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Il pignoramento del conto cointestato

Pignoramento notificato alla banca in danno di uno dei cointestatari del conto
uomo tiene stretto salvadanaio con risparmi pignorati

Avv. Giampaolo Morini - In base al principio generale della responsabilità patrimoniale, è aggredibile il credito del cointestatario, vantato nei confronti della banca.

Dall'altro, appare, decisamente più complesso i criteri per la determinazione della misura dell'oggetto del pignoramento e stabilire se i cointestatari possono continuare ad esercitare i loro diritti[1]. In quanto, manca una previsione legislativa del pignoramento del credito solidale[2]. Sotto il profilo processuale, alcuni autori ritengono applicabile alla procedura anche le norme relative all'espropriazione dei beni indivisi, altri, invece, osservano che dette norme riguardano le espropriazione di diritti reali e non sono, quindi, richiamabili in tema di obbligazioni solidali.

La quota di spettanza del cointestatario esecutato

Tra le varie problematiche, spicca quella relativa alla determinazione della quota di spettanza del cointestatario esecutato, questione tutt'ora aperta.

La questione in esame vede interessi contrapposti: quello del creditore procedente, del debitore esecutato e quelli dei cointestatari non debitori[3].

La banca, in genere, assume la custodia della quota di pertinenza del cointestatario esecutato, determinata presuntivamente a norma dell'art. 1298 c.c., uguale a quella degli altri cointestatari e ritiene ancora che per i conti a firme separate sulla rimanente giacenza del conto possono operare i cointestatari non esecutati.

In una risalente, e preziona sentenza del Trib. Genova, 10 luglio 1951 si legge: in un deposito in conto corrente cointestato a più persone con facoltà per ciascuna di esse di compiere, anche separatamente, operazioni, il creditore di una di esse non può pignorare presso la banca l'intera somma portata in deposito, ma soltanto la quota di spettanza del suo debito determinata secondo il principio posto dall'art. 1101 c.c., secondo il quale le quote di partecipazione alla comunione si presumono uguali.

In una sentenza del Pret. Roma, 30 novembre 1972 si presenta il caso di un creditore aveva pignorato la quota del cointestatario di un conto a firme abbinate e aveva ottenuto l'assegnazione; la banca aveva rifiutato il pagamento della residua somma richiesta dall'altro cointestatario ed aveva preteso per tale pagamento il consenso del contitolare esecutato. Il Pretore ha rigettato la pretesa di danni avanzata a carico della banca, osservando che l'attore non aveva titolo per pretendere il pagamento del saldo senza la cooperazione dell'altro contitolare e che la banca aveva legittimamente richiesto che l'ordine provenisse da tutti gli intestatari del conto e che l'interessato doveva adire l'Autorità Giudiziaria affinché questa stabilisca le modalità della restituzione del saldo con statuizione che tenga luogo della dichiarazione congiunta dei cointestatari , argomentando pertanto dall'art. 1772 c.c..

Questa soluzione, generalmente adottata, sconta in sé tutte le problematiche sopra citate ed in particolare non ritiene applicabili alla procedura di pignoramento presso terzi la disciplina dell'espropriazione dei beni indivisi ed al contrario richiamabile la presunzione legale di cui al citato art. 1298 c.c. anche nei confronti del creditore del cointestatario debitore. I pochi precedenti giurisprudenziali permettono di ritenere che il pignoramento non può colpire l'intera giacenza del conto cointestato; la dottrina processualistica non spiega come si potrebbero giammai applicare le norme sull'espropriazione dei beni indivisi; studiosi del fenomeno della cointestazione del c/c hanno più volte evidenziato che bloccare l'intero conto è soluzione scomoda e colma di inconvenienti.

Il Trib. Di Vigevano, 9 marzo 1983; nella fattispecie si verteva in materia di sequestro conservativo e il Tribunale ha ritenuto che non può essere sottoposto a sequestro conservativo l'intero saldo attivo del conto cointestato al debitore e ad un terzo e che il sequestro andava convalidato soltanto per la parte attribuibile al cointestatario debitore

Queste ragioni sono poste a base dell'atteggiamento assunto dalle banche.

I limiti di tale impostazione sono chiari, ma qualsiasi altra presa di posizione esporrebbe la banca a rischi molto più rilevanti. Infatti bloccare l'intera giacenza del conto porterebbe al protesto degli assegni emessi dai cointestatari non esecutati, nei limiti della quota presunta per legge di loro pertinenza.

