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Trattato di Maastricht

Come è cambiata l'Europa a seguito del Trattato sull'Unione europea (TUE) anche noto come Trattato di Maastricht
Simbolo dell'Europa con davanti un martello da giudice
di Lucia Izzo - Il Trattato sull'Unione europea (TUE), noto ai più con il nome di Trattato di Maastricht, ha segnato una nuova e importantissima tappa nel processo di integrazione europea e nel processo di creazione di un'unione sempre più stretta fra i popoli dell'Europa.

  1. Cos'è il Trattato di Maastricht
  2. La firma del Trattato sull'Unione Europea
  3. Gli obiettivi del Trattato di Maastricht
  4. Trattato di Maastricht: l'unione monetaria e l'euro
  5. Il concetto di cittadinanza europea
  6. Trattato di Maastricht: i cambiamenti istituzionali

Cos'è il Trattato di Maastricht

Il Trattato (qui sotto allegato) ha di fatto istituito l'Unione europea e gettato le basi per la moneta unica, ampliando significativamente gli ambiti di cooperazione fra i paesi europei e fissando le regole politiche e i parametri economici e sociali necessari affinché gli Stati potessero aderire all'Unione.

La firma del Trattato sull'Unione Europea

La firma del Trattato è avvenuta il 7 febbraio 1992 a Maastricht, nei Paesi Bassi, mentre l'entrata in vigore si è avuta il 1º novembre 1993. A siglare il provvedimento sono stati i 12 paesi membri dell'allora Comunità Europea, ovvero: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Spagna.

L'Unione veniva fondata sulle Comunità europee, integrate dalle politiche e forme di cooperazione instaurate dal presente trattato: essa avrebbe gradualmente inglobato CEE, CECA e CEEA, organizzando in modo coerente e solidale le relazioni tra gli Stati membri e tra i loro popoli.

Gli obiettivi del Trattato di Maastricht

Il Trattato di Maastricht era organizzato in base tre pilastri: il primo, socio-economico, sulle Comunità europee; il secondo e il terzo, dall'approccio intergovernativo, basati rispettivamente su "Difesa e politica estera" (PESC) e "Affari interni e giustizia".

Le modifiche al Trattato CEE, con la sostituzione dell'espressione "Comunità Economica Europea" con "Comunità Europea", rappresenta la volontà di non limitare più l'azione alle sole relazioni economiche, estendendola in altri campi dapprima riservati alla sola competenza degli Stati membri.

In primis, il Trattato si prefiggeva l'obiettivo di promuovere un progresso economico e sociale equilibrato e sostenibile creando, a tal fine, uno spazio senza frontiere interne, rafforzando la coesione economica e sociale e instaurando un'unione economica e monetaria (UEM) che avrebbe portato all'adozione di una moneta unica.

Il secondo pilastro, volto ad affermare l'identità dell'Unione sulla scena internazionale, puntava all'attuazione di una politica estera e di sicurezza comune e, per rafforzare la tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini dei suoi Stati membri, si sarebbe istituita una cittadinanza dell'Unione.

Infine, il terzo pilastro puntava allo sviluppo di una stretta cooperazione tra i governi dell'Unione in materia di giustizia e affari interni. Il Trattato ha inoltre fornito la base giuridica per 6 nuove politiche comuni dell'UE, rafforzato i poteri del Parlamento europeo e introdotto il concetto della cittadinanza europea.

Con l'entrata in vigore, nel 2009, del Trattato di Lisbona, il principio dei tre pilastri sarebbe poi stato sostituito da una ripartizione delle singole competenze fra Unione Europea e stati membri.

Trattato di Maastricht: l'unione monetaria e l'euro

Decenni di dibattito sul tema del rafforzamento della cooperazione economica in Europa sono culminati proprio nel Trattato di Maastricht, il quale ha creato altresì le premesse per l'introduzione della moneta unica europea, l'euro,

Secondo le norme del Trattato, i paesi dell'Unione avrebbero dovuto
- coordinare le loro politiche economiche;
- assicurare una sorveglianza multilaterale su detto coordinamento;
- rispettare la disciplina finanziaria e di bilancio.

Per quanto riguarda la moneta comune (Euro), invece, si introduceva un programma in tre fasi: in prima battuta si mirava alla liberalizzazione delle movimentazioni di capitali fra Stati membri (dal 1° gennaio 1990); sarebbe seguita (dal 1° gennaio 1994) la realizzazione di una convergenza delle politiche economiche nazionali e il rafforzamento della cooperazione fra le banche centrali nazionali.

Infine, entro il 1° gennaio 1999, si puntava alla graduale introduzione dell'euro e all'attuazione di una politica monetaria unica. A tal scopo, il Trattato istituiva la Banca centrale europea (BCE) e il Sistema europeo di banche centrali, precisandone le finalità: in particolare, obiettivo primario della BCE sarebbe stato il mantenimento della stabilità dei prezzi per salvaguardare il valore dell'euro.

Oltre a precisare le tempistiche per l'introduzione della moneta unica, inoltre, il Trattato ha stabilito l regole inerenti gli aspetti pratici del funzionamento dell'euro e i c.d. criteri di convergenza, ovvero i requisiti economici e finanziari che gli Stati devono soddisfare per l'ingresso (e per rimanere) nell'Unione economica e monetaria dell'Unione europea (UEM).

I singoli parametri, nel dettaglio, riguardano la stabilità dei prezzi e l'inflazione, la situazione della finanza pubblica e del debito pubblico, il tasso di cambio e i tassi di interesse a lungo termine.

Il concetto di cittadinanza europea

Il Trattato di Maastricht introdusse anche il concetto di cittadinanza europea, di cui godono tutti coloro che possiedono la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza conferisce a ogni cittadino di un Paese dell'UE il diritto di:
- stabilimento, circolazione e soggiorno nel territorio dell'Unione;
- elettorato attivo e passivo alle elezioni europee e locali nel Paese di residenza;
- alla protezione consolare e all'assistenza diplomatica da parte di ambasciate e consolati di altri Paesi membri;
- presentare una petizione al Parlamento europeo e rivolgere eventuali denunce di irregolarità amministrative dell'UE al Mediatore europeo.

Trattato di Maastricht: i cambiamenti istituzionali

Tra i cambiamenti istituzionali promossi dal Trattato emerge, in primis, l'attribuzione di maggiori poteri legislativi al Parlamento europeo: per rafforzare il peso delle istituzioni democratiche all'interno dell'Unione, il Trattato concesse anche al Parlamento Europeo il potere di ratifica degli atti legislativi della Commissione. Essendo tale competenza condivisa con il Consiglio Europeo si parlerà di "procedura di codecisione".

Il Trattato afferma anche il c.d. principio di sussidiarietà, a norma del quale l'azione dell'Unione Europea è limitata solo a quei casi in cui la sua azione è più efficace rispetto a quella intrapresa a livello nazionale. Inoltre, tra gli altri cambiamenti istituzionali figurano il voto con più maggioranza quando i governi dell'UE adottano la legislazione e - la creazione di una Commissione delle regioni.
(08/12/2018 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com

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