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Pensioni: come uscire dal lavoro nel 2019

Nel 2019 grazie alle proroghe di alcuni istituti e all'introduzione di nuovi come Quota 100 aumentano le opzioni a disposizione per uscire prima dal lavoro e andare in pensione
anziano cammina su sveglia che segna il tempo

di Annamaria Villafrate - Tante le novità annunciate dall'esecutivo in materia pensionistica e che sono confluite nella manovra o che saranno attuate con provvedimenti autonomi nel 2019. A parte il taglio alle pensioni d'oro che garantiscono assegni lordi annui sopra i 100 mila euro, la flat tax del 7% per i pensionati che si trasferiscono in una delle regioni del Sud Italia, le misure più attese sono senza dubbio la quota 100, la proroga dell'Ape social, ma anche i trattamenti pensionistici anticipati per coloro che hanno iniziato a lavorare in giovane età o per chi ha svolto lavori gravosi e usuranti.

Indice:

  1. Quota 100 dipendenti privati e pubblici
  2. Pensione di vecchiaia a 67 anni e con 20 anni di contributi
  3. Pensione anticipata secondo la Fornero
  4. Anticipo pensionistico per lavori usuranti
  5. Quota 41 per i lavoratori precoci
  6. Pensione anticipata per lavori gravosi
  7. Opzione donna
  8. Ape aziendale
  9. Ape sociale
  10. Cumulo gratuito contributi previdenziali
  11. Pace contributiva per contributi non versati dal 1996

Quota 100 dipendenti privati e pubblici

Da quando è entrato in carica questo Governo non si fa che parlare della famosa quota 100 che consentirebbe ai dipendenti privati che abbiano compiuto 62 anni di età e con 38 anni di contributi versati di andare in pensione, con finestre di uscita trimestrali, ancora in fase di studio. Il primo importante effetto che produrrebbe questa quota 100, stando all'analisi dell'Ufficio parlamentare di Bilancio è un anticipo pensionistico medio di 2,5 anni rispetto ai vari trattamenti pensionistici applicabili. Sancito il divieto di cumulo tra pensione quota 100 e redditi da lavoro autonomo superiore a 5000 euro annui. Per gli statali la finestra è superiore. Si prevede infatti che le uscite dal lavoro per i dipendenti pubblici potrebbero iniziare a ottobre 2019.

Pensione di vecchiaia a 67 anni e con 20 anni di contributi

Nel 2019 avrà diritto alla pensione di vecchiaia chi ha compiuto 67 anni di età e per 20 anni ha versato regolarmente i contributi. Questa prestazione è prevista per i lavoratori dipendenti e autonomi, iscritti all'assicurazione generale obbligatoria, alle forme collegate e alla Gestione separata. Per avere diritto alla pensione di vecchiaia deve essere cessato il rapporto di lavoro dipendente, mentre non è necessaria la chiusura di un'attività autonoma. La pensione di vecchiaia decorre dal mese successivo a quello in cui il lavoratore matura i requisiti anagrafici e contributivi richiesti.

Pensione anticipata secondo la Fornero

La legge Fornero prevede la possibilità di andare in pensione prima di aver maturato i requisiti richiesti per quella di vecchiaia, nel rispetto di quelli previsti dalla gestione di riferimento. Nel 2019 la soglia dovrebbe passare a 43 anni e tre mesi per gli uomini, mentre per le lavoratrici dovrebbero bastare 42 anni e tre mesi di contributi. Non è ancora chiaro se tali requisiti muteranno a causa del sistema delle finestre previsto dal provvedimento quota 100.

Anticipo pensionistico per lavori usuranti

Chi ha svolto lavori usuranti (notturni, cavatori, addetti ai forni) per un periodo determinato (metà della vita lavorativa o almeno sette anni) potrà andare in pensione, dal 2019 al 2016, se ha compiuto 61 anni e 7 mesi di età e ha versato 35 anni di contributi.