Con sentenza 18 agosto 1993, n. 8758, la suprema Corte, ha espresso il principio secondo cui nel conto corrente bancario cointestato a più persone i rapporti interni tra i correntisti non sono regolati dall'art. 1854 c.c. che disciplina i rapporti tra i medesimi e la banca, ma dall'art. 1298, comma 2, in base al quale le parti di ciascuno dei debitori e creditori solidali si presumono uguali se non risulta diversamente, con la conseguenza che, nel giudizio instaurato nei confronti di uno solo dei contitolari del conto da parte di chi vanti una pretesa sulle somme depositate, non è necessaria l'integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri perché la sentenza resa in detto giudizio non è opponibile a questi ultimi.

La determinazione della misura del pignoramento

La determinazione della misura del pignoramento in danno del cointestatario, non può essere stabilita unilateralmente la quota del debitore esecutato, in quanto occorre accertare documentalmente la titolarità del credito, in quanto la somma depositata sicuramente appartiene ad uno dei cointestatari.

In questo caso la riserva contenuta nell'art. 1298 c.c. - se non risulta diversamente - assume tutto il suo valore ed il contitolare pregiudicato dal pignoramento su somme di sua esclusiva pertinenza potrà far valere in sede esecutiva le sue ragioni, con la conseguenza che il magistrato in presenza di una prova liquida sull'appartenenza del saldo al creditore non esecutato, dovrebbe ordinare alla banca di liberare la somma e porla a disposizione del suo titolare.

Il ruolo del giudice dell'esecuzione

Vi è tuttavia, un ulteriore problema: quale è il ruolo del Giudice dell'Esecuzione nella procedura espropriativa. Quest'ultimo, rilevato che il conto è cointestato potrebbe, in base alla disciplina dell'espropriazione dei beni indivisi, ordinare la notifica dell'avviso agli altri cointestatari[4]; in tal caso la questione è se la banca è autorizzata ad inibire a tutti, anche agli altri cointestatari, l'utilizzo del conto.

Va premesso che è irrilevante la circostanza che il conto sia a firme congiunte o a firme separate è, poiché nella fattispecie non rilevano le modalità di esercizio del diritto, ma l'entità del diritto stesso spettante al debitore esecutato e quindi oggetto dell'esecuzione[5]. Per la banca, inoltre, che ha assunta la veste di custode della quota presunta per legge, di pertinenza del debitore esecutato, il problema di dover estinguere o meno gli assegni emessi dai cointestatari congiuntamente o dagli altri cointestatari separatamente sulla restante giacenza del conto, rimane inalterato.

Le banche in genere:

— verificano i termini nei quali è stato redatto l'atto di pignoramento, per cui se il creditore ha chiesto di pignorare la quota del proprio debitore, la misura dell'oggetto del pignoramento è stata individuata dal creditore;

— verifica i movimenti del conto dalla data di notifica del pignoramento a quella dell'udienza nella quale rendere la dichiarazione: il pignoramento colpisce i versamenti effettuati sino alla data in cui va resa la dichiarazione[6], mentre per quelli effettuati in questo lasso di tempo dagli altri cointestatari, non sussiste alcun. Per quelli effettuati dal debitore il pignoramento potrebbero essere colpiti interamente se si da prevalenza alla provenienza del versamento. In alternativa si potrebbe ritenere che dopo il pignoramento i versamenti effettuati dagli altri cointestatari andrebbero appostati su altro conto. Per i versamenti effettuati congiuntamente da più contitolari del conto va applicato il principio della quota presunta per legge;

— estingue tutti gli assegni e accogliere tutti gli ordini avanzati dagli altri cointestatari, ossia dai contitolari diversi dall'esecutato, ovviamente nei limiti della giacenza residuale. Per i conti a firma congiunta, in una ottica tesa a non aggravare una situazione già difficile, deve essere accolta la richiesta di prelievo dalla residua giacenza avanzata dall'altro o dagli altri cointestatari, unitamente all'esecutato. Senza il consenso del debitore la banca non potrà soddisfare l'altro cointestatario perché verrebbe meno all'obbligo di operare su disposizioni di tutti i cointestatari[7].

