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Foto dei figli sui social: il Garante lancia l'allarme sulla pedopornografia

Presentata a Montecitorio la relazione annuale del Garante della Privacy che tocca punti delicati come la pedopornografia in rete, il cyberbullismo e le fake news
bambina davanti pc social network concept
di Gabriella Lax - Un aumento vertiginoso della pedopornografia in rete e nel dark web con due milioni di immagini censite nel 2016, cifra raddoppiata rispetto all'anno precedente. In particolare, sulla pubblicazione delle foto dei figli sui social il Garante della privacy, Antonello Soro, lancia l'allarme pedopornografia e lo fa nella Relazione annuale al Parlamento, presentata a Montecitorio alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del presidente della Camera Laura Boldrini. 

Qui il documento integrale sul sito del Garante

Pedopornografia e social

Per il Garante, i social network in cui i genitori sovente postano le foto dei figli rappresentano una fonte involontaria da cui attinge la pedopornografia. Da qui la richiesta di maggiore attenzione rispetto ai «grandi fratelli che governano la rete», spiegando come «un numero esiguo di aziende, i monopolisti del web, possiede un patrimonio di conoscenza gigantesco» ed ha a disposizione «tutti i mezzi per indirizzare la propria influenza verso ciascuno di noi, con la conseguenza che un numero sempre più grande di persone potrà subire condizionamenti decisivi». 

Privacy, minori e cyberbullismo

Nella sua relazione il Garante sostiene la nuova legge per arginare il triste fenomeno del cyberbullismo: «particolarmente positiva la scelta di coniugare un approccio preventivo e riparatorio – chiarisce Soro - grazie alla promozione dell'educazione digitale e alla specifica procedura di rimozione dei contenuti lesivi presenti in rete. Il meccanismo delineato evita una preventiva e generalizzata ingerenza da parte dei provider e tuttavia li responsabilizza su segnalazione degli interessati, anche se minori. L'Autorità si impegna a svolgere l'importante funzione di garanzia assegnatale dalla legge, nella consapevolezza sia delle oggettive difficoltà tecniche sia delle necessità di risorse adeguate ai nuovi compiti».

Tutela della privacy e lotta la terrorismo

Per Soro la tutela della privacy è uno degli strumenti di cui non si può fare a ameno nella lotta al terrorismo. La relazione tra libertà e sicurezza è subito decisi cambiamenti dopo l'undici settembre, ma la realtà mostra come «di fronte alle nuove minacce, la privacy sia non solo possibile, ma addirittura indispensabile per rendere le attività di contrasto più risolutive, perché meno massive e quindi orientate su più congrui bersagli. Per far sì che nella lotta al terrorismo siamo più efficaci, non meno liberi».

Cybersecurity e possibili attacchi informatici

Il Garante Garante della privacy è intervenuto sul tema degli attacchi informatici ed ha premesso «Nelle scorse settimane l'attacco informatico attraverso Wanna Cry ha ingenerato allarme in tutto il mondo. Non sarà purtroppo l'ultimo». Nel 2016 ci sono state segnalazioni per la violazione dei dati personali da parte di 15 soggetti pubblici e 43 fornitori di servizi di comunicazione elettronica; infrastrutture critiche sarebbero state oggetto del 15% di attacchi in più rispetto al precedente e sarebbero cresciuti del 117% quelli riconducibili ad attività di cyberwarfare, indirizzate a utilizzare canali telematici per esercitare pressione su scelte geopoliticamente importanti. Sempre nel 2016 gli attacchi informatici avrebbero causato alle imprese italiane danni per 9 miliardi di euro, tuttavia meno del 20% delle aziende fa investimenti adeguati per la protezione del patrimonio informativo. E il settore pubblico non risulta essere molto più efficiente, emerge dalla relazione. 

Fake news, no ai tribunali della verità

Prolificano in rete le fake news. Su questo tema, le soluzioni non vanno ricercate nella via esclusivamente tecnologica, né in quella penale che, afferma Soro «finirebbe con l'assegnare alla magistratura il ruolo di Tribunale della Verità». Il punto è che sarebbe illusorio credere «che possano esistere nuove autorità od organi certificatori della verità». Servirebbe piuttosto «una strategia complessa e articolata, ma non per questo meno energica», basata su «un forte impegno pubblico e privato nell'educazione civica alla società digitale», dunque «sistematica verifica delle fonti e forte assunzione di responsabilità da parte di ciascuno: dal singolo utente alle redazioni e, certo, ai grandi gestori della rete». 

(08/06/2017 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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