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Pensioni donne: arriva l'Ape rosa

Allo studio del Governo una riforma per le lavoratrici disagiate con lo sconto contributivo di due anni
donna anziana pensierosa che pensa al futuro

di Gabriella Lax - Un segnale alle donne, colpite dalle riforme sulla previdenza. Per questo al capitolo pensioni si aggiunge l'Ape rosa, solo al femminile. Si tratta per ora solo di una ipotesi di studio che, come riporta Il Giorno, prevede una riforma per le lavoratrici disagiate con lo sconto contributivo di due anni.

L'Ape social rosa

L'obiettivo è ampliare per le donne i casi dell'Ape social, l'anticipo pensionistico di tre anni senza costi per il lavoratore che va in pensione. Le donne, soprattutto quelle in difficoltà, avrebbero una priorità. Si parte dal fatto che le donne lavoratrici hanno maggiori problemi circa la continuità dei versamenti previdenziali. Più difficile per loro, quindi, raggiungere i limiti di età e anni di lavoro per la pensione che presto saranno gli stessi degli uomini. Sarebbe equo abbracciare il maggior numero possibile di donne tra le categorie di lavoratori disagiati o impegnati in attività usuranti, che hanno diritto a ritirarsi con un anticipo fino a tre anni e sette mesi se hanno almeno 63 anni, senza oneri. Però nell'ipotesi allo studio ci sarebbe comunque un costo minimo, nel senso che lo sconto contributivo, potrebbe non coprire tutto l'anticipo, limitandosi a due anni di contributi versati dalla fiscalità generale.

Così l'Ape social rosa prenderebbe il posto di Opzione donna, la misura che permette l'uscita anticipata alle donne che abbiano compiuto almeno 57 anni e abbiano minimo 35 anni di contributi. L'opzione stabilisce che l'assegno delle pensionate in anticipo sia ricalcolato con il metodo contributivo, con l'Ape rosa invece questo non accadrebbe e chi ha il sistema misto resta con il metodo di calcolo più vantaggioso.

Resta da capire su quali basi si potrebbe poggiare la riforma considerando che il Governo ha dichiarato che la legge di bilancio sarà centrata sull'aiuto ai giovani e considerato anche che l'Europa non appoggia distinzioni di genere nel trattamento previdenziale.

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(28/08/2017 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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