— informa immediatamente gli altri cointestatari della notifica del pignoramento e della data dell'udienza fissata per la dichiarazione di quantità: i cointestatari hanno diritto di conoscere che una parte della giacenza è stata sottoposta ad esecuzione e quindi hanno il diritto di conoscere e partecipare alla procedura esecutiva;

I rischi connessi alla determinazione della somma da bloccare sul conto possono essere limitati rendendo una chiara dichiarazione di quantità specificando che il conto è cointestato e che la banca si è resa custode dalla quota presunta per legge di pertinenza del debitore esecutato, al fine di evitare il rischio che il giudice dell'esecuzione assegni l'intero saldo che non corrisponde alla somma di cui si è assunta la custodia. La fase più importante è quindi quella che tra la notifica dell'atto di pignoramento e l'udienza nella quale viene resa la dichiarazione poiché, sopo, sarà il giudice a disporre l'assegnazione ovvero ad emettere provvedimenti su eventuali pretese di terzi sulla somma pignorata: dunque riducendo questo lasso di tempo, chiedendo l'anticipazione dell'udienza, per la banca si riducono i rischi.

Due soluzioni si possono peraltro proporre da ultimo, per risolvere al le radici questa difficile problematica, l'una di iniziativa della banca, l'altra da assumere in sede di revisione delle norme uniformi bancarie.

In alternativa, la banca, ricevuta la notifica dell'atto di pignoramento, potrebbe rendersi custode della quota presunta per legge e recedere contestualmente dal contratto potendo, così risolvere la convenzione di assegno ed inibire ai cointestatari il versamento di ulteriore somma sul conto superando quindi il problema dell'assoggettamento di queste ultime al pignoramento: così facendo, la banca cristallizzerebbe la posizione, rendendo più semplice la dichiarazione di quantità da rendere in sede esecutiva.

Avv. Giampaolo Morini

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[1] SALANITRO, La banca, cit., p. 154, pone con estrema chiarezza la problematica che si deve affrontare nel caso di specie.

[2] TARZIA, op. cit., p. 889 evidenzia la lacuna legislativa e in contrasto con SATTA, Commentario al codice di procedura civile, Processo di esecuzione, Milano, 1966, p. 420, ritiene applicabili, nel caso di specie, le norme sull'espropriazione dei beni indivisi.

[3] Gli autori che hanno affrontato la problematica hanno, di volta in volta, esaminato la posizione del creditore procedente e quella dei cointestatari. La posizione tanto delicata della banca, chiusa in una morsa da contrastanti pretese, non è stata presa nella debita considerazione.

[4] Il RENDA (op. cit., pp. 125 e 131) ritiene applicabili le norme sulla espropriazione della quota indivisa; in tal caso si rende necessaria la notifica dell'avviso di pignoramento anche agli altri cointestatari con il conseguenziale effetto di impedire qualsiasi atto di disposizione del credito (di tutto il credito) sino a quando non sia stato stabilito quale parte del deposito è di pertinenza del soggetto esecutato. In termini stringati, ma confermativi, FERRI, op. cit., p. 671.

[5] La tesi suesposta è quella proposta dal SALANITRO (op. ult. cit., p. 158) che introduce una distinzione fra titolarità e legittimazione nel rapporto cointestato; evidenzia che il patto a firme separate riguarda la legittimazione a disporre; che nei confronti del creditore procedente ha rilievo soltanto la titolarità del diritto spettante al suo debitore; che la presunzione di eguaglianza posta dall'art. 1298 è valida anche nei confronti del creditore. Da tutto ciò ne consegue che una volta pignorata la quota del cointestatario debitore presuntivamente determinata dalla legge, gli altri cointestatari (diversi ovviamente da quello esecutato) potranno ancora esercitare i loro diritti. Con altre argomentazioni ed in termini più problematici accoglie tale tesi anche NATALI (op. cit., p. 65); dello stesso avviso è anche RESCIGNO, op. cit. (v. nt. 17), p. 433 in tema di compensazione.

[6] Il problema dei versamenti effettuati dopo la notifica e sino all'udienza fissata per la dichiarazione di quantità viene accennato dal RENDA, op. cit., p. 130, senza peraltro fornire indicazioni.

[7] Cfr. Pret. Roma, 30 novembre 1972, cit.

(17/08/2017 - Avv.Giampaolo Morini) Foto: 123rf.com
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