Quota 41 per i lavoratori precoci

I lavoratori precoci, ovvero che coloro che hanno iniziato a lavorare e quindi ad accumulare fondi per la propria pensione fin da giovanissimi, possono beneficiare della quota 41 + 5 mesi che non tiene conto dell'età anagrafica. Occorre piuttosto che abbiano lavorato per 12 mesi, anche non continuativi, ma effettivi, prima dei 19 anni di età. L'assegno pensionistico in questo caso verrà calcolato con il sistema misto, che tiene conto sia della retribuzione percepita che dei contributi versati.

Pensione anticipata per lavori gravosi

I lavoratori che hanno svolto mansioni gravose possono andare in pensione a 66 anni e 7 mesi (con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne; un anno in più, ovvero 42 anni e 10 mesi per gli uomini). Chi intende fare fare domanda può farlo solo telematicamente, tramite i servizi messi a disposizione dell'Inps, previa compilazione di un modello, a cui deve essere allegata una dichiarazione del datore di lavoro che attesti:

  • i periodi in cui il lavoratore ha svolto alle sue dipendenze una delle professioni elencate nell'allegato B del DM di cui alla legge n. 205/2007 art 1 comma 153;
  • il contratto collettivo;
  • il livello d'inquadramento del dipendente;
  • le mansioni svolte, e se previsto, il codice professionale Istat.

Opzione donna

L'attuale Governo sta studiando la possibilità di prorogare l'opzione donna, che permette alle lavoratrici di 58 anni di età (59 se autonome) e 35 di contributi di godere una pensione anticipata, ma ridotta, ricalcolata interamente con il sistema contributivo e con una decorrenza differita di 12 mesi per le dipendenti e di 18 per le autonome.

Ape aziendale

Dubbi ancora sull'anticipo pensionistico aziendale, un' assegnazione a cui può provvedere anche il datore di lavoro in base ad un accordo stipulato con il lavoratore dipendente, senza che sia necessario l'intervento dei sindacati. Si tratta in sostanza di un prestito che dovrà essere restituito a rate, che andranno a gravare sulla futura pensione. I destinatari della misura sono i lavoratori dipendenti con 63 anni di età e 20 anni di contributi versati, a cui mancano solo 3 anni e 7 mesi per la pensione di vecchiaia.

Ape sociale

L'Ape social è un prestito - ponte finanziato dallo Stato per dare la possibilità a lavoratori, a cui occorrono ancora tre anni per raggiungere i requisiti pensionistici, di andare in pensione. L'uscita dal lavoro riguarda i lavoratori che abbiano compiuto 63 anni di età e abbiano versato contributi per un periodo compreso tra i 30 e i 36 anni, appartenenti alle seguenti categorie:

  • lavoratori con 30 anni di contributi versati che non percepiscono l'indennità di disoccupazione da tre mesi;
  • lavoratori che devono assistere familiari conviventi di 1° grado affetti da gravi disabilità da almeno 6 mesi e che abbiano versato contributi per almeno 30 anni;
  • lavoratori con invalidità pari o superiore al 74% e con 30 anni di contributi versati;
  • dipendenti che svolgono attività pesanti o le hanno svolte per almeno 6 mesi negli ultimi 7 anni e che hanno 36 anni di contributi versati.

Cumulo gratuito contributi previdenziali

Questa opzione permette a lavoratori con carriere frammentate, compresi i liberi professionisti, iscritti in diverse gestioni, di cumulare gratuitamente i contributi versati a costo zero. Con questo sistema ogni gestione pensionistica conserva le proprie regole, anche se alla fine, l'assegno pensionistico è unitario.

Pace contributiva per contributi non versati dal 1996

A gennaio il decreto sulle pensioni dovrebbe occuparsi anche della "pace contributiva" grazie alla quale i lavoratori potranno colmare i vuoti contributivi che si sono accumulati a partire dal 1996. Il costo del riscatto probabilmente verrà calcolato tenendo conto della retribuzione media percepita nei 12 mesi che hanno preceduto il momento in cui il versamento è venuto meno, in mancanza, si prenderanno come riferimento gli imponibili minimi validi per la gestione pensionistica di artigiani e commercianti. Il riscatto, che probabilmente comprenderà anche il percorso di laurea, è consentito altresì ai parenti superstiti fino al secondo grado e al datore di lavoro.

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(31/12/2018 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com

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