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Scuola: da oggi al via alla sperimentazione del diploma in 4 anni

Online il decreto del Miur che fa partire il piano nazionale di sperimentazione del diploma in 4 anni
matite scuola su un tablet con sullo sfondo una lavagna

di Gabriella Lax - Al via la sperimentazione del "diploma in 4 anni" voluta dal ministro dell'istruzione Valeria Fedeli. E' online infatti da oggi il decreto che fa partire il Piano nazionale di sperimentazione annunciato la scorsa estate.

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Diploma in 4 anni, fino al 13 novembre le candidature

Gli istituti tecnici e i licei interessati alla sperimentazione hanno tempo da oggi fino al 13 novembre per presentare le loro candidature. Si tratta di soli 100 posti a disposizione in tutto il Paese per l'anno scolastico 2018/2019. Il diploma in 4 anni non è una novità introdotta di recente: una prima sperimentazione era stata avviata dalla ministra Mariastella Gelmini ed aveva coinvolto 12 scuole. I licei e gli istituti coinvolti nel progetto ora sono molti di più, così come sono diversi i parametri in base ai quali le scuole saranno selezionate e valutate nel successivo percorso dei quattro anni.

Diploma in 4 anni, i requisiti per le scuole

Le scuole che presenteranno la candidatura dovranno assicurare agli iscritti il raggiungimento delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento previsti per il quinto anno di corso, nel rispetto delle Indicazioni Nazionali e delle Linee guida. Sarà solo una la sezione di ogni scuola coinvolta nel progetto, a partire dalla classe prima, e per un solo indirizzo di studio. Per presentare la candidatura è necessario il consenso degli organi collegiali. La stessa dovrà essere in linea con gli orientamenti già presentati anche alle famiglie nel Piano triennale dell'offerta formativa.

Una commissione valuterà le candidature

Le candidature saranno valutate da una commissione tecnica. Le domande saranno valutate con riguardo al livello d'innovazione, in particolare per quanto riguarda l'articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l'utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l'uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l'università e i percorsi terziari non accademici.

Sarà poi il Comitato scientifico nazionale che, nei successivi 4 anni, valuterà l'andamento nazionale del Piano di innovazione, sintetizzando tutto in una relazione annuale che sarà inviata al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. In ogni regione ci saranno i Comitati scientifici regionali che dovranno valutare gli esiti della sperimentazione, anno dopo anno, per poi condividerli col Comitato scientifico nazionale.

(20/10/2017 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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