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Il Cyberbullismo

Guida al cyberbullismo per comprenderne il significato, le caratteristiche, la disciplina interna in materia e i suoi riflessi penali e civili
donna triste che riceve molestie tramite computer

di Annamaria Villafrate - Il cyberbullismo consiste nell'attacco ripetuto, realizzato attraverso strumenti tecnologici, nei confronti di un soggetto percepito come "diverso. La disciplina interna che per la prima volta si occupa organicamente della materia è la legge n. 71/2017 che affida un ruolo importante nel contrasto di questo fenomeno alla scuola. La prima forma di tutela accordata alla dignità del minore è la possibilità di chiedere al gestore del sito o del social di oscurare, bloccare e rimuovere qualunque dato personale del minorenne presente in rete. C'è poi l'ammonimento, che precede la denuncia o la querela e infine le cause penali e civili per ottenere la condanna del responsabile e il risarcimento dei danni subiti dalla vittima, ed eventualmente anche dai genitori.

Indice:

  1. Cos'è il cyberbullismo
  2. Caratteristiche del fenomeno
  3. Disciplina e definizione normativa
  4. Il ruolo della scuola
  5. Autotutela
  6. Aspetti penali
  7. Ammonimento
  8. Riflessi civilistici

Cos'è il cyberbullismo

Il cyberbullismo o bullismo online si realizza tramite l'attacco ripetuto e continuo, di contenuto offensivo e denigratorio, da parte di un minore nei confronti di un altro, attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla rete, come le chat, i social network e le e-mail.

Esattamente come il bullismo, il cyberbullismo ha riflessi penali, civilistici e in materia di privacy.

Caratteristiche del fenomeno

A differenza del bullismo tradizionale il cyberbullismo si caratterizza per:

  • la difficoltà di risalire al molestatore, visto che solitamente utilizza un profilo falso o resta "anonimo";
  • l'assenza di limiti di tempo e di luogo circoscritti, considerato che l'aggressore può colpire la propria vittima a distanza e quindi senza un contatto "fisico" in qualunque momento della giornata;
  • la carenza o diminuzione dei freni inibitori del bullo determinata dalla mancanza di un rapporto diretto con il soggetto passivo;
  • il fatto che le vittime predestinate il più delle volte sono i "diversi", ossia coloro che hanno idee, credo religioso, orientamento sessuale non convenzionali, o semplicemente soggetti timidi, insicuri o che vestono in modo particolare, antiquato o all'opposto troppo eccentrico;
  • le conseguenze gravi o gravissime che produce, identificabili con l'isolamento, la depressione che, nei casi più estremi può condurre al suicidio.

Disciplina e definizione normativa

In Italia il cyberbullismo è stato disciplinato per la prima volta, in forma organica, con la legge n. 71/2017 "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo" che, al comma 2 dell'art 1 definisce il cyberbullismo come "qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità', alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo."

Il ruolo della scuola

Come annunciato nell'art. 1 della legge interna dedicata al cyberbullismo, essa "si pone l'obiettivo di contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l'attuazione degli interventi senza distinzione di eta' nell'ambito delle istituzioni scolastiche".

Per realizzare questi obiettivi è stato prevista l'adozione, da parte del Ministero dell'Istruzione di linee di orientamento, da aggiornare ogni due anni, al fine di prevenire e contrastare il cyberbullismo nelle scuole, anche attraverso la collaborazione della Polizia postale. A tal fine occorre formare il personale docente, coinvolgere studenti ed ex studenti, promuovere bandi per finanziare i progetti scolastici di contrasto al cyberbullismo, educare alla legalità e rieducare i minori responsabili di tali condotte. Non solo, nel caso in cui si venga a conoscenza, all'interno della scuola, di casi di cyberbullismo in cui sono coinvolti alcuni studenti dell'istituto, il dirigente scolastico ne informa gli esercenti della responsabilità genitoriale o i tutori e attua specifiche misure educative.

