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Condominio: le ore di riposo

Quali sono le ore destinate al riposo nelle unità condominiali? Esiste una disciplina legislativa al riguardo?
vicino di casa che fa rumore concetto stalking condominiale

Avv. Daniele Paolanti - La pacifica convivenza condominiale è un tema a lungo affrontato dalla giurisprudenza e perennemente al centro di un vivace dibattito, tant'è che sovente le questioni legate al condominio sono quelle che più di frequente interessano l'Autorità giudiziaria, invocata a dirimere contenziosi su argomenti connessi a questo tema. Di particolare interesse è il tema delle ore di riposo. Si è visto in più occasioni di come talvolta l'eccesso di rumori determini responsabilità di rilievo civile (immissioni) ma finanche penale. A lungo dottrina e giurisprudenza si sono confrontate sul tema della "soglia di normale tollerabilità". Le ore di riposo tuttavia si ascrivono in un discorso più complesso, poiché coinvolgono interessi di diverso rango tra i quali la premura, per il legislatore suprema, della tutela della salute.

Condominio: le ore destinate al riposo

Partiamo da un presupposto fondante: il regolamento del condominio, sebbene debba contenere determinate previsioni che gli sono imposte dal codice civile, non deve necessariamente prevedere quali siano le ore destinate al silenzio. Di conseguenza, nel silenzio della previsione regolamentare, non potrà che farsi riferimento alla disciplina codicistica e legale in tema di rumori e, sul punto, l'art. 844 c.c. è illuminante nel prevedere che non possono essere vietate immissioni rumorose se queste non superino la normale tollerabilità. Cosa prevede dunque il codice con riferimento alle ore di silenzio nel condominio? La risposta è presto data: nulla. Laddove il regolamento condominiale nulla disponga al riguardo si dovrà fare inequivocabilmente riferimento alla disciplina legale, ma teso che questa non dispone quali siano le ore destinate al silenzio, dovrà rilevarsi che anche per questa specifica ipotesi si dovrà fare riferimento al criterio della normale tollerabilità.

La valutazione della tollerabilità delle immissioni rumorose

Posta la premessa di cui sopra, possiamo ora rilevare come non esista un criterio univoco che consenta di addivenire alla determinazione di quale sia la soglia della normale tollerabilità, teso che il giudice, chiamato a dirimere una controversia avente l'oggetto de quo, dovrà valutare plurimi aspetti, tra i quali la collocazione dell'immobile ad esempio (non potrà trattarsi alla stessa, stregua ovviamente, un'unità immobiliare che si trovi al centro di una zona trafficata rispetto ad una che abbia una posizione più isolata), ma anche le ore in cui il rumore è prodotto (la comune sensibilità è tendenzialmente proclive a valutare come intollerabili alcuni rumori se prodotti nelle prime ore del mattino, o nel primo pomeriggio oppure nella tarda notte, poiché si ritiene che quelle ore siano destinate al riposo), per non parlare della destinazione (un'unità commerciale avrà senza dubbio una soglia più elevata).

La giurisprudenza sulla tollerabilità dei rumori

In tema di rumori molesti prodotti in condominio la giurisprudenza ha elaborato il principio fondante teso ad ammettere che "La rilevanza penale della condotta produttiva di rumori, censurati come fonte di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, richiede l'incidenza sulla tranquillità pubblica, in quanto l'interesse tutelato dal legislatore è la pubblica quiete, sicchè i rumori devono avere una tale diffusività che l'evento di disturbo sia potenzialmente idoneo ad essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne possa lamentare". E' poi coerente con la giurisprudenza di questa Corte che la condizione suddetta sia verificata allorchè i rumori molesti siano provocati, e si diffondano, nell'ambito di un condominio" (Cassazione penale, sez. I, n. 28874/2013).

Una recente pronuncia della Cassazione ha ammesso che sussiste la penale responsabilità di colui/colei che svolga le pulizie di prima mattina (ore 06.00) con la radio accesa. In detta sede la Corte ha rilevato che "Al riguardo, è noto che l'art. 659 c.p., prevede due distinte ipotesi di reato, quella prevista dal comma 1, del citato articolo, che è contestata alla ricorrente, nella quale occorre l'accertamento in concreto del disturbo del riposo della quiete delle persone, e quella prevista nel comma successivo, che ha riguardo alla condotta di disturbo nell'esercizio di una professione o di un mestiere rumoroso in contrasto con le disposizioni di legge o le prescrizioni dell'autorità. Ciò premesso, il Giudice ha ampiamente motivato il concreto disturbo alla quiete e al riposo di un numero indeterminato di persone fondato sul fatto che la Q., iniziando le faccende domestiche sin dalle sei del mattino, accompagnate da condotte inurbane (accensione della radio ad alto volume e litigi con la figlia) in zona altamente popolata di Napoli, ne impediva il riposo e lo svolgimento delle normali occupazioni. Motivazione congrua e adeguata rispetto alla quale alcun profilo di carenza e/o illogicità della motivazione è prospettabile" (Cassazione penale, sez. III, n. 48315/2016).

Per approfondimenti vai alla guida sulle Immissioni di rumore

Daniele PaolantiDaniele Paolanti - profilo e articoli
E-mail: daniele.paolanti@gmail.com Tel: 340.2900464
Vincitore del concorso di ammissione al Dottorato di Ricerca svolge attività di assistenza alla didattica.
(05/06/2017 - Avv.Daniele Paolanti) Foto: 123rf.com
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