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Lavoro: boom di richieste per il microchip sottocutaneo

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Si diffonde la richiesta di dispositivi contactless impiantati tra pollice ed indice della mano per compiere semplici operazioni come pagare senza carte di credito o aprire porte
mano che tiene microchip

di Gabriella Lax - Microchip sottocutaneo al posto del badge al lavoro, ma anche per compiere tutta una serie di operazioni quotidiane come aprire e chiudere porte o pagare senza l'obbligo di portare carte di credito con sé. E' boom di richieste in Europa, da ultimo in Svezia ma anche nel Regno Unito.

Microchip sottocutaneo, boom di richieste in Europa

L'idea del microchip è molto diffusa negli Usa. Ma la tendenza sembra piacere anche all'Europa. Già da tempo l'idea era partita dal Belgio e ora, come riporta Italia Oggi, approda in Svezia e nel Regno Unito. Solo in Svezia sono state più di 4000 le richieste per l'impianto di dispositivi contactless, grandi quanto un chicco di riso, che si posizionano tra pollice ed indice e che serviranno a rendere veloci ed agevoli una serie di operazioni (dall'esibire le proprie generalità, al far scattare il tornello al supermercato) e avere sempre con sé dati, abbonamenti e carte di credito. Talmente alta è la richiesta per i dispositivi che le industrie del settore non sono riuscite a far fronte alle domande. Come nel caso della BioHax International, la principale società che opera con i microchip sottocutanei. L'azienda è stata fondata cinque anni fa da Jowan Ă–sterlund, che da piercer professionista si è lanciato in un'avventura futuristica e innovativa della tecnologia miniaturizzata e sulla fiducia che gli svedesi hanno nel progresso digitale. Attualmente i microchip di BioHax sono prodotti nel Sud della Cina, ma il fondatore della società pensa di spostare la loro realizzazione in Svezia. Il microchip viene iniettato con una siringa, il costo per l'impianto è di circa 140 euro.

I microchip sono usati in tante imprese svedesi per sostituire chiavi, carte di credito e biglietti del treno e, infine, per registrare entrata ed uscita dal luogo di lavoro.

Da qui la tecnologia è approdata nel Regno Unito, raggiungendo accordi con alcune imprese e sollevando le preoccupazioni di sindacati e associazioni datoriali sul controllo dei dipendenti e la riduzione dei loro diritti di privacy.

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(30/12/2018 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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