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Il "certificatino": l'autogiustificazione dell'assenza al lavoro per malattia breve e un Paese finalmente maturo?

La settima puntata della rubrica Frammenti è dedicata al DDL attualmente al Senato: la parola d'ordine è responsabilizzare il paziente
medici ospedale
di Paolo M. Storani - La malattia lampo autodiagnosticata? La nostra rubrichetta Frammenti, dopo i desaparecidos della quinta puntata (3 luglio 2017) e Napoli città - mondo della sesta (12 luglio 2017), si avvia al settimo francobollino e prende le mosse dall'articolo di fondo (in alto a sinistra della prima pagina) del Corriere della Sera del 7 luglio 2017. Gian Antonio Stella.
La premessa è che io stimo tantissimo questo scrittore e giornalista e una semplice ricerca su Google tra i miei pezzetti potrebbe attestarlo.
L'ormai orfano del "gemello" Sergio Rizzo, ahilui passato all'avversaria Repubblica, ha lanciato il grave grido d'allarme: "Certificati fai da te e furbetti".
Il firmatario del disegno di legge della discordia è il Sen. Maurizio Romani "che di mestiere (coincidenza) fa proprio il medico", sottolinea malizioso il grande Ispettor degli Ispettori Stella.
Toni forti, degni di miglior causa, quelli adoperati sul Corrierone.
Ordunque, farebbe scandalo la giustificazione da sè dell'assenza breve dal lavoro.
Per me sono quisquilie e pinzillacchere in quest'Italia amorale.
L'altro giorno, quando mi ha chiamato per un'intervista in diretta sull'argomento del "certificatino" Radio Kiss Kiss, il presentatore Max Giannini (la trasmissione è Good Morning, Kiss Kiss) parso della mia stessa opinione... riduzionista; Max, mentre mi stava presentando agli ascoltatori, ricordava argutamente quando al liceo, raggiunti finalmente i diciotto anni, provavamo l'ebbrezza del giustificarci da noi.
Vero, che sensazione magnifica!
In soldoni e per venire al punto in discussione, io non mi scandalizzo neanche un po' per questo disegno di legge e non ritengo neppure che vi sia dietro "una casta nella casta", quella dei medici, per usare le medesime espressioni dell'articolo di fondo di Gian Antonio Stella.
Di piccinerie, non di massimi sistemi, stiamo discettando.
Assenze dal lavoro brevi di due giorni per mal di testa, magari lì per lì invalidante ma momentaneo, pur sempre transitoriodisturbi passeggeri, piccoli malori, disturbi allergici, disturbi mestruali del ciclo, lievi gastroenteriti
Sono clinicamente obiettivabili? Di certo sono difficilmente verificabili.
Come si fa a diagnosticarli se non sulla base dei sintomi dichiarati dallo stesso paziente? C'è poco da fare o da dire: in questi casi il sanitario si limita a prendere per buona la sintomatologia lamentata dal suo assistito in nome di quella cosa meravigliosa ch'è il rapporto di fiducia medico-paziente
Che significa che il medico conosce (deve conoscere!) bene i propri polli.
E purtroppo spesso tali certificati si fanno per telefono. Non si dovrebbe, ma accade, riconosciamolo.
La finalità è dichiarata: alleggerire la routine lavorativa dei medici di base, costretti a ritmi massacranti per assenze lampo dal lavoro: "in tutti i casi di assenza per malattia protratta per un periodo inferiore a tre giorni".
La comunicazione avviene da parte del lavoratore che riferisce "con sua esclusiva responsabilità il proprio stato di salute al medico curante, il quale provvede ad inoltrare apposita comunicazione telematica all'INPS, nonché al datore di lavoro".
Il rischio è un aumento o addirittura il proliferare dell'assenteismo, sostiene pomposamente dalla sua trincea di lotta e di governo Confindustria. "L'ennesimo provvedimento che nella direzione contraria di quanto sarebbe necessario per aumentare il livello della produttività del lavoro".
In direzione ostinata e contraria andrebbe, dunque, il Sen. Romani, 63enne omeopata appartenente al Gruppo Misto di Palazzo Madama, componente dell'Italia dei Valori, ma prima ancora pentastellato da inizio legislatura sino al 6 marzo 2014, quando si beccò l'espulsione.
Una cosa un po' complicata quel che ha combinato poi: prima ha costituito la componente Italia Lavori in Corso (acronimo ai più ignoto: ILIC, che non è un giovane neo-acquisto serbo croato della Fiorentina), mentre ora appartiene all'ala IdV del Misto.
Piacerebbe a mo' di anagramma a Bartezzaghi: da Italia Lavori ad Italia dei Valori...
Rintraccio un articolo del Fatto Quotidiano in cui il Senatore è pronto a lasciare la cadrega in Parlamento, par di vederlo impettito, quasi trolley Roncato in mano: "Oggi non mi sento più in coscienza di seguire certe scelte che considero sbagliate e soprattutto inefficaci..." annota serioso sul suo profilo Facebook.
"Se lo facessi tradirei quegli stessi valori e tradirei il mandato ricevuto da chi mi ha eletto e ha fiducia in me"... deborda categorico.
Poi, evidentemente dev'essersene fatto una ragione ed è rimasto a Palazzo Madama e peste colga gli elettori che lo avevano scelto votandolo perché si presentava nel MoVimento Cinquestelle.
L'elettore non ha diritti e la regola è per il cambio di casacca senza vincolo di mandato.
Ma davvero con la proposta del Senatore Misto, come sostengono fieramente gli oppositori, si sta "alimentando la cultura della furbizia del paese"?
Ora è il medico o la struttura sanitaria a rilasciare la certificazione che attesta i dati clinici direttamente constatati ovvero oggettivamente documentati.
Pensate forse che possano verificare quel che lamenta il paziente?
La proposta di legge ora è approdata in Commissione Affari Costituzionali del Senato.
Non scordiamoci che la legislatura - yogurt potrebbe guastarsi quanto prima e, pertanto, il "nostro" Sen. Romani potrà sfoggiare questo non disprezzabile DDL per accasarsi altrove, mostrandolo come una rutilante coccarda.
Ma si tratta del Vice-Presidente della Commissione Sanità al Senato e, quindi, acqua in bocca!
Se ci state, ci aggiorniamo a presto con un altro francobollino.




(14/07/2017 - Law In Action - di P. Storani)
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