul super ticket, "stiamo finendo di valutare tutte le voci di bilancio e siamo vicini a poter investire quei 500 milioni che servono per abrogare il superticket entro i primi sei mesi del 2019, salvo per i redditi veramente alti che possono continuare a pagarlo. Poi affronteremo anche una riforma più complessiva del sistema di compartecipazione alla spesa. Magari non premiando più gli evasori agganciando le esenzioni dai ticket al più realistico reddito Isee che tiene conto anche dei patrimoni".

Superticket: il mini-fondo per l'abbattimento

Intanto, qualcosa si è mosso con la manovra di bilancio dello scorso anno (L. n. 205/2017) che, "al fine di conseguire una maggiore equità e agevolare l'accesso alle prestazioni sanitarie da parte di specifiche categorie di soggetti vulnerabili" ha stanziato 60 milioni di euro destinati ad un Fondo per la riduzione della quota fissa sulle ricetta, ovvero del superticket.

In particolare, si è previsto che nella determinazione dei criteri di riparto del predetto Fondo siano privilegiate le regioni che hanno adottato misure di alleggerimento del superticket, ampliando il novero dei soggetti esentati dal pagamento.

L'intesa Stato Regioni sulla ripartizione dei 60 milioni di euro per ridurre la quota fissa sulle ricette, tuttavia, è stata raggiunta solo lo scorso dicembre. Preannunciando l'Intesa, il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha parlato di "Un obiettivo di equità raggiunto grazie anche alla collaborazione delle Regioni che oggi danno il via libera al decreto sul fondo previsto proprio per questo scopo. E' uno strumento in più a disposizione delle Regioni per ridurre o eliminare il superticket, soprattutto per le categorie particolarmente vulnerabili".

L'80% della cifra sarà ripartito fra tutte le Regioni a statuto ordinario, più la Sicilia, per quota d'accesso al fabbisogno sanitario standard 2018. Il 20% della cifra sarà ripartito alle sole Regioni che avevano ampliato il numero dei soggetti esenti o adottato misure alternative (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Basilicata).

Rispetto alla bozza in entrata cambia la divisione delle risorse. Nella prima versione si prevedeva, infatti, che le risorse da dividere tra tutte le Regioni fossero pari al 90%.

"Siamo contenti perché era una partita ferma da un bel po' di tempo - ha dichiarato il ministro Giulia Grillo - e la precedente soluzione che era stata vagliata andava un po' a discapito dello spirito solidaristico". "Vi sono pochi soldi - ha soggiunto Grillo - ma era importante, la strada continua verso l'abolizione del superticket e io credo che nei prossimi mesi riuscirò a trovare le risorse per andare avanti su questo tema". Il dibattito, dunque, non appare ancora concluso.

(15/01/2019 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com
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