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Ricorso al Garante privacy: conviene ed è gratis

Dal 25 maggio scorso, con l'entrata in vigore del nuovo regolamento, presentare reclami al Garante della privacy conviene perché, rispetto al passato, non si dovrà pagare nulla
donna con dito su scritta delete

di Gabriella Lax – Fare i ricorsi al Garante per tutelare la propria privacy è più semplice ed economico. E questo grazie al nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, operativo dal 25 maggio scorso. La normativa rientra nel "Pacchetto protezione dati" dell'Ue e si fa portatrice di nuove garanzie per i cittadini europei, oppure, in altri casi, rafforza garanzie già previste, dando uniformità alle legislazioni dei Paesi membri, senza che vi sia bisogno di leggi che le recepiscono.

Privacy, ricorso al garante senza spese

Quindi, mentre fino a meno di un mese fa, serviva sborsare 150 euro di diritti di segreteria per presentare il ricorso, dal 25 maggio scorso, non sarà più necessario. Sicuramente non saranno meno delle metà di mille i ricorsi presentati al Garante in un anno, ma il numero è destinato a crescere.

Come chiarisce Italia Oggi, ls'altra peculiarità della nuova normativa è che consente di rivolgersi al titolare del trattamento, e le imprese dovranno fornire riposte in tempi brevi. In caso contrario dure le sanzioni amministrative pecuniarie previste, con multe che possono arrivare fino a 10 milioni di euro o 2% del volume d'affari globale (nello specifico solo per la violazione delle condizioni applicabili al consenso dei minori in relazione ai servizi della società dell'informazione o alla mancata o errata notificazione e/o comunicazione di un data breach all'autorità nazionale competente). E, in altri casi, a 20 milioni e a 4% (inosservanza di un ordine imposto da un'autorità o il trasferimento illecito di dati personali ad un destinatario in un Paese terzo).

Nel caso di grandi imprese o di imprese che trattano un numero elevato di dati personali, aumenteranno i costi. Nei casi di società con sedi in diversi paesi europei, il problema si moltiplica perché è facile prevedere una europeizzazione dei ricorsi. Certamente, da questo angolo visuale, si formerà un'apposita giurisprudenza europea.

Privacy, ricorsi: cosa può fare il cittadino

Il cittadino che vede violata la sua privacy, contro il regolamento che tutela maggiormente i dati personali, potrà intanto rivolgersi all'impresa che ha effettuato il trattamento dei suoi dati e presentare la sua richiesta utilizzando il modello predisposto dal Garante della privacy. Entro un mese, se non vorrà incorrere in sanzioni, l'impresa dovrà dare una risposta; se questa sarà negativa dovrà ricordare al cittadino che può rivolgersi al Garante o al tribunale per far valere i suoi diritti.

Una secondo possibilità il cittadino è quella di presentare direttamente il ricorso al Garante, che intima all'impresa di tenere o non tenere un certo comportamento o, per contro, rigettare il ricorso. Si noti bene (anche in questo caso c'è un cambiamento rispetto al passato) che il mancato riconoscimento del diritto da parte del titolare del trattamento comporta il pagamento di una sanzione amministrativa.

Se non si presenta ricorso all'impresa o al garante si può adire al tribunale, in questo caso si pagherà il contributo unificato e si considerano i tempi lunghi ed incerti della giustizia. La convenienza si avrebbe nel caso in cui va fatta una richiesta di risarcimento danni.

(12/06/2018 - Gabriella Lax)
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