Autotutela

La prima forma di tutela della dignità del minore prevista dalla legge n. 71/2017 è contenuta nell'art. 2. Ogni minore ultraquattordicenne, genitore o soggetto esercente la responsabilità può infatti inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un'istanza per ottenere l'oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato personale del minore diffuso in rete, previa conservazione dei dati originali, anche se le condotte non violino l'art 167 del legislativo 30 giugno 2003, n. 196 o altre norme. Se entro ventiquattro ore dal ricevimento dell'istanza, il responsabile non comunica di aver assunto l'incarico di provvedere all'oscuramento, rimozione o blocco richiesto, entro quarantotto ore non vi provvede, o quando non è possibile identificare il titolare del trattamento o il gestore del sito o del social media, la domanda può essere presentata, tramite segnalazione o reclamo, al Garante per la protezione dei dati personali, che deve provvedere entro le quarantotto ore dalla ricezione della richiesta, ai sensi degli artt. 143 e 144 del dlgs n. 196/2003.

Aspetti penali

Dalla lettura della definizione giuridica del cyberbullismo, unitamente all'art. 7 della legge n. 71/2017 emerge chiaramente che le fattispecie penali che possono essere violate con questa forma di aggressione sono diverse. Ora, se l'art. 594 c.p dedicato all'ingiuria, è stato abrogato, tanto che oggi è un illecito civile, l'art 595 c.p contempla il reato di diffamazione, mentre il 612 c.p descrive e sanziona le minacce. Dal punto di vista penale l'art. 7 richiama anche l'art. 167 del Codice per la protezione dei dati personali, dedicato al reato di trattamento illecito di dati, che punisce con la reclusione chiunque, al fine di trarne profitto o recare danno a terzi, tratti i dati personali in modo non conforme alle disposizioni richiamate. A questa elencazione, prevista ai fini dell'ammonimento, devono aggiungersi altre condotte penalmente rilevanti. Si tratta dei reati di sostituzione di persona (art. 494 cip), violenza privata (art. 610 c.p.), atti persecutori (art. 612 bis c.p), estorsione (art. 629 c.p.), molestia o disturbo alle persone (art. 660 c.p), pornografia minorile (art. 600 ter c.p), detenzione di materiale pornografico (art. 600 quater c.p), diffusione materiale pedopornografico (art. 600 ter c.p), interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p), lesioni (art. 582 cp)

Ammonimento

Prima d'intraprendere un'azione penale attraverso la presentazione di una denuncia o di una querela per i reati di cui agli artt. 594, 595,612 c.p e 167 dlgs n. 196/2003, commessi da ultraquattordicenni nei confronti di altri ultraquattordicenni, tramite la rete internet è prevista la possibilità di ricorrere alla procedura di ammonimento contemplata dall'art. 8, commi 1 e 2, del dl n. 11/2009 "Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori" convertito, con modifiche dalla legge n. 38/2009 e successive modificazioni. L'ammonimento prevede la convocazione del minore responsabile e di un genitore o di un soggetto che ne esercita la responsabilità genitoriale e i suoi effetti cessano nel momento in cui l'ammonito raggiunge la maggiore età.

L'istanza deve essere presentata al Questore che, assunte le necessarie informazioni, in sede di convocazione "ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti e' stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale."

Riflessi civilistici

Il fatto che il cyberbullismo sia un fenomeno che coinvolge minori non è di ostacolo a una eventuale richiesta di risarcimento danni. In questi casi infatti la domanda potrà essere presentata dai genitori o dal tutore della vittima, nei confronti degli esercenti la responsabilità genitoriale del responsabile. L'art 2048 c.c. prevede infatti che: "Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi." Trattasi della cosiddetta culpa in vigilando e in educando, estensibile anche ai precettori e a coloro che insegnano un mestiere al minore, che sposta quindi l'obbligo risarcitorio su un soggetto diverso da quello che commette materialmente l'illecito.

Per quanto riguarda poi le voci di danno risarcibili, il liberalismo, come nei fenomeni di bullismo ordinario, è in grado di produrre danni non patrimoniali, tra cui figurano principalmente il danno morale e quello biologico se, il malessere della vittima è talmente grave da tradursi in una malattia del corpo, oltre a quello reputazionale e d'immagine.

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(09/11/2018 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com
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