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Diffamazione: basta il titolo di un articolo per il reato

Per la Cassazione, però, esso deve recare un'affermazione compiuta, chiara, univoca e integralmente percepibile dal lettore
giornali freschi di stampa su un tavolo

di Valeria Zeppilli – L'evoluzione della comunicazione ha modificato anche le abitudini dei fruitori di quotidiani o settimanali che, oggi molto più spesso che in passato, si limitano a scorrere i titoli per ottenere un'informazione sintetica circa le principali notizie.

Tipico è il comportamento di chi accede a un sito web e limita la sua "visita" alla homepage, soffermandosi sugli argomenti oggetto degli articoli, senza spendere ulteriore tempo nella lettura.

La portata diffamatoria del titolo

Tale considerazione ha portato la Corte di cassazione a concludere, nell'ordinanza numero 12012/2017 (qui sotto allegata), che la valutazione della portata diffamatoria di un'espressione attraverso la lettura congiunta del titolo e dell'articolo non ha più la stessa portata che aveva un tempo.

La responsabilità risarcitoria per diffamazione a mezzo stampa, in altre parole, può configurarsi anche considerando in maniera autonoma il titolo di un articolo giornalistico rispetto al contenuto dello stesso. Occorre però a tal fine valutare che effettivamente il titolo rechi un'affermazione compiuta, chiara, univoca e integralmente percepibile dal lettore anche senza approfondire la questione con la lettura dell'articolo.

Se viceversa il titolo è generico, va infatti approfondita l'analisi circa la sua portata diffamatoria analizzando anche il contenuto dell'articolo.

La vicenda

Nel caso di specie la Corte d'appello non aveva spiegato se il titolo dell'articolo, affiancato dal sottotitolo e con annesse fotografie e didascalia esplicativa di "boss" e "governatore", avesse un'autonoma valenza diffamatoria della persona offesa, accostandola effettivamente alla mafia. Alla luce della decisione della Cassazione, pertanto, il giudice del merito dovrà ora tornare a valutare la questione, verificando l'autonoma portata diffamatoria di tali elementi.

Corte di cassazione testo ordinanza numero 12012/2017
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(17/05/2017 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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